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Gaia a New York per inseguire i sogni da attrice allo Stella Adler Studio

Dopo aver passato a Londra un provino tra attori di tutto il mondo, Gaia Poli, classe 1992, è partita per New York per inseguire il suo sogno di bambina: essere un'attrice. Ecco la sua storia

Mi chiamo Gaia Poli e ho deciso che avrei fatto l’attrice in seconda media, grazie ad un laboratorio di teatro organizzato dalla scuola Amedeo di Savoia. Dopo quella esperienza sono arrivati i due anni presso il Teatro Prova di Bergamo e poi il diploma triennale al Teatro Fraschini di Pavia, frequentato mentre ero iscritta all’Università alla facoltà di Lingue e Culture Moderne.

Gaia Poli

È stato durante il terzo anno che ho partecipato, a Londra, a un workshop di recitazione diretto da Jack Waltzer, acting-coach che ha lavorato con artisti del calibro di Roman Polanski e Dustin Hoffman, membro a vita dell’Actors Studio ed ex allievo di, fra gli altri, Lee Strasberg, Sanford Meisner e Stella Adler. È stata proprio la curiosità derivata dalla tecnica di quest’ultima che mi ha convinto a tentare l’audizione per il Summer Conservatory presso lo Stella Adler Studio of Actig di New York.

Dopo un provino a Londra e la soddisfazione per essere stata selezionata fra attori di tutto il mondo, è iniziato per me l’itinerario burocratico per l’ottenimento del visto studentesco americano. Sono partita per New York i primi di giugno, cinque giorni prima di iniziare la scuola, e baciata dalla fortuna: sono infatti stata ospitata per tutto il periodo di permanenza da una famiglia mezza italiana e mezza americana per cui facevo la babysitter a Bergamo sei anni fa. Io aiutavo la madre statunitense con la bimba appena nata, lei mi aiutava a migliorare il mio inglese (quando si dice il karma!).

Come potrei descrivere le emozioni che ho provato in quella città assurda e meravigliosa che è New York City? Se prima di partire mi sono sentita persa, non all’altezza e immeritevole dell’occasione che mi si era presentata, beh, NY mi ha fatto cambiare idea, fin dal primo giorno, sin dall’istante in cui ho messo piede nella metropolitana con ancora tutti i bagagli, mi ha fatta sentire a casa. E certamente il meraviglioso appartamento di Brooklyn in cui ero ospite ( e l’aria italiana che si respirava), il Brooklyn Bridge e la skyline di Manhattan a dieci minuti a piedi, i parchi, i grandi viali, le persone da tutto il mondo per la strada, la metropolitana aperta 24h al giorno hanno contribuito a farmi amare questo spaccato di America.

Gaia Poli

Anche il primo giorno nella scuola è stato un’ondata di emozioni continua. Percorrere i corridoi della scuola con fotografie di ex alunni del calibro di Marlon Brando, Robert de Niro, Benicio del Toro, Melanie Griffith, Salma Hayek, Sidney Pollock e Mark Ruffalo, leggere le recensioni dei più autorevoli giornali statunitensi sugli spettacoli prodotti dagli studenti, contare le innumerevoli dimostrazioni di ammirazione da parte delle più importanti autorità del campo artistico e culturale per la figura di Stella Adler e per il contributo che lei e la scuola hanno dato al teatro e al cinema, è stato indescrivibile. Le lezioni mi hanno tenuta impegnata per due mesi e mezzo dal lunedì al venerdì, dalla mattina al pomeriggio, senza contare le letture da preparare, i monologhi in lingua inglese da imparare a memoria e le scene da provare con i compagni di corso, che potevano tenermi occupata anche tutto il weekend. È stato veramente intenso, ma fortunatamente la complicità che si era creata con i miei colleghi ha reso tutto profondo e meraviglioso. A frequentare insieme a me le varie lezioni di Movimento, Voce, Improvvisazione, Tecnica Adler, Studio delle Scene e Shakespeare, c’erano studenti davvero da tutto il mondo: Inghilterra, Danimarca, Finlandia, Ungheria, Italia, Canada, Brasile, Cina, India, e Statunitensi venuti da Chicago e Nashvillee dalla Clifornia e dal Kentucky. È stato anche questo melting pot a rendere il corso così istruttivo. Le diverse identità artistiche che ognuno di noi ha portato in scena, ci hanno aiutato ad arricchire la nostra capacità attoriale e a rendere le scene rappresentate più vere e umane.

Gaia Poli

Grazie allo Stella Adler studio abbiamo potuto partecipare ad un incontro con Scarlett Johansson all’Actors Studio e poi con Kate Mulgrew ( Star Trek e Orange is The New Black) e Peter Scolari (Girls). È stato illuminante scoprire direttamente da artisti di tale calibro e importanza, quanta passione, perseveranza, talento, faccia tosta, fortuna e fiducia in se stessi siano necessari per portare avanti la propria carriera attoriale. Quanti “no” si debba essere pronti a ricevere (molti, molti, molti più dei “sì”), quanto lavoro ci sia dietro ogni singolo personaggio, ogni singola scena, ogni singola battuta . Mulgrew, per esempio, provenendo da una famiglia di origine irlandese (oltre che allieva di Stella Adler in persona dall’età di diciassette anni), nell’interpretare un’immigrata russa ha dovuto esercitarsi per mesi per ottenere il perfetto accento richiesto. E durante l’incontro Peter Scolari non ha fatto altro che ripetere: “Fate questo lavoro solo se non potete fare altrimenti e siete pronti a fare dei sacrifici immani per questo. È una vita dura e senza certezze, se non siete pronti a dare il 110% di voi stessi e se non siete pronti a lavorare sulla vostra mente in primis, lasciate perdere”.

Ebbene, queste undici settimane, le persone che ho incontrato, le parole che ho ascoltato, le scene che ho visto, gli artisti che ho ammirato, tutto quello che ho imparato hanno di nuovo confermato quello che avevo capito a dodici anni. Io voglio fare l’attrice. E voglio tornare a New York, la città che mi ha rubato il cuore. Prima di partire sono riuscita a parare con il direttore della scuola e a chiedergli cosa dovessi fare per continuare a formarmi e lavorare lì. Mi ha risposto: “Lavora sul tuo accento, perché la concorrenza è spietata e quindi devi essere perfetta. Se vuoi tornare a studiare più a lungo, hai la possibilità di avere un visto lavorativo temporaneo. Lavora duro, studia più che puoi, spero di rivederti.”. Non me lo sono fatto ripetere due volte. Venti giorni dopo il mio rientro in Italia, sono partita per Londra, dove ho la possibilità di migliorare il mio accento (sia l’inflessione britannica che quella americana) e lavorare (scuole così prestigiose, soprattutto in America, sono particolarmente costose) per il tempo che mi servirà prima di affrontare una nuova audizione prima di tornare nella Grande Mela. E, nel frattempo, non smettere di formarmi come attrice: imparare monologhi, vedere film e spettacoli, studiare le tecniche e i trucchi degli attori del passato e del presente, osservare le persone nella metropolitana e al parco, ripetere e rendere miei i loro movimenti per poterli replicare nel personaggi, disciplinare il mio respiro e la mia voce, conoscere altri attori, ampliare la mia famiglia artistica e da questa continuare a farmi ispirare.

Grazie per tutto questo NYC. See you soon!

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