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Multe per chi accoglie profughi, i prefetti: “L’Avvocatura dica se sono legittime”

Le perplessità avanzate da via Tasso, e da altre prefetture lombarde, sui provvedimenti di Lega e centrodestra

Un parere sulle ordinanze anti-profughi recentemente emanate dai sindaci leghisti e del centrodestra, il cui scopo è quello di limitare la facoltà dei privati di aderire alle richieste del governo e della prefettura per l’accoglienza diffusa dei migranti. È quello che la Prefettura di Bergamo ha chiesto in questi giorni all’Avvocatura dello Stato, vale a dire l’organo deputato alla tutela e alla rappresentanza delle pubbliche amministrazioni.

Le perplessità avanzate da via Tasso (come da altre prefetture lombarde) stanno nel fatto che le ordinanze in questione possano presentare profili di dubbia legittimità, anche a livello costituzionale. Qualora questi dubbi trovassero riscontro nel parere espresso dall’Avvocatura, la prefettura potrebbe chiedere alle amministrazioni in questione di rivedere le ordinanze, oppure decidere di impugnare gli atti.

Il modello dell’ordinanza, adottato da più amministrazioni bergamasche, è quello applicato dal primo cittadino leghista Michele Jacobelli (Palazzago), tra i primi ad aver chiesto ai cittadini di avvisare con anticipo il Comune in caso volessero accogliere. Pena una multa che va da 2.500 a 15mila euro (leggi qui). Le motivazioni dell’ordinanza, come si legge nel documento, stanno nel “prevenire situazioni emergenziali e garantire l’adeguata conoscenze della situazione relativamente al proprio territorio comunale”.

Sull’argomento, proprio nei giorni scorsi, era intervenuta l’Asgi (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) che aveva inviato una lettera ai prefetti di Bergamo, Brescia, Lecco, Milano e Varese per chiedere gli interventi degli stessi sulle ordinanze che “impongono a privati e associazioni, senza alcuna ragionevole motivazione, oneri di comunicazioni ai Comuni che violano la libertà contrattuale dei privati e che riguardano dati e informazioni che sono tutti già a disposizione del Comune stesso o della Prefettura, violando così il principio di diritto secondo il quale l’amministrazione non può gravare la posizione del privato con la richiesta di dati e documenti di cui può disporre semplicemente acquisendoli da altri organi dell’amministrazione” (leggi qui).

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