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BergamoScienza, si torna “alle origini dell’Universo”

Il James Webb Space Telescope ci svelerà i segreti del cosmo. In anteprima a BergamoScienza la missione della NASA che partirà nella primavera 2019

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Nuovi occhi sul mondo. Nuovi occhi sull’universo. Un nuovo modo di guardare il presente, il futuro e anche il nostro passato. Sabato 7 ottobre alle ore 15, in occasione del Festival scientifico BergamoScienza, il Teatro Donizetti sarà illuminato dalla luce delle stelle, dello spazio infinito e dell’unico e grande sguardo del telescopio spaziale James Webb, il successore del telescopio Hubble. La conferenza “I nuovi occhi sull’universo del James Webb Space Telescope” di Matthew Greenhouse, NASA Goddard Space Flight Center, verterà sul più grande telescopio spaziale mai costruito, che potenzierà lo sguardo dell’uomo sul cosmo, permettendogli di guardare ancora più lontano e quindi ancora più indietro nel tempo, alle prime fasi dell’universo, là dove Hubble non poteva vedere.

Per conoscere di più dell’evento e degli aspetti scientifici del telescopio, abbiamo intervistato Eugenio Sorrentino, vicepresidente dell’Italian Mars Society e moderatore dell’incontro.

sorrentino

Può raccontarci su cosa verterà l’evento?
Matthew Greenhouse, astrofisico della NASA che dal 1997 lavora allo sviluppo del JWST e delle strumentazioni scientifiche, presenta il programma di esplorazione cosmica assegnato al nuovo potente telescopio definito l’erede di Hubble, il primo osservatorio astronomico posto al di fuori dell’atmosfera terrestre e che si trova in orbita da 27 anni e mezzo. Avremo una anticipazione dello scenario che il JWST promette di svelare ben oltre i confini verso cui ci ha proiettato il telescopio Hubble.

Il nuovo telescopio spaziale James Webb è il “nuovo occhio per osservare lo spazio.” Quali sono le sue caratteristiche e cosa porterà al futuro della ricerca scientifica?
Il Jwst è un telescopio a infrarossi dotato di uno specchio enorme, del diametro di sei metri e mezzo (quello di Hubble è 2,4), formato da 18 specchi ricoperti da un sottilissimo strato d’oro. Sarà la gigantesca superficie riflettente a permettergli di arrivare così lontano nel tempo, a poche centinaia di milioni di anni dopo il Big Bang, fino a osservare come si sono formate le prime galassie. Il nuovo strumento, che è frutto della collaborazione tra NASA, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia spaziale canadese, permetterà di indagare anche sulle caratteristiche degli esopianeti

Quali sono le novità rispetto a Hubble?
Il telescopio Hubble è uno strumento ottico che, una volta in orbita, ha mostrato di soffrire di aberrazione a causa dell’irregolarità della forma di uno specchio, sostituito nel corso di una complessa missione dello Space Shuttle. Hubble ha richiesto ben quattro interventi di manutenzione, delicati e complessi, eseguiti da altrettanti equipaggi ma alla fine ha funzionato alla perfezione svelando e mettendo a fuoco gli angoli più remoti dell’universo. Il nuovo telescopio spaziale è dotato di quattro strumenti scientifici, sensibili a varie bande dell’infrarosso, è 100 volte più potente di Hubble e sarà in grado di vedere molto più lontano. Rispetto al precedessore, il nuovo osservatorio sarà posizionato nel punto di equilibrio langragiano L2, distante 1,5 milioni di chilometri dalla Terra. Un avamposto privilegiato, ma che non potrà essere oggetto di manutenzione o aggiornamento strumentale. Motivo per cui tutto dovrà funzionare alla perfezione, sia nei test pre-lancio nella camera a freddo, con la temperatura portata a -262 gradi centigradi (a 11 dallo zero assoluto),sia ovviamente quando diventerà operativo e l’accuratezza sarà determinante.

Alcuni dettagli sul lancio previsto per il 2018?
È importante sottolineare che il JWST, con una massa di 6,5 tonnellate, sarà messo in orbita dal razzo vettore europeo Ariane 5, che ha dalla sua la più elevata affidabilità nel panorama dei lanciatori. La partenza avverrà dalla base europea di Kourou in Guyana Francese. Pochi giorni fa la NASA ha comunicato che il lancio, inizialmente previsto nell’ottobre 2018, è stato ritardato alla primavera 2019 a causa dell’allungamento dei tempi di assemblaggio del telescopio. Ciò, comunque, non inficia più di tanto i programmi. Sarà fondamentale avere a disposizione uno strumento pienamente funzionale per gli obiettivi da perseguire per tutta la durata della vita operativa, che speriamo possa rivelarsi longeva quadro quella del telescopio spaziale Hubble.

Il telescopio Webb è, fino ad ora, l’ultima tappa della ricerca per investigare il mondo dello spazio. Cosa ci prospetta il futuro?
Cominciamo a dire che il lavoro assegnato al JWST, e di conseguenza al team di scienziati e astrofisici come Matt Greenhouse, è oltremodo impegnativo. Il primo ciclo conta qualcosa come 8.700 ore per un totale di 2100 osservazioni, che equivale a un anno intero. L’aspettativa e’ riuscire si’ a inquadrare le galassie primordiali, ma ancora di più individuare la presenza di molecole biologiche riflesse dallo spettro di uno dei pianeti extrasolari, rocciosi e simili per dimensioni alla Terra e che si trovino nella cosiddetta fascia di abitabilità, arrivando a indicarci o a supporre la presenza di forme organiche.

Lei è vicepresidente della Italian Mars Society: quali sono gli elementi in comune con il telescopio Webb?
Le affinità riguardano certamente la ricerca di acqua e tracce di chimica organica. Guardiamo al Pianeta Rosso, che è alla nostra portata e con la prospettiva concreta di colonizzarlo, come agli esopianeti che, sebbene lontani, possono fornirci informazioni ulteriori e aggiungere conoscenza sull’evoluzione dei sistemi planetari sviluppatisi intorno ad altre stelle.

LEGGI QUI L’EVENTO RACCONTATO DA BGY

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