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Perché è importante parlare di Emergency ai giovani foto

Emergency, organizzazione non governativa fondata nel 1994, già da tempo opera in questo modo: numerosi sono i contatti tra gli operatori volontari e le università, con lo scopo di sensibilizzare gli studenti al tema della violazione dei diritti umani e dei crimini di guerra.

Sono molte le ONG che operano nel panorama internazionale e che da decenni continuano con strenua tenacia le varie battaglie legate ai diritti umanitari, codificati nelle più importanti convenzioni internazionali, troppe inapplicati nella pratica. Amnesty International, Medici Senza Frontiere, Save the Children e molte altre organizzazioni non governative da circa un anno sono finite nel mirino di stampa, governi Italiani e degli altri paesi dell’UE.

Il tutto è iniziato il 15 dicembre 2016: il Financial Times, noto quotidiano britannico, pubblica un rapporto riservato di Frontex (agenzia europea per le frontiere esterne) in cui emergono presunti legami tra i trafficanti di esseri umani e le imbarcazioni delle organizzazioni umanitarie. Quello che è successo subito dopo, lo abbiamo lette dai giornali di tutto il mondo: si è acceso un clima di grandi tensione è sfociato il 31 luglio nella firma di un Codice di condotta delle ONG dall’alquanto dubbia legittimità.

A nulla sono valsi gli appelli di giornalisti, tra i quali Roberto Aviano, a favore delle organizzazioni umanitarie: l’opinione pubblica, succube anche di una cattiva se non dannosa falsa informaizone, è passata da un sentimento di favore a uno di forte sospetto, aggravato anche da veri e propri episodi di odio in rete.
A pagarne le conseguenze, anche le ONG, come Emergency, che non direttamente si occupano del recupero di immigrati in mare, ma che svolgono un ruolo altrettanto rilevante nel panorama umanitario internazionale, andando ad operare direttamente nelle regioni colpite dalla guerra. È da questo punto che deve partire una fitta rete di rapporti, di incontri e di confronti tra le ONG e tutti gli utenti della pubblica informazione: la reale conoscenza di ciò che accade dall’altra parte del mondo sta alla base di una efficace cooperazione internazionale, che prima di essere messa in atto dagli Stati sovrani, deve essere perseguita con convinzione dai singoli individui.

Emergency, organizzazione non governativa fondata nel 1994, già da tempo opera in questo modo: numerosi sono i contatti tra gli operatori volontari e le università, con lo scopo di sensibilizzare gli studenti al tema della violazione dei diritti umani e dei crimini di guerra.
Fin dal momento della sua nascita, E. offre cure medico-chirurgiche gratuite e di altissima qualità alle vittime civili della Guerra. Come è solito dire il fondatore Gino Strada, “Emergency è nata sui tavoli operatori” ed è lì che continuerà a vivere per tutte quelle regioni del mondo che non sono in grado di provvedere autonomamente a garantire uno dei più importanti diritti codificati dalla Convenzione Universale dei diritti dell’uomo: il diritto alla cura, alla salute e più in generale, ad una vita dignitosa in una ambiente di pace. È un diritto che non può e non deve rimanere solo sulla carta, ma deve diventare reale e concreto.
Negli Stati in cui opera (tra cui Afghanistan, Sierra Leone, Uganda, Sudan, Libia, Iraq), Emergency, con l’obiettivo ultimo di diffondere la cultura della pace, crea delle strutture di altissimo livello per qualità dei macchinari e dello staff medico: il centro chirurgico e pediatrico di Godrich in Sierra Leone e il Maternity Center di Hanab in Afghanistan sono un fiore all’occhiello della tecnologia medica. Ciò che gli operatori sul campo tengono a precisare è che anche nei luoghi più poveri della terra, il diritto alla salute deve essere assicurato di uguale qualità con strutture idonee e adatte a sopperire ad una funzione che i sistemi locali non sono in grado di porre in essere. Il tutto grazie ai soldi dei donatori volontari e a parte dei contributi dell’UE: come tengono a precisare i rappresentanti dell’organizzazione, Emergency non riceve soldi dallo Stato italiano e mai li riceverà.
Nei centri costruiti nelle regioni di guerra, Emergency si preoccupa di dare formazione e lavoro anche agli autoctoni al fine di creare un team di esperti locali con la speranza di rendersi un giorno inutili: l’idea di garantire un sistema sistema sanitario stabile e autonomo per Emergency non è solo una utopia, ma è una ragione di vita che si basa sul concetto di uguaglianza: a tutti lo stesso diritto.

Quindi alla ricorrente domanda che i meno informati fanno: “perché non li aiutate a casa loro?”, E. lo fa dal 1994.
Ma le rivelazioni per i pigri di informazioni non finiscono qui. Coloro che lamentano di continuo una mancanza dello Stato ripetendo a oltranza “aiutate prima gli italiani”, probabilmente non sono a conoscenza del fatto che Emergency è attiva in Italia da ben undici anni, indice di uno Stato che non è in grado di garantire cure e medicine gratuite ai meno abbienti. La triste realtà è che anche l’Italia, seppur dotata di uno dei migliori sistemi sanitari dell’UE, necessita dell’aiuto di Emergency. I dati illustrano una situazione drammatica: 12 milioni di italiani non ha accesso alle cure, il che vuol dire che un italiano su sei non è in grado di pagare visite mediche o medicinali. Per queste ragioni la ONG creata da Gino Strada, ha dato vita a vari ambulatori aperti 24 ore su 24 in varie città italiane. Non solo, sono attivi ormai da tempo anche servizi di unità mobili per raggiungere anche coloro che non possono spostarsi.
È evidente che la realtà si prospetta ben diversa da come appare. È altresì evidente che è necessario un cambiamento di rotta: nel mondo come il nostro, totalmente cambiato dalla globalizzazione, non possiamo più vivere guardando solo il piccolo angolo di terra che ci sta intorno, bisogna avere una prospettiva globale che va al di là dei confini di ogni stato. Emergency insegna chiaramente che i diritti devono essere uguale per tutti: se un cittadino europeo ha diritto a poter essere sottoposto ad una risonanza magnetica con macchinari di ultima generazione, lo stesso deve valere per gli abitanti della Sierra Leone e della Libia. Un diritto non può rimanere immobile sulla carta, ma deve diventare realtà.
Basta poco per cambiare le cose: impariamo a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, visitiamo i siti delle organizzazioni e associazioni che si pongono in prima linea, chiediamo informazioni ai volontari. Un uso consapevole della rete e dei mezzi di cui disponiamo è il migliore punto di partenza.

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