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Parcheggi rosa a Pontida, Emma Bonino: “Siamo tornati ai tempi di Rosa Parks?”

La storica esponente dei radicali cita due esempi storici per condannare il regolamento: dall'attivista afroamericana a "La banalità del male" di Hannah Arendt con la quale invita a non sottovalutare anche il minimo episodio di intolleranza.

“Mi sembra di essere tornata ai tempi di Rosa Parks e dei posti separati tra bianchi e neri sugli autobus”: Emma Bonino, a Bergamo per sostenere la raccolta firme della campagna “Ero straniero”, commenta così la notizia dei parcheggi rosa a Pontida, regolamento che prevede cinque canoni ben precisi per poter avere diritto a posteggiare in appositi spazi, ovvero essere donna, essere residente a Pontida, essere in fase di gestazione o di puerperio, essere appartenenti a un nucleo familiare naturale ed essere cittadina italiana o di un paese membro dell’Unione Europea.

Così Emma Bonino torna indietro al 1955, al gran rifiuto dell’attivista afroamericana su un bus a Montgomery, quando disse di no alla richiesta di cedere il proprio posto a sedere a un bianco: “È un regolamento discriminatorio oltre che stupido – commenta – Non so se queste donne dovranno circolare con qualche documento di riconoscimento o con una qualche autocertificazione che ne attesti l’idoneità”.

Ma non è l’unico accostamento storico citato dalla storica esponente dei radicali, già ministro, che ripensa anche a “La banalità del male” di Hannah Arendt: “Per parcheggiare dunque bisogna essere donne italiane, europee e far parte di una famiglia naturale. Su questi episodi non si scherza perchè l’intolleranza nasce dai piccoli gesti che se non vengono contrastati poi mettono le radici e tornare indietro è molto difficile”.  

 

 

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