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Jones, Jimi, Janis, Jim: il rock e la maledizione del Club J27

3 luglio 1969 - 3 luglio 1971: cos’hanno in comune queste date? Una storia tragica, la morte di quattro star del rock, avvenuta, peraltro, in circostanze poco chiare e quanto mai misteriose. Tutti e quattro avevano 27 anni e almeno una “J” nel nome e/o nel cognome.

3 luglio 1969 – 3 luglio 1971: cos’hanno in comune queste date?  Una storia tragica, la morte di quattro star del rock, avvenuta, peraltro, in circostanze poco chiare e quanto mai misteriose. Tutti e quattro avevano 27 anni e almeno una “J” nel nome e/o nel cognome.

3 luglio 1969 dicevamo; Brian Jones viene ritrovato morto affogato nella sua piscina a Cotchford farm, la sua villa/fattoria, nel Sussex. Anni 27 e una “J” nel cognome. Dotato di un talento straordinario, polistrumentista, leader fondatore dei Rolling Stones agli inizi degli anni ‘60, venne poi messo in secondo piano dal duo Richards/Jagger. Ciò anche perché, spesso sotto l’effetto di droghe pesanti, Jones diventava violento ed incontrollabile, tanto da avere quotidianamente degli scontri con gli altri componenti. Inoltre, pressoché sempre strafatto, non era più in grado di suonare in studio e dal vivo al livello degli altri membri del gruppo. Così l’8 giugno del ’69 gli comunicarono che era fuori.

Tormentato e depresso, abusò ancor più di alcool e droghe. Fino a quel fatidico luglio. 2 luglio, sono in quattro alla sua villa: Jones, la sua fidanzata svedese Anna Wohlin, il costruttore edile Frank Thorogood con la fidanzata Janet Lawson. Verso la mezzanotte, Jones decide di fare un bagno in piscina, gli altri compagni di bagordi rinunciano e rientrano in casa. Poco dopo viene ritrovato nell’acqua a testa in giù privo di sensi. Provano a praticargli un massaggio cardiaco e una respirazione bocca a bocca, ma non c’è più nulla da fare.

Dall’autopsia risulterà nel sangue del chitarrista una quantità di alcool non mortale di per sé ma, se mischiata con droghe e tranquillanti, molto molto pericolosa. Fegato e cuore paiono quelli di una persona con il doppio dei suoi anni. Causa della morte, abuso di alcool e stupefacenti.

Tutto molto chiaro… invece no. A distanza di 25 anni dalla morte di Jones, si sparge la voce che l’artista sia stato ucciso da Frank Thorogood. Lo dichiara nel 1994 Tony Keylock, autista dei Rolling Stones, che aveva presentato Thorogood ai musicisti. Lo stesso Thorogood, in punto di morte, avrebbe confessato a Keylock di avere ucciso Jones inavvertitamente, tenendolo per scherzo sott’acqua in piscina la notte del 2 luglio 1969. Anna Wohlin e Janet Lawson, presenti la sera della morte di Jones a Cotchford farm, a quel punto cambiano la loro versione di fatti, accusando dell’accaduto Thorogood.

Altre fonti sostengono che Jones fu assassinato da Thorogood, con l’aiuto degli operai che stavano ristrutturando la villa del Rolling Stone. In realtà, tali circostanze non sono mai state confermate, per cui la morte di Brian Jones resta avvolta nel mistero.

N° 1 del “Club J 27”.

brian jones

18 settembre 1970

Un anno dopo muore anche Jimi Hendrix. Età 27 anni e una “J” nel nome. Dopo una lunga gavetta in America, Jimi viene scoperto nel 1966 da Chas Chandler, bassista degli Animals, che lo porta in Inghilterra. Nello stesso anno forma un power trio (chitarra Jimi, basso Noel Redding, batteria Mitch Mitchell), sulla scia dei Cream. Esibizioni entusiasmanti al Cafe A Go-Go lo rendono in breve tempo il guitar hero che tutti vogliono vedere suonare e perché no, portarsi a letto. La sua musica è elettrizzante, suona come qualcosa di mai sentito, le sue dita fanno
cose mai viste, suona una chitarra da destrorso col manico girato, essendo mancino, se necessario dietro la schiena e coi denti; e canta pure bene.

E’ il successo immediato; seguono contratto e 4 Lp dal ’67 al ’70. 4 capolavori che tutt’ora sono la storia del rock, innovativi e insuperati. Per il terzo disco (“Electric Ladyland” del 1968) Hendrix si permette addirittura una copertina, presto censurata, che riporta una foto di un gruppo di donne completamente nude.

Tournée in tutto il mondo ne decretano una popolarità senza confine; partecipa, tra l’altro, ai più importanti festivals dell’epoca, Monterey ’67, Woodstock ’69, Isle of Wight ’70.
Memorabile la sua esibizione a Woodstock in cui suona l’inno americano The star spangled banner, in protesta contro la guerra in Vietnam, stravolgendolo e distorcendone il suono con effetti che ricordano bombe e colpi di fucile.

Purtroppo, Hendrix è la conferma che genio e sregolatezza vanno di pari passo. Alcool, droghe di ogni tipo e sesso senza freni caratterizzano la sua breve esistenza. Il 18 settembre del 1970, come dicevamo, perde la vita a Londra. Aveva passato la notte dalla sua ultima fiamma, Monika Dannerman, pattinatrice sul ghiaccio di origine tedesca. La mattina del 18 la stessa Dannerman vede Jimi a letto che pare dormire pacifico. Esce a prendere le sigarette e quando rientra lo trova cosparso di vomito, privo di sensi ma ancora in vita.

L’ambulanza chiamata dalla Dannerman, porta Hendrix all’ospedale di Kensington ma, ormai, non c’è più nulla da fare; il corpo giunge senza vita. Causa del decesso: soffocamento per inalazione del proprio vomito, dovuto ad un cocktail di alcool e tranquillanti. Questa la versione ufficiale dei fatti. In realtà negli anni si sono succedute varie versioni.

– Ipotesi suicidio: Eric Burdon, cantante degli Animals, riceve una telefonata dalla Dannerman sconvolta dall’aver trovato Jimi esanime. Accorso in aiuto dell’amica, Burdon dichiarerà di aver trovato un biglietto che pareva una lettera d’addio. Tale circostanza suffragherebbe l’ipotesi di un suicidio da parte di Hendrix. Peccato che il famigerato biglietto nessun’altro l’ha visto e sia sparito nel nulla.

– Ipotesi omicidio: tale James Wright racconta che Hendrix sarebbe stato ucciso da Michael Jeffrey, allora manager del chitarrista. Decisamente alticcio, Jeffrey confessa all’amico Wright che all’improvviso ha risolto i propri problemi economici, intascando la polizza assicurativa che lo indennizzava dalla morte di Jimi. La morte sarebbe stata provocata da Jeffrey ed alcuni complici, obbligando Hendrix ad ingerire del vino a testa in giù nella trachea. Anche qui nessuna certezza: della polizza non c’è traccia e Jeffrey stava in Spagna quando Jimi morì.

– Ipotesi omicidio 2: Kathy Etchingham, storica fidanzata del nostro eroe, accusò la Dannerman di aver ucciso Hendrix, somministrandogli una dose eccessiva di tranquillanti, perché non voleva che lui la lasciasse. Anche questa ipotesi non ha trovato alcuna conferma: persa la causa per calunnia nei confronti della Etchingham, la Dannerman nel 1996 si è suicida con il gas di scarico
dell’auto, portandosi la verità nella tomba.

Tessera n° 2 del “Club J 27”.

jimi hendrix

4 ottobre 1970

Meno di un mese dopo, Janis Joplin muore nella sua stanza del Landmark hotel di Los Angeles. Aveva 27 anni e due “J”, nel nome e nel cognome.

Cantante di origine texana dalla voce bellissima e straziante raggiunse il successo con i californiani “Big Brother and The Holding Company”, partecipando nel 1967 al Festival di Monterey.
Tra i maggiori successi classici, magistralmente interpretati, come Piece of my heart e Ball & Chain.

Ebbe una vita tormentata sin da adolescente; derisa dai compagni di scuola fu addirittura eletta “uomo più brutto del campus” all’università. Ribelle ed anticonformista, dedita all’alcool e alle droghe pesanti, ebbe numerosi amanti sia uomini che donne, tra cui Leonard Cohen, Jimi Hendrix, Kris Kristofferson e Country Joe McDonald.

La sera del 3 ottobre Janis stava registrando alcuni brani del suo ultimo album “Pearl”, uscito postumo. Dopo la registrazione rientra all’Hotel Landmark di Hollywood e lì trova la sua fine. Alla ricerca di una dose di eroina contatta il suo pusher di fiducia George, uno che la droga prima la prova e poi la vende. George però è oberato di richieste e si affida allo spacciatore delle star: il Conte Jean De Breteuil… segnatevi questo nome.

Purtroppo, la droga che vende è troppo pura (eroina china white) e Janis, già indebolita dall’abuso reiterato di alcool e stupefacenti, stramazza al suolo priva di sensi. La mattina del 4 gli amici, non vedendola arrivare agli studi di registrazione, vanno al Landmark Hotel e la trovano nella sua stanza morta, riversa a terra, con il viso fracassato dalla caduta.

E al “Club J 27” si aggiunge una terza vittima.

janis joplin

3 luglio 1971

Meno di un anno dopo, ci lascia anche Jim Morrison, cantante, frontman, poeta, leader carismatico della band losangelina dei Doors. Aveva 27 anni e una “J” nel nome.

Morrison aveva formato il gruppo unendosi a Ray Manzarek (tastiere/basso), John Densmore (batteria), Robbie Krieger (chitarra), nel 1965. Nell’arco di 5 anni dal ’67 al ’71 realizzano 6 album in studio e un live, un capolavoro dietro l’altro.

La loro musica è unica, è rock, blues, psichedelia, poesia, tragedia. Ha un impatto incredibile e il suo cantante, bello come un dio greco, incanta le folle.  Al successo però fanno seguito party, alcool, droghe di ogni tipo e donne, donne, donne. In questo bailamme Jim ci sguazza e da taciturno e introverso si trasforma in un mostro onnivoro e molesto. Sempre più ubriaco, ingrassato a dismisura e nascosto da una folta barba, dal palco provoca gli spettatori ed i poliziotti; seguono diversi arresti e/o procedimenti giudiziari a suo carico, per oscenità, rissa, ubriachezza molesta, etc etc.  Pare che, tra le tante malefatte, abbia mostrato il suo “regale augello” al pubblico.

Alla fine dei ’60 l’aria si fa pesante e tetra, Morrison è stanco e vorrebbe dedicarsi solo alla poesia, di fare la rockstar non ne può più. Così, terminate le registrazioni dell’ultimo album (“L.A. Woman”), nella primavera del ’71 si trasferisce a Parigi con la compagna di sempre Pamela Courson. Purtroppo a luglio dello stesso anno il mondo apprende la ferale notizia: James
Douglas Morrison, il dio greco, è morto stroncato da un infarto, nella sua vasca da bagno.

Probabile causa del decesso: abuso di alcool e stupefacenti. Le circostanze della sua dipartita sono però alquanto misteriose. Nessuna autopsia fu effettuata e nessuno, a parte Pamela e il medico poi sopraggiunto, vide il corpo di Jim. Bara sigillata e certificato di morte già firmato per tutti gli altri.

Negli anni sono state avanzate le teorie più disparate. Tra le tante si parla anche di omicidio; Pamela avrebbe dato a Jim, per errore, la famigerata e purissima eroina china white che le fornisce l’altro amante, il Conte Jean De Breteuil, sempre lui. Jim crede che sia cocaina e muore per overdose.

Altra ipotesi: Jim sarebbe morto al R’n’R Circus, locale ove girava parecchia droga. Avrebbe sniffato dell’eroina nel bagno e vi sarebbe morto per overdose. Per evitare scandali, sarebbe poi stato trasportato al suo appartamento.

Altri ancora sostengono che Jim sia ancora in vita, che abbia inscenato la propria morte, per ricominciare da capo sotto mentite spoglie un’altra vita, lontano dalle luci della ribalta. Avvistamenti del redivivo se ne contano più che per gli Ufo, in ogni angolo del mondo. Per quanto affascinanti ed intriganti, restano voci corridoio mai confermate.

Il Conte Jean De Breteuil muore nel dicembre del 1971, Pamela lo segue nell’aprile del 1974, entrambi per overdose di eroina china white. La verità, probabilmente, la sanno solo loro. Ciò che è certo, fino a prova contraria, è che la lista del ”Club J 27” ha un altro membro, il quarto.

jim morrison

Tra le tante teorie circa il “Club”, la più fantascientifica sostiene che i nostri eroi siano stati uccisi da un personaggio della C.I.A., tale Jack Ryan, infiltratosi nel mondo del rock per sopprimere i rivoluzionari del rock, che avvelenavano la gioventù con il loro modus operandi. La figlia di Ryan, Jennifer, era morta di overdose a 27 anni e, quindi, andava vendicata. Ancora “J”, Jack Ryan, Jennifer Ryan, gli altri quattro. Tali fatti Jack Ryan li avrebbe raccontati al proprio compagno di cella, Frank Miller. Poi Ryan esce dal carcere e sparisce nel nulla.

Al di là delle ipotesi più strampalate, la verità vera è che quando un idolo ci lascia improvvisamente, così giovane poi, non riusciamo a farcene un ragione, a rassegnarci e cerchiamo di sentirne meno la mancanza aggrappandoci anche alla teoria più incredibile.

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