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“Bossetti libero”: in 50 in piazza a Bergamo, l’avvocato col megafono fotogallery

Per rendere note a tutti "le ingiustizie processuali subite dal carpentiere di Mapello", condannato all'ergastolo per il brutale delitto di Yara

“Bossetti libero”. Erano una cinquantina i sostenitori del carpentiere di Mapello che hanno partecipato alla manifestazione di sabato 7 ottobre a Bergamo. L’obiettivo era quello di rendere note a tutti “le ingiustizie processuali subite da Massimo”, condannato lo scorso luglio anche in Appello all’ergastolo per il brutale delitto di Yara Gambirasio.

A guidare il gruppo uno degli avvocati di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni, che al megafono ha ribadito le sue convinzioni: “Ci sono troppi elementi anomali nell’inchiesta che ha portato in carcere il mio assistito – le parole del legale – . E sono emerse tutte nel corso del processi di primo e secondo grado. Per questo abbiamo rifiutato il rito abbreviato. Chiediamo ancora che venga fatta una nuova prova del Dna: quella scagionerebbe Massimo. Se la Cassazione confermerà la condanna, sarà come essere tornati nel Medioevo, quando non c’era possibilità di difendersi da accuse anche ingiuste”.

Ma Bossetti come sta? “Sono stato a trovarlo poco fa – svela Salvagni – . Anche lui attende le motivazioni della sentenza di Brescia. È battagliero e volenteroso di difendersi fino all’ultimo. La situazione che sta vivendo è drammatica. Non tanto per il carcere e per l’essere privato di tutto, ma per l’impossibilità di difendersi. È una vicenda che non riguarda più il singolo caso, ma tutti noi”.

Dopo essersi ritrovati, intorno alle 14, in piazzale Marconi, di fronte alla stazione ferroviaria, i manifestanti hanno distribuito volantini ai passanti. Nel foglio sono elencate tutte le presunte anomalie delle indagini, con la richiesta finale di una perizia del Dna.

Alcuni dei presenti avevano uno striscione in cui paragonavano il caso Bossetti ad altri noti della cronaca italiana, come quello del presentatore Enzo Tortora, arrestato ingiustamente per spaccio di sostanze stupefacenti negli anni ’80.

 

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