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L’angolo della psicologa, la prima rubrica di BGY: aspettiamo le vostre domande

Le domande potranno essere inviate alla posta di redazione di BGY - Be Young ( redazione@bgyoung.it ) e verranno pubblicate in forma anonima sul nostro giornale con le risposte dell'esperto.

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BGY, il giornale di Bergamonews fatto dai giovani per i giovani, è ormai online da 8 mesi, con più 700 articoli pubblicati e 100 ragazzi che in questi mesi sono diventati collaboratori di BGY- Be Young, desiderosi di prendere parte alla creazione del primo quotidiano online in Italia fatto interamente dai giovani. Sono stati molteplici gli argomenti trattati e le voci a cui BGY ha deciso di dare ascolto: da quella di Barbara riguardo al suo esame di maturità, a quella di Marco, giovanissimo giornalista di politica estera, dai viaggi in giro per il mondo fino alla vita quotidiana tra i banchi di scuola e d’università.

La giovinezza è l’età più bella della vita, ma sono anche gli anni dei dubbi, delle indecisioni, della crescita e delle domande senza risposta. Da oggi noi di BGY vogliamo non solo dare ai giovani l’opportunità di gridare forte quello che pensano, ma vogliamo dare anche l’occasione di poter capire di più di questi complicati anni grazie a rubriche tenute da esperti a cui fare domande e ricevere risposte. Le domande potranno essere inviate alla posta di redazione di BGY – Be Young ( redazione@bgyoung.it ) e verranno pubblicate in forma anonima sul nostro giornale con le risposte dell’esperto.

La prima rubrica che introduciamo è “l’angolo della psicologa”, tenuta dalla dottoressa Claudia Pelizzoli. 

“Sono psicologa e psicoterapeuta ad orientamento analitico transazionale. Nella mia attività mi definisco una professionista eclettica poiché amo declinare le mie competenze in differenti campi della psicologia. Oltre all’esperienza maturata presso l’istituto MPS come ricercatrice qualitativa sono da molti anni impegnata nell’attività di psicologa scolastica in vari istituti comprensivi della bergamasca, esperienza che mi ha permesso di conoscere in modo diretto e tangibile le problematiche degli adolescenti di oggi.

In particolare, nelle scuole secondarie di primo grado, mi occupo di:
– corsi dedicati all’educazione al benessere ed alla prevenzione dei comportamenti a rischio. Ne sono un esempio i progetti di educazione affettivo-sessuale, di prevenzione dai comportamenti di dipendenza, eventuali interventi sul gruppo classe,…
– sportelli d’ascolto. Si tratta di un servizio di consulenza offerto dalla scuola in cui gli studenti (ma spesso anche i genitori) possono chiedere al professionista sostegno ed, appunto, ascolto rispetto ai vissuti di fatica sperimentati.
Infine mi dedico all’attività di psicoterapeuta presso il mio studio privato, contesto in cui, ancora una volta, ho l’occasione di entrare in contatto con adolescenti, giovani adulti e/o genitori in cerca di un percorso che li sostenga nel raggiungimento di un maggiore benessere personale e familiare.”

Perché vuole aderire a questo nostro progetto e cosa vuole offrire ai giovani?

“L’interesse verso questa iniziativa nasce dal desiderio di offrire una maggiore informazione rispetto alle tematiche che li interessano (relazioni difficili sia a scuola che in famiglia, rischi legati alle dipendenze, bullismo, disturbi alimentari,…) e che sempre più spesso si trovano ad affrontare in modo solitario, magari cercando soluzioni e notizie sul web, uno strumento indubbiamente potente ed intrigante, ma allo stesso tempo anche carico di dati distorti o francamente scorretti che confondono ancora di più i ragazzi.”

Perché sono importanti queste iniziative per parlare con i giovani?

“Per lo stesso motivo per cui mi dedico alle iniziative scolastiche di educazione e prevenzione nelle scuole: per sostenere i ragazzi in una fase complessa della loro vita. Mi piacerebbe che adolescenti e preadolescenti potessero fruire di uno spazio in cui trovare risposta alle loro domande più profonde ed intime, quelle che faticano a porre agli adulti più vicini (genitori e professori) per motivi di imbarazzo, pudore o paura del giudizio. Mi piacerebbe risponderete approfonditamente alle domande dei ragazzi che la redazione riceverà in forma anonima. Quando ero ragazzina alcune riviste teen proponevano l’angolo dello psicologo, con un paio di lettere al mese…probabilmente il mio riferimento va in quella direzione.”

Anche in relazione alla Sua già avviata esperienza nelle scuole, Le sarà già capitato di rispondere a domande di adolescenti, quali sono le più diffuse?

“Semplicisticamente le identificherei in due tipologie di domande ricorrenti (generalmente esposte su mia richiesta tramite biglietti anonimi): quelle apparentemente più “tecniche e pratiche” e quelle di natura “emotiva e relazionale”. Le prime, in genere concentrate su temi come sessualità e dipendenze, sono volte a trovare risposte concrete che sciolgano dubbi, colmino vuoti conoscitivi o sfatino leggende metropolitane spesso lette sulla rete o sentite dai coetanei. Di solito sono domande che cominciano con l’incipit “E’ vero che….?” oppure “Mi spiegheresti esattamente cosa si intende per….” “Come comporta fare questo o quel tipo di azione/uso…” A queste domande cerco di dare risposte il più precise ed aggiornate possibile specificando, in totale onestà, ai ragazzi di non essere né un’infettivologa né una ginecologa. Ciò su cui mi concentro però è anche il bisogno psicologico sotteso a quelle domande: ci riconosco dell’attrazione morbosa verso alcuni comportamenti di dipendenza? Scorgo delle paure eccessive ed immotivate verso l’esperienza con l’altro sesso? O al contrario una banalizzazione dei rischi che droghe e sesso senza precauzioni possono comportare? E’ su quello che concentro tutte le energie ed attivo le mie competenze. La seconda tipologia invece riguarda domande con un taglio più introspettivo e legato all’esperienza personale. In questo caso i temi possono essere i più disparati ma quasi sempre il focus si orienta sui vissuti di malessere sperimentati verso se stessi (cutting, disturbi alimentari, problemi di autostima…) e/o con le persone care (fatica nell’integrarsi con i pari, tensioni con i genitori, problemi scolastici,…). Sono domande più delicate che lasciano trasparire il bisogno di sentirsi accolti, capiti e consigliati da un adulto sentito come competente ed affidabile.”

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