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Pillole rock, come fare i bulli coi vostri amici millantando sconfinate conoscenze foto

Rory Gallagher rifiuta gli Stones o la gaffe di Sinatra con Lennon e McCartney....

Filippo Sella vi aiuta a fare i bulli coi vostri amici millantando sconfinate conoscenze rock. Ecco alcune “pillole”

Il grande rifiuto

Rory Gallagher, guitar hero irlandese tra i ‘70 e gli ‘80 rifiutò di entrare a far parte dei Rolling Stones e dei Deep Purple.

I primi nel ’74 devono sostituire Mick Taylor alla chitarra solista. Il grande bluesman ha deciso di abbandonare il gruppo, non condividendo le scelte stilistiche degli Stones che virano verso una musica troppo commerciale. In realtà, si saprà anni dopo, lascia per gravissimi problemi di droga.

Viene contattato Rory Gallagher, si fanno delle jams (da cui nascono “Star me up” e “Miss you”). Rory però vuole gestire il Suo gruppo, come l’ultimo degli indipendenti, senza compromessi, senza inseguire il successo a tutti i costi, imbracciando la Sua Stratocaster sverniciata, in camicia di flanella a scacchi e scarpe da tennis… alla fine ognuno va per la propria strada.

Stesso discorso con i Purple. Nel ’75 Ritchie Blackmore, chitarrista/autore di tutti i riff esplosivi della band, lascia i Deep Purple per formare i Rainbow. I rumors indicano Rory Gallagher come il sostituto perfetto. In realtà, il gruppo si sta allontanando dal blues che Gallagher  conosce come pochi, per abbracciare sonorità più funky e jazz.

Verrà reclutato il funambolico Tommy Bolin (vd. “Spectrum” di Billy Cobham), tanto geniale quanto fragile, per un solo album (“Come taste a band” ’76) e una tournée’ asiatica disastrosa a causa della dipendenza da eroina del nuovo membro della band. Morirà per overdose nel dicembre del 1976.

Tornando al nostro eroe, Rory, mai pentitosi delle scelte fatte, verrà considerato uno dei più grandi e puri chitarristi di sempre, con oltre una ventina di album pubblicati tra studio e live. Muore a 47 anni nel 1995 per complicanze a seguito di un operazione di trapianto di fegato.

Shine on you crazy diamond

Giugno 1975, i Pink Floyd stanno terminando le registrazioni del loro ottavo Lp, dedicato all’amico Syd Barret, fondatore, leader della band e autore dei primi pezzi psichedelici che hanno fatto conoscere i Floyd al mondo. L’album narra della pazzia di Syd e del senso di colpa che gli altri componenti della band nutrono nei suoi confronti. Infatti, con Barret sotto l’effetto degli acidi di cui abusava, la situazione non era più gestibile e per questo nel 1968 venne allontanato dal gruppo.

Giugno 1975 dicevamo…  Durante la fase di mixaggio dell’album che poi si sarebbe chiamato “Shine on you crazy diamond”, in studio compare uno strano figuro con le sopracciglia rasate, obeso, in impermeabile e scarpe da tennis, un sacchetto di plastica in mano e uno spazzolino da denti che spunta dal taschino dell’impermeabile. I Pink Floyd lo osservano attoniti per poi riconoscere in lui l’amico Syd Barret.

Scoppiano tutti a piangere. Recatisi poi al party per festeggiare il matrimonio del bassista Waters, Barret non proferisce parola. Salvo quando gli viene chiesto del perché continui a pulirsi i denti con lo spazzolino. Risposta: “A casa ho un frigo gigante pieno di carne di maiale”. Brilla diamante pazzo, brilla ….

Uova strapazzate a colazione

Paul McCartney si sveglia una mattina del 1965 con una melodia in testa ma non sa dove l’ha già sentita. Non si ricorda se l’ha sognata o ascoltata e allora chiede agli altri Beatles se a loro ricordasse qualcosa. In realtà è solo frutto del suo genio e non assomiglia a nessuna altra canzone; sarà uno dei maggiori successi di sempre con oltre 3.000 cover.

La parole inizialmente non ci sono c’è solo questa splendida melodia su cui canticchia: “Screbbled eggs oh, I love your legs” (uova strapazzate oh, amo le tue gambe). Do not disturb genius at work…

Il sonno dei giusti

Ancora 1965, ancora canzoni epocali nate nel sonno.

I Rolling Stones sono in Florida in albergo. Keith Richards ha sognato un riff di chitarra di quelli che lasciano il segno. Si risveglia di soprassalto e registra quel che ricorda aggiungendo le parole “I can’t get no satisfaction”. Si riaddormenta dimenticandosi di spegnere il registratore, la mattina si ritroverà due minuti di una canzone meravigliosa che ancora, a distanza di oltre 50 anni, i fan di tutto il mondo vogliono nella scaletta dei concerti. E… 40 minuti di russate.

Gaffe d’autore

Non tutti sanno che il grande Frank Sinatra, durante un concerto, si complimentò con il duo Lennon/McCartney per la loro canzone più bella,  “Something”. Peccato che l’autore in realtà fosse George Harrison che l’aveva dedicata alla allora moglie Pattie Boyd, poi moglie di Eric Clapton.

L’immagine di Paul McCarney è gentilmente offerta da Stefanino Benni

 

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