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La globalizzazione tra laicità e religiosità, de Bortoli e don Nicolini: “Servono ponti, non muri”

L'ex direttore del Corriere della Sera e il sacerdote bolognese in una basilica di Santa Maria Maggiore gremita di pubblico: "Troppo spesso l'Europa dimentica il passato e riprende a costruire quelle barriere che ha abbattuto"

Un confronto fra laicità e religiosità sembrerebbe un’utopia, eppure talvolta esse possono dialogare. È accaduto nella serata di martedì 4 ottobre durante incontro “La sfida del presente: ponti non muri”, inserito nel ciclo di incontri “Molte fedi sotto lo stesso cielo” organizzato dall’Acli di Bergamo, che ha visto protagonisti l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli e il padre spirituale delle Acli don Giovanni Nicolini, accolti in un ideale abbraccio da parte delle tarsie di Lorenzo Lotto presenti in una basilica di Santa Maria Maggiore gremita.

De Bortoli don Nicolini

Tema della serata il fenomeno dei “muri” presenti in quest’epoca e le cause che li hanno creati, osservando il processo di costruzione con occhi diversi da parte dei due relatori. Nonostante i diversi punti di vista, il giornalista ed il sacerdote hanno saputo dialogare ed analizzare il fenomeno attraverso varie sfaccettature, trovando punti d’incontro e possibili soluzioni.

Fra le tematiche maggiormente analizzate la globalizzazione con effetti e paure che essa può comportare, ma al tempo stesso con le opportunità che può creare se controllata adeguatamente, come spiega Ferruccio de Bortoli: “La globalizzazione non può esser sottovaluta e rifiutata in toto perché essa può essere una grande opportunità per molti, fra i quali anche il nostro paese, per via delle esportazioni. Con la globalizzazione il localismo è sempre più ricercato e l’Italia, che in questo campo sa essere forte, deve esser in grado di trovare in connubio fra i due fenomeni e sfruttarlo”.

Nonostante gli effetti positivi (“La globalizzazione ha tolto 3,5 milioni di persone dalla povertà” aggiunge de Bortoli), essa porta con sé anche effetti negativi, fra i quali l’indebolimento delle democrazie liberali: “Se andiamo ad analizzare le nazioni del G20, le democrazie sono in minoranza, oltre a ciò con la globalizzazione il comunismo dovrebbe esser stato sconfitto, ma al tempo stesso il Partito Comunista Cinese governa lo stato che si appresta a divenire il numero uno al mondo. Una contraddizione, che porta ad indebolire le minoranze democratiche che si sentono sempre meno sicure e che si avvicinano ai populismi oggi in voga”.

Sullo stesso tema si è soffermato anche don Giovanni, che ha preso in considerazione la globalizzazione nell’ottica di un universalismo cristiano, in grado di superare muri e favorire l’accoglienza: “Dio si è fatto uomo, ma non ebreo o altro, si è fatto semplicemente uomo, quindi ogni presenza o realtà di umanità viene aiutata. È questo che può legare l’umanità in una grande conciliazione ed in una grande pace”.

Su immigrazione ed accoglienza l’ex direttore del Corriere della Sera è rimasto critico nei confronti dell’Europa e della Chiesa, ma vede nel nostro paese un simbolo di integrazione: “L’Europa si è dimenticata delle radici cristiano-giudaiche su cui si basa la propria cultura e ciò l’ha portata ad un particolare indebolimento, tanto grande da renderla incapace di affrontare alcune problematiche. La globalizzazione ha preso il via con la caduta del muro di Berlino e con essa sono stati liberati i paesi del dominio sovietico che oggi, quando occorre abbattere le barriere, dimenticano il passato e preferiscono favorire la costruzione di esse. Essendo democrazie giovani, dove il cattolicesimo è particolarmente sentito, la Chiesa dovrebbe intervenire per sbloccare la situazione, ma essa rimane tace, con un silenzio che pare quasi complice. Confrontando la modalità d’accoglienza del nostro paese con quella di altri paesi confinanti, noi siamo molto più avanti poiché, nonostante possediamo un’immagine politica che rifiuti i migranti, nella realtà siamo disponibili ad accoglierli, anche grazie al ruolo svolto da parrocchie e sacerdoti presenti sul territorio”.

In chiusura don Giovanni Nicoli ha offerto una soluzione utile sia per la globalizzazione che per i problemi dell’attuale società, riprendendo gli insegnamenti evangelici: “Il Vangelo offre la buona notizia, non una serie di regole da rispettare rigidamente, come in molti credono. Ciò che la Chiesa deve compiere ora è insegnare come il messaggio evangelico sia sorridente e non normativo e come tutti, nonostante sbagliamo, siamo amati da Dio che, anziché allontanarsi da noi, ci ama maggiormente quando siamo lontani dalle regole. Se la Chiesa riuscirà a spiegare ciò sarà una rivoluzione e per farlo occorre l’utilizzo di un linguaggio accessibile a tutti come quello della laicità cristiana”.

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