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La scuola in Val Seriana: il 26% dei ragazzi si forma al di fuori del territorio

“Il sistema scolastico della Val Seriana nella prospettiva dei piani di zona”: martedì 3 ottobre alle 17, presso l’auditorium dell’istituto comprensivo di Clusone, sono stati presentati gli esiti della ricerca svolta sul sistema scolastico della Valle Seriana. 

Emanuela Casti, responsabile del centro DiathesisLab, e Alessandra Ghisalberti, ricercatrice presso l’Università degli Studi di Bergamo, hanno provveduto ad annunciare i risultati di questa ricerca che era stata commissionata all’Università dalla Comunità Montana Valle Seriana. 

Al progetto hanno partecipato anche il rettore dell’Università degli studi di Bergamo Remo Morzenti Pellegrini, il Presidente della Provincia Matteo Rossi, il Dirigente dell’ufficio scolastico territoriale di Bergamo Patrizia Graziani e il Presidente della Comunità Montana Valle Seriana Danilo Cominelli. 

“La ricerca – spiega Emanuela Casti – ha comportato un lavoro di oltre un anno e hanno partecipato cinque ricercatori più alcuni studenti. Il tutto è iniziato con una precisa analisi territoriale seguita da una mappatura; si è proseguito interpretando i dati e facendo le inchieste presso gli istituti scolastici secondari di secondo grado.
Abbiamo poi presentato i dati in provincia e organizzato un tavolo tecnico con i diretti interessati, ovvero dirigenti scolastici e Comunità Montana. La ricerca è divisa in due fasi: visione reticolare, per promuovere il territorio in rete, e analisi socio territoriale, ovvero l’esito dei dati nella mappatura”.

Dalla ricerca è emerso che vi è una differente distribuzione della popolazione tra i territori della bassa e quelli dell’alta Valle, così come afferma Emanuela Casti: “Il 71,7% della popolazione vive nella zona bassa della valle; qui, la crescita demografica è più elevata che nella parte alta, ad eccezione che per alcuni Comuni dell’altopiano clusonese. La differenza deve essere vista come una possibilità poiché non esistono territori di serie A o B”.

Alessandra Ghisalberti analizza la distribuzione degli alunni negli istituti superiori: “La popolazione attuale non è più in stato di crescita ma si è assistito ad una diminuzione di circa 700 abitanti negli ultimi cinque anni nel territorio di tutta la Valle Seriana. Le persone over 75 sono in quantità elevata  rispetto alle fasce d’età più giovani. L’offerta scolastica superiore è diversa tra i paesi della bassa rispetto a quelli dell’alta valle: vi sono quindi continui scambi tra i territori e gli studenti si muovono a seconda del percorso scolastico che desiderano intraprendere. Il 26% dei ragazzi, invece, si sposta al di fuori della val Seriana: alcuni studenti si trasferiscono in cerca di una formazione uguale a quella che può offrire la vallata, mentre altri mirano a percorsi formativi non presenti sul territorio”.

Interessante l’intervento del rettore dell’Università di Bergamo che sottolinea come il sistema scolastico, attraverso questo studio, sia stato osservato in modo diverso rispetto al passato. Secondo il rettore i dati emersi devono attirare l’attenzione di tutti coloro che lavorano nell’ambito dell’organizzazione scolastica.

La crisi scolastica si farà sicuramente sentire nei prossimi anni a causa dell’imminente invecchiamento della popolazione. È necessario promuovere il territorio in rete: le scuole della valle non devono essere isolate rispetto alla provincia.

Antonella Luzzana, Assessore all’istruzione di Clusone e Presidente dell’ambito della Valle Seriana, invita a condividere dati e lavoro in rete. Altro fattore fondamentale è quello di evidenziare le eccellenze della valle per promuovere gli scambi bilaterali.

“La Valle ha bisogno di investimenti consistenti – annuncia il Presidente della Provincia Matteo Rossi – e il lavoro della Provincia sicuramente non mancherà. Il 2018 sarà l’anno degli investimenti”. 

In merito esprime il suo parere anche Francesco Moioli, capogruppo di minoranza di SiAmo Clusone, che chiede espressamente alla provincia di prestare attenzione al
piano investimenti perché la zona di montagna ha già pagato l’irrazionalità di alcune scelte.

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