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Marino, da Treviglio alle baraccopoli del Kenya: “Qui il basket è fonte di speranza” foto

Tommaso è uno dei giocatori più rappresentativi della Remer Blu Basket: con l'amico Bruno Cerella dal 2011 ha dato vita a una onlus che mira a migliorare le condizioni di vita di centinaia di bambini che vivono tra lamiere e rifiuti.

La baraccopoli di Mathare, alla periferia di Nairobi, è una delle più vaste del Kenya: impossibile dire con esattezza quante persone vivano tra lamiere, rifiuti e fiumi di acqua torbida.

Qui, tra degrado e condizioni di vita al limite del disumano, nel 2011 capitano quasi per caso Bruno Cerella, cestista professionista italoargentino in forza ai campioni d’Italia di Venezia, e il suo grande amico Tommaso Marino, senese di nascita ma ormai adottato da Treviglio dove ha appena iniziato la sua sesta stagione in maglia Blu Basket.

Una vacanza “di piacere”, assecondando la passione comune per il viaggio, iniziata con la sola volontà di scoprire luoghi nuovi, di fotografare e raccontare l’Africa vera, quella quasi incontaminata e lontana da ogni agio: “Il nostro primo appoggio è stata la onlus Karibu Africa che avevamo contattato per portare dei palloni e giocare un po’ coi ragazzi della baraccopoli – spiega Marino – Per oltre un mese siamo stati tra Kenya e Tanzania e appena tornati a casa abbiamo partorito l’idea di creare un progetto educativo che desse la possibilità ai bambini di giocare a pallacanestro”.

tommaso marino

Per farlo sono iniziate le raccolte fondi, dalla semplice vendita di alcuni braccialetti che ha finanziato viaggi e materiale da consegnare ai bimbi keniani: “Ogni anno facevamo sempre un passo in più di quello precedente, finchè 3 anni e mezzo fa abbiamo fondato la nostra ‘Slums dunk onlus’. Slums come le baraccopoli, dunk come la schiacciata”.

Dal primo campo da basket alla prima scuola di pallacanestro con oltre cento bambini che ogni pomeriggio partecipano agli allenamenti agli ordini di 10 allenatori il passo è stato breve: “Ogni estate tornavamo a Mathare per formare questi ragazzi, per dare modo a loro di continuare a insegnare ai bambini durante tutto l’anno. Ora vogliamo replicare in altri posti in Africa e il progetto ha già messo radici a Kizumu, sempre in Kenya sul lago Victoria, e a ‘Ndola, in Zambia”.

Le difficoltà maggiori sono state soprattutto logistiche e burocratiche perchè i rapporti con le amministrazioni locali non sono sempre dei più semplici: lo scorso anno, però, a Mathare 8 bambini della scuola di basket hanno avuto accesso a 8 borse di studio e 7 di loro oggi giocano in città a Nairobi e non più tra le baracche.

tommaso marino

“L’ottavo era stato invitato in Angola per Basket Without Borders – racconta Marino – Qualcuno lo ha notato e oggi vive e gioca negli Stati Uniti: si chiama Teddy, ha 17 anni, ed è un po’ il nostro ambasciatore, il risultato più grande che abbiamo raggiunto. Quando siamo arrivati a Mathare era solo un bambino alto e magro che non aveva mai visto una palla da basket”.

Il risultato sportivo, ovviamente, non è il fine ultimo del progetto che mira soprattutto a migliorare le condizioni di vita dei ragazzi e a dare loro una speranza: “Nella baraccopoli giocano tutti a calcio perchè è più facile, bastano due pali e una palla di fortuna. Fisicamente sono molto prestanti, sono svegli e attenti: credo che contro i pari età italiani stravincerebbero. Qui si vive con meno di un euro al giorno, è un attimo perdersi, in ogni senso: gli allenatori della scuola basket sono stipendiati da noi e ricoprono anche un ruolo sociale, si prendono cura dei bambini e controllano che vadano agli allenamenti e che ritornino a casa. Attorno alla pallacanestro a Mathare si è creata una sorta di seconda famiglia”.

Ma, a proposito di risultati, in estate la squadra under 12 di Slums Dunk ha vinto la prima Nba junior competition a Nairobi: “Hanno vinto il campionato nazionale, giocando per la prima volta in un palazzetto al chiuso. I nostri allenatori si sono presentati in giacca e cravatta: la notizia è passata alla tv nazionale. È stato davvero incredibile, ho avuto la pelle d’oca per tre giorni”.

tommaso marino
 

Il sogno di Tommaso Marino sarebbe quello, un giorno, di creare uno scambio tra l’Italia e il Kenya ma le difficoltà sono parecchie: “Noi sfruttiamo le nostre vacanze estive per andare in Africa ma non si va in villeggiatura – spiega – Quali famiglie ti lascerebbero portare i bambini nella baraccopoli? E poi i bambini di Mathare sono quasi dei signori nessuno, non hanno documenti e non c’è mai stato un censimento, farli viaggiare verso il nostro Paese sarebbe molto complicato”.

Il sostegno dall’Italia, però, non manca e il primo ringraziamento di Marino va alla Remer Treviglio, di cui è uno dei giocatori più rappresentativi: “Mi hanno sempre lasciato libero di partire, hanno sempre organizzato raccolte fondi, impegnandosi con tutte le loro possibilità: la cosa mi fa estremamente piacere visto che Slums Dunk è metà della mia vita”.

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