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Atalanta, fino alla fine: ancora una rimonta, e con la Juve vale doppio fotogallery

Nove punti come l'anno scorso, però ha già affrontato prima, seconda e quinta. Avanti così, ci divertiremo ancora.

L’Atalanta? Entusiasmante, sorprendente, appassionante. E verrebbe da dire, come si usa spesso in tivù quando parte la pubblicità: non andate via, il bello deve ancora venire.

O, come amano ripetere gli juventini: “Fino alla fine”. Ecco, l’Atalanta gliel’ha fatto vedere, ai tifosi bianconeri (già dovevano sopportare la loro squadra tutta in giallo, peggio per loro), cosa significhi: fino alla fine. Vuol dire che l’Atalanta non finisce proprio mai, quest’anno come prima e più di prima, abituata com’è a stupire con le sue rimonte pazzesche, con quei secondi tempi da batticuore, davvero esaltanti. E’ successo venti giorni fa col Sassuolo, quando i nerazzurri hanno vinto in casa e poi una serie di pareggi, a Verona col Chievo, a Firenze con i viola, con quel missile di Freuler all’ultimo secondo. A Lione, con la punizione dello “sconosciuto” Gomez.

Papu chi? Avete visto il confronto con l’altro numero 10, il suo compagno di Nazionale Paulo Dybala? Dite voi chi ha vinto. Ma anche se non siete atalantini il verdetto è fin troppo facile: un Gomez stellare, da urlo, bagna il naso alla stellina bianconera. Il Papu mette il piede e dà il la alla rimonta atalantina sul primo gol, con la punizione che Buffon respinge corta. Male, perché Caldara è sempre in agguato e ricorda le vecchie, buone abitudini da goleador. Poi Gomez regala un assist al bacio per Cristante, che usa la testa come col Napoli (all’Everton aveva fatto gol di piede).

Il calcio regala sempre combinazioni strane: Caldara fa gol alla sua prossima squadra, Cristante segna al suo vecchio maestro Allegri, che l’aveva lanciato in Champions nel Milan a soli 16 anni e in serie A a 18. Bel ringraziamento, direte voi…

In realtà Cristante è stato ceduto dal Milan quando se n’è andato Allegri e ora sono molto dolci le parole di Gasperini. Già a settembre il mister aveva detto: “Cristante vale Kessie e Gagliardini, con un po’ più di attenzione può arrivare in Nazionale”. Se non c’è ancora, è solo perché il ct Ventura è forse un po’ distratto, o aveva diramato l’elenco degli azzurri (ci sono Spinazzola e i bergamaschi Astori e Gabbiadini, infortunato Belotti) prima di vedere Atalanta-Juve. Che è uno spot per il calcio e non solo perché l’Atalanta ha pareggiato con una rimonta straordinaria: “Anche perché non so quali e quante squadre sono in grado di rimontare due gol alla Juve”, ricorda il Gasp. Semmai accade il contrario.

Come a Genova il 27 agosto, dove i bianconeri sotto di due gol avevano poi travolto il Genoa (4-2), con tripletta e un rigore segnato da Dybala. Ma a Bergamo… è più bravo Berisha, che si fa perdonare per l’errore sull’1-0 (palla non trattenuta su tiro di Mandzukic e toccata in rete da Bernardeschi) e come un gatto respinge il rigore a Dybala (ultimo errore il 23 dicembre scorso quando Donnarumma aveva parato e il Milan vinto la Supercoppa).

Gasperini sorprende anche se stesso, correggendosi dopo appena mezz’ora: la “vittima” è Cornelius, dentro e fuori per Ilicic, ma contro la Juve ci sta. Importante è capire di avere sbagliato, che fino a quel punto la squadra non pungeva ed era sotto di due gol. Gasperini si illumina quando parla del pubblico che regala “un’adrenalina pazzesca, ci trascina in maniera incredibile”. E certo l’emozione è reciproca se vedi partire Gomez che dribbla mezza Juve e se facesse gol verrebbe giù lo stadio. Il Papu che si prende una gomitata da Lichtsteiner e sveglia arbitro, guardalinee e Var, che toglie giustamente un gol a Mandzukic. Ma l’Atalanta è anche un Caldara da Nazionale, un Masiello spazzatutto, con Cristante onnipresente e di nuovo cecchino. Spinazzola impacciato va meglio quando ricomincia a correre come sa e come fa questa Atalanta che, nonostante le fatiche europee, arriva sempre prima degli altri. Ammirevole.

Nove punti come l’anno scorso, però ha già affrontato prima, seconda e quinta. Avanti così, ci divertiremo ancora.

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