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Referendum del 22 ottobre: tutto quello che c’è da sapere

I cittadini lombardi sono chiamati a votare un referendum sull'autonomia. Ma cos'è questo referendum? Chi potrà votare? Cosa comporterà?

Non tutti ancora lo sanno, ma il 22 ottobre i cittadini lombardi sono chiamati a votare un referendum sull’autonomia. Facciamo quindi un po’ di chiarezza: cos’è questo referendum? Chi potrà votare? Cosa comporterà? Serve il quorum? Come si voterà? Tutte domande alle quali cerchiamo qui di rispondere.

IL TESTO DELLA DOMANDA

Cominciamo proprio da qui. Al seguente quesito gli elettori dovranno rispondere SI’ o NO: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”. In sostanza, viene chiesto ai cittadini se sono favorevoli o meno all’intavolare una trattativa per ottenere la gestione di quante più materie possibili nel pacchetto di quelle che la Costituzione indica come trasferibili o “concorrenti”. Ventisei competenze in tutto. Il menu è potenzialmente vasto, dai giudici di pace alla sicurezza del lavoro, dalla tutela dell’ambiente ai beni culturali.

Referendum autonomia

CHI È CHIAMATO AL VOTO E QUANDO?

Al referendum potranno partecipare tutti gli iscritti alle liste elettorali della Lombardia così come avviene per tutte le elezioni. Per informazioni ci si può rivolgere al proprio Comune di residenza. Durante la giornata referendaria del 22 ottobre le urne saranno aperte dalle 7 alle 23.

COME SI VOTA?

In occasione del referendum si sperimenterà il voto con il tablet. Sarà il primo test in Italia: non tutti, ma alcuni elettori lombardi avranno a disposizione al posto delle schede cartacee e delle matite copiative uno schermo touch. Per poterlo fare la Regione ha acquistato 24mila tablet che saranno utilizzati nei circa 8.000 seggi per una spesa complessiva di circa 22 milioni di euro. I tablet poi rimarranno alle scuole. Lo schermo riprodurrà il quesito e tre caselle con ‘Si’, ‘No’ e ‘Bianca’: toccando una delle tre caselle comparirà la croce – con la possibilità di cambiare idea e toccare un’altra casella -, poi la scritta ‘Vota’, premendo la quale sarà come aver depositato la scheda nell’urna. È previsto un sistema di sicurezza, che garantisce l’anonimato: non viene registrato il minuto in cui una persona vota, in modo che non si sappia come ha votato chi lo ha fatto in un determinato minuto.

È PREVISTO UN QUORUM?

Non è previsto un quorum, cioè un numero minimo di votanti affinché il referendum sia valido. Quindi a prescindere da quante persone avranno partecipato ci sarà la vittoria dei Sì oppure dei No.

DOPO IL VOTO CHE SUCCEDE?

Il referendum non è vincolante, il risultato dovrà essere avallato dallo Stato. In caso di vittoria del sì, la Regione verrà autorizzata ad intraprendere le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, pur restando nel quadro dell’unità nazionale.

È UN REFERENDUM “LEGHISTA”?

Lo sponsor numero uno del quesito è senz’altro la Lega Nord, anche se per il ‘Sì’ non si è speso solo il Carroccio e il centrodestra (che peraltro fa registrare la piuttosto timida presa di posizione di Fratelli d’Italia sull’autonomismo nordista). Al Pirellone il via libera al referendum è stato possibile grazie ai voti dei nove consiglieri del Movimento 5 Stelle, i quali, nonostante i mugugni della base, possono rivendicare il merito di essere stati gli estensori del testo referendario (la Lega voleva inizialmente un quesito più indipendentista). Per il sì sono poi i sindaci di centrosinistra delle città lombarde, tra cui il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, in corsa per sfidare Maroni tra qualche mese alle regionali.

Maroni e Zaia

CON IL SI’, LA LOMBARDIA DIVENTERA’ UNA REGIONE A STATUTO SPECIALE?

Assolutamente no, ci vorrebbe una modifica costituzionale apposita. Non potrà nemmeno gestire in proprio materie come sicurezza e immigrazione.

QUANTO COSTA IL REFERENDUM?

Più o meno 50 milioni di euro. All’acquisto dei 24 mila tablet costati 22 milioni (Maroni ha assicurato che saranno poi dati in uso alle scuole), ne vanno aggiunti altri 24 per garantire le operazioni di voto (scrutatori, eccetera) oltre ai restanti della campagna di comunicazione.

Commenti

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  1. Scritto da CANOR

    Io sono favorevole al referendum, penso che sia legittimo e giusto fare esprimere democraticamente il popolo – dopo troppi anni in cui non si vota. Ma mi chiedo: in anni di vacche magre, era necessario spendere 22 MILIONI per acquistare 24 mila tablet? Inoltre 22 Milioni diviso 24 mila fa circa 900 euro a tablet: ma porca misaeria! Da Mediaworld se ne trovano di bellissimi al di sotto del 2000 euro!!!! Conclusione: giusta iniziativa, pessima implementazione – dal sapore di consueta ruberia