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Letture luterane in tre luoghi di Bergamo per i 500 anni della Riforma

Tre letture luterane, tre volti di Lutero, tre luoghi della città: proposte nell’ambito del programma di iniziative promosso a Bergamo per celebrare i 500 anni della Riforma.

Per tre sabati, il 9, il 16 e il 23 ottobre Bergamo dedica tre letture luterane in occasione per i 500 anni della Riforma.

Tre letture luterane, tre volti di Lutero, tre luoghi della città: proposte nell’ambito del programma di iniziative promosso a Bergamo per celebrare i 500 anni della Riforma, le Letture luterane curate dal Centro Culturale Protestante sono dedicate a tre opere che, in modo diverso, sono esemplificative del Lutero riformatore, del Lutero polemista e del Lutero biblista. Una formula coinvolgente e diretta per avvicinare il pubblico alla conoscenza del pensiero del riformatore.

Una guida introduce l’opera che viene letta, fornendo elementi utili alla comprensione del contesto storico ed esistenziale dell’Autore. Le letture si svolgono in diversi luoghi della città, scelti tenendo conto del contenuto dei testi: la Sala Galmozzi in via Tasso, il ristorante Circolino in Città Alta e la chiesa parrocchiale di Longuelo.

Lunedì 9 Ottobre alle 17.30
Sala conferenze Ferruccio Galmozzi, via T Tasso 4
Lettura del testo: Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca (1520) edizione italiana a cura di Paolo Ricca, Claudiana. Legge Matteo Zenatti, Teatro del Vento. Introduce Giulio Orazio Bravi, Centro Culturale Protestante.

Dopo essersi reso conto che né il papa con la sua curia, al quale pure si era appellato, né un concilio generale, di cui aveva chiesto invano la convocazione avrebbero attuato una vera riforma della chiesa, Lutero decise di appellarsi al laicato cristiano, riconoscendovi l’unica forza in grado di riformare la Chiesa. Nasce cosí l’appello Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca, pubblicata nel 1520. Nella prima parte, più teologica, Lutero abbatte le “tre muraglie di paglia e di carta” con le quali la Chiesa di Roma ha respinto tutti i tentativi di riformarla. La seconda parte, più pratica, contiene 27 proposte concrete di riforma della Chiesa e della società. Uno scritto che consente di capire perché è nata la Riforma.

Lunedì 16 Ottobre alle 20
ristorante Circolino della Cooperativa Città Alta, via Sant’Agata 19. Lettura di passi da: Discorsi a tavola (1566)
edizione italiana a cura di Leandro Perini, Einaudi. Legge Maurizio Tabani, attore
Introduce Luciano Zappella, Centro Culturale Protestante
Serata conviviale (€ 20,00) con iscrizione obbligatoria: info@protestanti.bergamo.it
Tra le tante opere scritte da Lutero, i Discorsi a tavola (in tedesco Tischreden) non sono usciti dalla sua penna ma direttamente dalla sua bocca. In ciò consiste il fascino che da sempre hanno esercitato sui lettori. Si tratta infatti di una raccolta di brevi aneddoti e citazioni che ci consentono di incontrare il riformatore, senza i filtri dell’ufficialità, e di ascoltare, quasi dal vivo, la sua voce.
Anche dopo il suo matrimonio (1525), Lutero visse con moglie e figli nel Monastero nero di Wittenberg, che gli era stato donato nel 1524 dall’elettore di Sassonia. Oltre alla sua famiglia, a molti parenti e ad alcuni dipendenti, c’erano sempre almeno una decina studenti che vivevano in casa come pensionanti.
Questa piccola comunità domestica consumava i suoi pasti alle dieci di mattina e alle cinque del pomeriggio. Per la cena spesso si univano alla mensa i colleghi di Lutero all’università di Wittenberg: Melantone, Justus Jonas, Caspar Cruciger, Johannes Bugenhagen, il professore di ebraico Matthaeus Aurogallus e talvolta anche il pittore Lucas Cranach il Vecchio, grande amico di Lutero. Oltre alla moglie di Lutero, Katharina von Bora, di tanto in tanto c’erano altre donne al tavolo. Originariamente i pasti comuni venivano consumati nell’antico refettorio del chiostro e, dopo la metà degli anni trenta, anche nella cosiddetta “sala Lutero” (Lutherstube).

Il primo a prendere regolarmente appunti delle discussioni che avvenivano dopo cena fu Conrad Cordatus, a partire dall’autunno del 1531. Incoraggiati dall’esempio di Cordatus, altri ospiti cominciarono a prendere appunti, in particolare Veit Dietrich, futuro pastore della chiesa di San Sebaldus a Norimberga, Johann Schlaginhaufen, il segretario privato di Lutero Georg Rörer e Johann Mathesius, futuro pastore di Joachimsthal in Boemia. Prendere nota divenne così normale che Lutero talvolta chiedeva esplicitamente di appuntare una sua determinata osservazione.
La prima edizione a stampa dei Discorsi a tavola uscì nel 1566, a cura di Johann Aurifaber, l’ultimo assistente di Lutero. A testimonianza del suo successo, negli anni seguenti uscirono altre edizioni accresciute, tanto che nell’edizione completa delle opere di Lutero i Discorsi occupano ben sei volumi.
Proprio per questo motivo, all’interno del percorso Letture luterane, abbiamo ritenuto significativo offrire un piccolo assaggio degli aforismi di Lutero ricreando la situazione in cui sono stati pronunciati e in seguito raccolti, cioè intorno alla mensa. Si tratta di una occasione unica per ascoltare un Lutero inedito, quotidiano, ma non per questo meno profondo.

Lunedì 23 Ottobre ore 20.30
Chiesa parrocchiale Beata Vergine Immacolata di Longuelo, via Guglielmo Mattioli 57
Lettura di passi da: Il Padre Nostro spiegato ai laici (1519). Edizione italiana a cura di Valdo Vinay, Claudiana
Legge Chiara Magri, Teatro del Vento
Introduce Winfrid Pfannkuche, Centro Culturale Protestante
Durante la Quaresima del 1517 Martin Lutero tenne una serie di prediche sul Padre nostro.
L’anno dopo un suo discepolo, Johann Schneider da Eisleben (noto sotto il nome di Agricola) le pubblicò in latino, dopo averle alquanto rielaborate. Il Riformatore, non soddisfatto di tale edizione, decise di curare egli stesso un’edizione del suo Padre nostro, e, dopo aver tenuto un’altra serie di meditazioni sull’orazione domenicale, nella primavera 1519 pubblicò la Spiegazione del Padre nostro in tedesco per i semplici laici. Nel frontespizio della prima edizione fu messo in evidenza il carattere popolare del libro con la precisazione: «nicht für die Gelehrten» (non per i dotti). Lo scritto fu accolto favorevolmente ed elogiato in ambienti diversi. Un discepolo di Lutero, Johann Mathesius, scriveva: «A Venezia si tradusse in italiano il Padre nostro del Dott.
Martino tacendone il nome. Il censore, al quale lo si presentò per ottenere il permesso di stampa, quando l’ebbe letto, disse: Beate le mani che hanno scritto queste cose, beati gli occhi che le vedono, beati i cuori che credono a questo libro e così gridano a Dio». Nulla si sa oggi di questa prima traduzione italiana.
Tutto il programma delle iniziative:
www.riforma500bg.it

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