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Torre Boldone, il risparmio è “green”: meno emissioni con l’energia aerotermica

L'investimento iniziale costa il 30-40% in più rispetto alle caldaie tradizionale: un esborso dal quale si può rientrare in pochi anni, col vantaggio di un taglio consistente delle emissioni nell'aria.

I dati, anno su anno, sono impressionanti: la svolta energetica di Torre Boldone, attuata scegliendo le soluzioni Robur, ha permesso all’amministrazione comunale di risparmiare il 40% rispetto ai costi energetici precedenti.

Comune di Torre boldone

Il rapporto tra il Comune e l’azienda di Verdellino è iniziato tre anni fa e ha portato a interventi di riqualificazione in particolare su 4 edifici pubblici con soluzioni in pompa di calore a energia rinnovabile a metano: dal municipio alla scuola Dante Alighieri, dalla biblioteca al centro sportivo comunale.

“Essendo una realtà nata sul territorio, lavoriamo molto con i Comuni bergamaschi – spiega Nicola Varvelli, direttore commerciale di Robur Spa, intervenuto al meeting organizzato dall’Amministrazione di Torre Boldone proprio per presentare ai colleghi della provincia i risultati ottenuti – Sono diversi i progetti già realizzati e tanti anche quelli in essere: per noi è importante lavorare qui e collaboriamo in modo proficuo con uffici tecnici o progettisti per verificare le opportunità. Essendo tutti progetti legati a finanziamenti pubblici, però, spesso rimangono congelati finchè gli stessi non si sbloccano o non vengono erogati”.

Ai presenti, esponenti di amministrazioni locali e regionali, Robur ha illustrato la tecnologia utilizzata, che offre il più basso impatto ambientale: con 32 pompe di calore a metano per il riscaldamento e condizionamento a metano, tutto a energia rinnovabile aerotermica, risparmi energetici medi del 40%, 54 tonnellate in meno di petrolio e un taglio di 120 tonnellate di emissioni di CO2 grazie a un utilizzo complessivo di 352.392 kWh annui di energia rinnovabile aerotermica utilizzata.

“Il risparmio è anche in termini di tempo – continua Varvelli – Al momento dell’acquisto l’investimento costa il 30-40% in più di una caldaia tradizionale ma con queste performance si rientra nel giro di 5 anni, lasciando nelle casse dell’amministrazioni fondi importanti per altre iniziative. Una centrale termica di questo tipo dura in media 15 anni e ha il vantaggio di una tecnologia modulare che, oltre a autogestirsi, consente di sostituire o intervenire per manutenzione solamente su uno dei componenti lasciando attiva la centrale. Inoltre possiamo verificare il tutto da remoto, arrivando sul posto già con le idee chiare su cosa fare”.

Negli ultimi anni Robur ha visto crescere molto la sua quota export, fino ad un pareggio dell’attività che si divide perfettamente tra mercato interno e mercato esterno: del 50% che rimane in Italia la maggior parte arriva dal Nord Italia, sia per questioni climatiche che di attenzione al tema della riqualificazione energetica.

“Lo sblocco del patto di stabilità e gli incentivi specifici varati dal Governo hanno sicuramente aiutato – conclude Varvelli – Gli ultimi, in particolare, sono mirati e vanno a premiare la percentuale di risparmio su consumi ed emissioni: le nostre macchine sono estremamente performanti in entrambe le voci e l’incentivo può arrivare a coprire anche l’80% della spesa di listino”.

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