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Parcheggi rosa a Pontida, Arcilesbica: “Basta leggi proprie in casa propria”

L'associazione: "condanniamo ogni forma di razzismo e misoginia lesbofoba. Siamo pronti a contrastare in ogni modo (lecito e legale) la dilagante intolleranza che sempre più caratterizza la realtà che ci circonda"

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“Apprendiamo oggi che il Sindaco di Pontida Sig. Carozzi ha deciso di ritirare il regolamento che, seguendo logiche gravemente discriminatorie e razziste, concedeva spazi di parcheggio riservati a sole donne eterosessuali ed europee. L’amministrazione comunale intendeva così tutelare un non meglio specificato “nucleo familiare naturale” (che, temiamo, non trovi alcun riscontro in ambito giuridico e storpiare l’articolo 29 della Costituzione non ne cambia di fatto la sostanza), sottolineando l’imprescindibile ruolo procreativo che la donna ricopre nell’ambito della famiglia formata. Forse l’ennesima forma di spettacolarizzazione di un modus operandi a cui siamo ormai abituati, quello di far leggi proprie in casa propria”. Così ArcilesbicaXXBergamo sul caso dei parcheggi rosa a Pontida.

“Sì, perché partendo dal presupposto che l’Amministrazione Comunale ha la sola facoltà di riservare spazi limitati alla sosta solo per veicoli adibiti ad usi tassativamente prescritti dall’art. 7 comma 1 punto d) del Nuovo codice della strada, gli stalli rosa non si configurano come una prescrizione, ma vogliono significare una particolare attenzione di tutta la cittadinanza verso le donne gestanti o con neonati – si legge in una nota -. Pertanto chi vi parcheggia senza contrassegno non può incorre in infrazioni e ammende ed osservare questo segnale risulta più segno di sensibilità, rispetto e senso civico. Potremmo citare altri articoli, non solo del Codice della Strada, ma anche del trattato della Comunità Europea (principio di non discriminazione, art. 13) o della Carta dei Diritti Fondamentali (art. 20)”.

“Il regolamento – continua Arcilesbica – ora cautamente ritirato, si configurava palesemente come illegittimo non trovando alcun avallo all’interno della legislazione vigente: per la gerarchia delle fonti che regola l’ordinamento dello Stato Italiano, infatti, le leggi Statali non possono essere derogate o integrate da leggi di rango inferiore (come sono i regolamenti, le delibere comunali o le ordinanze del sindaco) se non puntualmente definito. Dato che la creazione di aree di sosta per sole donne gravide o puerpere non rientra nell’elenco tassativo (riportato nel succitato l’art 7 comma 1 punto d) del Nuovo codice della strada di ciò che i comuni possono regolamentare riguardo alla circolazione nei centri abitati, tale regolamento era da considerarsi nullo in partenza”.

“È disdicevole – conclude l’associazione – che, oltre ad una palese ignoranza riguardo alla Legge italiana, vi siano giunte comunali e sindaci pronti a calpestare in ogni modo la dignità dei/delle cittadini/e (TUTTI/E) . È vergognoso, inoltre, che di fronte al contesto sociale intriso di violenza in cui viviamo, le istituzioni che dovrebbero tutelarci si fanno invece scudo di ideologie retrograde e razziste per esercitare non si sa quale volontà politica o presunta tale. ArciLesbica XX Bergamo condanna pertanto ogni forma di razzismo e misoginia lesbofoba, ed è pronta a contrastare in ogni modo (lecito e legale) la dilagante intolleranza che sempre più, purtroppo, caratterizza la realtà che ci circonda”.

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