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A Bergamo, il data center più grande d’Italia

Giovedì 5 ottobre e venerdì 6 ottobre è stato inaugurato sul territorio bergamasco il data center più grande d’Italia

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Giovedì 5 ottobre e venerdì 6 ottobre è stato inaugurato sul territorio bergamasco il data center più grande d’Italia. Per la precisione è stato costruito da Aruba S.P.A. nel quadrante nord dell’ex fabbrica Legler presente a Ponte San Pietro. Infatti, ora al posto dei rumorosi telai in continuo movimento nello scorso secolo, giacciono silenziosi server che 24 ore su 24 elaborano informazioni a pieno regime incessantemente per garantire servizi a milioni di utenti.

Ma che cos’è un data center? Analizziamo la parola: data: un insieme di dati, informazioni e center: centro, unità. Quindi è una sala macchine che ospitano calcolatori: server, storage, gruppi di continuità e tutte le apparecchiature che consentono di governare i processi e le comunicazioni, come i servizi che supportano qualsiasi attività aziendale. Per farla breve, è grazie a queste enormi sale ricche di computer sempre accessi che ci permettono di usufruire dei servizi online 24 ore su 24, si pensi ad Amazon, YouTube oppure Facebook. Fisicamente la sala è composta da file di armadi, i rack, dove sono allineati i server che elaborano le informazioni.

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Chi è Aruba? Oltre a sponsorizzare piloti della superbike come Marco Melandri e Chaz Davies, Aruba è la prima società in Italia per i servizi di data center web hosting, e-mail, PEC e registrazione domini. Aruba è attiva anche sui principali mercati europei quali Francia, Inghilterra e Germania e vanta la leadership in Repubblica Ceca e Slovacchia oltre ad una presenza consolidata in Polonia e Ungheria. Gestisce oltre 2 milioni di domini, più di 7 milioni di caselle email, 5 milioni di caselle PEC, con un totale di circa 5 milioni di clienti.

Ma perché proprio a Ponte San Pietro? Aruba, prima di puntare gli occhi sul ex cotonificio, aveva già due data center ad Arezzo, facilmente raggiungibili da tutta Italia, grazie alla sua posizione strategica nella penisola. Aruba ha scelto Ponte San Pietro per svariati motivi, primo tra tutti la ricchezza di fonti energetiche rinnovabili come l’autoproduzione di energia idroelettrica e fotovoltaica, inoltre è facilmente accessibile grazie a tre aeroporti internazionali nel raggio di 100km. Si tratta poi di un’area che storicamente non ha mai registrato eventi sismici o inondazioni di rilievo e, grazie soprattutto alla prossimità con Milano, proietta il data center nel cuore dell’internet europeo e mondiale.

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Che impatto ha sull’ambiente questo tipo di struttura? Come accennato poco fa, Aruba utilizza a partire dal 2011 solo energie provenienti da fonti rinnovabili. Prendiamo in esame il nuovo data center presente ora sul territorio bergamasco, infatti, grazie alla presenza del Brembo, produce energia per mezzo di una propria centrale idroelettrica. L’impianto sfrutta la massa d’acqua per produrre energia elettrica grazie a potenti turbine idrauliche. Inoltre grazie a enormi pareti di pannelli fotovoltaici, che rivestono l’esterno di alcune strutture, producono energia anche mediante la luce solare. Infine per quanto riguarda il raffreddamento dei server, viene incanalata l’aria fredda proveniente dal sottosuolo e indirizzata all’interno del rack. Una volta confluita all’interno del rack e dopo aver abbassato la temperatura del server l’aria, ormai calda, sale attraverso un sistema di camini, in un controsoffitto per essere poi dispersa. Sotto il pavimento delle stanze si trova una camera alta due metri, dove passa l’aria fredda e dove sono collocati tutti gli impianti che servono alle sale dati.

Su che base si classifica “più grande d’Italia”? Il data center presente a Ponte San Pietro ha una superficie pari a 100.000 metri quadrati destinata a contenere circa 4 palazzine in futuro. Per ora è operativa una sola palazzina che contiene dieci sale dati da 1 000 metri quadrati l’una. Ciascuna può contenere fino a 300 rack con 49 server circa ognuno. Per far capire la grandezza la paragoniamo con i due data center di Arezzo. Uno grande 1.550 metri quadrati e l’altra 1.000 metri quadrati con la presenza rispettivamente di 1.000 rack uno e 500 rack l’altro.

Come può un’azienda confidare nella sicurezza del data center? Un principio che viene utilizzato per la costruzione dei data center è la ridondanza, infatti ogni elemento deve avere almeno un suo gemello per garantire che non ci siano interruzione del funzionamento. Ogni elemento dell’impianto ha un doppione che entra in funzione non appena l’originale non funzionasse. Per accedere alle macchine bisogna poi superare ben 6 controlli di sicurezza, oltre alle guardie armate con una combinazione di badge e pin. Le porte sono costituite da metal detector e bilancia in modo da garantire l’ingresso ad una sola persona.

Al momento l’impianto dà lavoro a cento persone, ma a pieno regime offrirà lavoro per altre centinaia di persone. In conclusione possiamo affermare che Aruba ha trasformato un’industria dello scorso secolo in una fabbrica del terzo millennio, pronta a memorizzare miliardi e miliardi di dati di milioni di aziende.

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