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Matteo, 16anni e l'anno all'estero: cosa fare? Il consiglio del prof con BGY - BergamoNews
Chiedilo al prof.

Matteo, 16anni e l’anno all’estero: cosa fare? Il consiglio del prof con BGY

La rubrica "Chiedilo al prof." risponde a Matteo: aspettiamo le vostre domande in posta di redazione di BGY – Be Young ( redazione@bgyoung.it ) o, per i più social, nella "Direct" del nostro profilo Instagram, @bergamonewsyoung

BGY ha inaugurato le sue rubriche: dalla psicologa, al professore, al mondo dei libri al fashion system; e in posta abbiamo già ricevuto numerose e-mail di ragazzi e ragazze che vogliono cercare delle risposte nel nostro giornale dei giovani.

Il professor Vincenzo Cubelli risponde a Matteo.

“Buongiorno alla redazione di BGY,
Mi chiamo Matteo e sono uno studente dell’Istituto Vittorio Emanuele a Bergamo. Seguo sempre BGY! Sono al terzo anno e in questi giorni mi è capitato tra le mani la comunicazione di poter fare il quarto anno all’estero. L’idea mi piacerebbe, ma non sono sicuro se accettare oppure no. E’ davvero utile? Più che altro temo che al mio ritorno i miei professori non saranno molto contenti della mia partenza e che mi freghino agli esami… Vorrei chiedere al professor Cubelli il suo parere per poter avere un opinione dal mondo dei prof.
Grazie mille,
Matteo.”

“Caro Matteo,

esiste una nota del MIUR (il Ministero dell’Istruzione) che ha per oggetto proprio le Linee di indirizzo sulla mobilità studentesca internazionale individuale: in poche parole essa dice che a livello di ordinamento le esperienze di studio e formazione all’estero degli studenti vengono considerate parte integrante dei percorsi di formazione e istruzione. Questo significa che tu hai la possibilità di frequentare per un anno, o parte di esso (in genere il quarto anno delle superiori), una scuola di un paese straniero e di vederti riconosciuta la frequenza ed essere poi ammesso a frequentare il quinto e ultimo anno.
Questa mobilità individuale è oggi ormai pratica diffusa e quasi tutte le scuole si sono attrezzate con regolamenti specifici, che spesso prevedono una sorta di esame in alcune discipline al tuo ritorno; ma, ancor più importante, essa è ormai considerata dai docenti un’esperienza che può arricchire enormemente il bagaglio culturale di uno studente. Ed in effetti è proprio così: forse i programmi di studio ufficiali ne risentiranno un po’, forse meno pagine di libri saranno studiate e apprese a memoria, forse anche qualche insegnamento interessante con le sue utili conseguenze di ricco e critico apprendimento potrà venir meno, ma certamente gli studenti che vivono responsabilmente (è questa la parola chiave!) l’anno di studio all’estero tornano a casa e a scuola più ricchi di conoscenze, abilità e competenze, diverse ma non meno importanti. Del resto anche nell’antichità era pratica diffusa che gli studenti si recassero all’estero per completare la propria preparazione: basti su tutti l’esempio di Cicerone. Nulla di nuovo e rivoluzionario dunque, ma solo una vecchia, buona pratica.
In conclusione: il mio consiglio da professore è quello di informarti sulle regole che la tua scuola si è data sulla mobilità individuale degli studenti, rispettarle e infine, e soprattutto, vivere l’esperienza (e divertirti) responsabilmente.”

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