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“Riciclavano denaro”: nei guai una famiglia di Carobbio, due arresti

Finisce nei guai una famiglia residente a Carobbio degli Angeli, al centro di due filoni investigativi. Padre e madre sono stati arrestati per riciclaggio di denaro, le figlie sono state denunciate

Finisce nei guai una famiglia residente a Carobbio degli Angeli, al centro di due filoni investigativi. Padre e madre sono stati arrestati per riciclaggio di denaro, le figlie sono state denunciate. E con loro altre sei persone.

In manette sono finiti P.L.47 anni, originario di Telgate, nullafacente (non ha mai fatto una dichiarazione di redditi) e sua moglie M.R.B. stessa età, originaria di Seriate, titolare di un negozio di mobili.

L’indagine prende il via nel febbraio del 2016, quando il 47enne si presenta spontaneamente alla Guardia di finanza di Bergamo per denunciare di essere coinvolto a partire dal 2015 in un’attività di riciclaggio di un certo spessore in termini di denaro: oltre un milione di euro. E nel giro aveva coinvolto anche la moglie e le figlie, di 21 e 29 anni.

Quando P.L. è andato dalle fiamme gialle per autodenunciarsi, in realtà, come è emerso dalle indagini, voleva liberasi degli altri sodali che a vario titolo vi hanno partecipato per continuare a operare da solo. E davanti ai militari dei Nucleo di polizia tributaria, il 47enne aveva anche raccontato di minacce di morte ricevute, e di aver subito una rapina, secondo lui avvenuta a luglio del 2015 a Bolgare, vicino a un ufficio postale dove lo stesso si era recato per prelevare 20mila euro. Guarda caso la stessa somma di denaro che doveva agli altri complici.

Senza soldi, P.L. aveva anche venduto la macchina presa a leasing, un’Audi, pagando uno sfasciacarrozze di Monza per 1.500 euro (nell’auto gli investigatori avevano piazzato una cimice). Le indagini degli uomini della finanza, coordinate dal pm Emanuele Marchisio, hanno scoperto un’altra cosa. E che alla base dell’attività c’era la solita storia della società cartiere (intestata ad alcuni degli indagati) senza uffici e dipendenti, che lavoravano principalmente nel ramo edilizio, ed emettevano fatture per operazioni inesistenti.

A provvedere alla monetizzazione delle somme pervenute dalla ditta cartiera era lo stesso P.L. con moglie e figlie. Da giugno 2015, il 47enne si era reso disponibile a monetizzare bonifici che arrivavano sui conti correnti della società collaboratrici, anche su due conti austriaci, e anche negli uffici postali della Bergamasca e del Bresciano.

I prelievi, piccolo importi, venivano fatti nel periodo successivo all’accredito del bonifico, avvalendosi delle carte prepagate PostPay. Per sè il 47enne, la moglie e le figlie si trattenevano una provvigione del 3 e del 5 per cento.

Il secondo filone di indagine riguarda la moglie del 47enne, dopo la denuncia presentata da alcune persone che si erano rivolte alla donna, sulla carta intestataria di un negozio di mobili, per avere dei prestiti, e lei per questo servizio si tratteneva il 30 per cento.

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