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Brillanti sui social, timidi dal vivo: studenti intimoriti dal primo giorno di scuola

Oggi molti giovani e giovanissimi bergamaschi sono tornati tra i banchi di scuola e, come consuetudine, noi di BGY non potevamo mancare.

L’estate è finita, le vacanze appartengono ormai al passato: è arrivato il momento di tornare alla reale vita di tutti i giorni, con il solito trantran. Oggi molti giovani e giovanissimi bergamaschi sono tornati tra i banchi di scuola e, come consuetudine, noi di BGY non potevamo mancare.

primo giorno di scuola

Quando mi hanno proposto di andare a fare qualche chiacchiera con gli studenti dei Licei Lussana e Secco Suardo ho pensato “Perché no? Sarà divertente, sarà come rivivere ancora una volta il mio primo giorno di scuola a distanza di parecchi anni”. Di certo una ragazza come me, in procinto di concludere la mia laurea in Giurisprudenza e che ricorda con tanta nostalgia i tempi delle superiori, non poteva non accettare senza esitazioni.
Il primo giorno di scuola, come l’ultimo, è sempre stato un gran caos: dopo tanti mesi, in cui quasi mai si riesce a stare in contatto con tutti i compagni, ci si ritrova tutti insieme con la voglia o meno di ricominciare. Devo dire, come è giusto che sia, che le cose non sono per nulla cambiate: alle ore 7.30 gli ingressi delle scuole erano colmi di ragazzi.
Mi intrufolo così tra gruppetti di adolescenti del Secco pensando di ricevere largo consenso: le aspettative si sono però rivelate ben diverse dalla realtà. Ogni mio tentativo di mimetizzarmi tra la folla si rivela totalmente inutile: la differenza tra me e loro è più che evidente ed è stata percepita da me come qualcosa di insormontabile. Come se non bastasse, non appena mi avvicino agli studenti per porgere qualche domanda vengo guardata da questi come se fossi il più atipico e singolare dei soggetti lì presenti o, più semplicemente, gli interlocutori sono diventati paonazzi e gentilmente hanno declinato la mia proposta. La motivazione è sempre la stessa: “Mi spiace tantissimo non rispondere alle tue domande, ma mi vergogno a comparire in video”. Se non fosse stato per due coraggiose e simpaticissime ragazze, che si sono ben prestate a rispondere a qualche veloce domanda prima del suono della campana, sarei tornata in redazione a mani vuote.

Come è possibile che la generazione più influenzata da internet e dai social non trovi il coraggio di fare qualche breve osservazione sul primo giorno di scuola davanti ad una video camera? Eppure non mi sono aggirata tra gli studenti con videocamera professionale e cameraman, ma con in mano uno smartphone, proprio uno di quelli che i più giovani usano per fare video, foto e selfie che poi vengono postati su Instagram, Facebook, etc.
Quello che è apparso evidente, è che molti di loro sembrano intimiditi non tanto dal fatto di essere ripresi da un cellulare, quanto da come possono apparire in video e da quello che altri, magari loro coetanei, potrebbero pensare vedendoli sul giornale. Una cosa che per una ragazza di quasi 25 anni risulta innocua, per uno di 17/18 anni può non essere altrettanto.
Decido quindi di andare davanti al Lussana pensando di avere più fortuna, ma anche in questo caso mi sono sbagliata. Ormai senza speranze, mi rivolgo ad un gruppetto di ragazzi, i quali, ancora più timidi delle ragazze, a fatica mi rivolgono la parola. La risposta di uno di loro mi ha particolarmente colpito: “Guarda è il primo giorno di scuola, non ho voglia di parlare e non sono proprio dell’umore”.

È inevitabile che la cosa mi abbia fatto sorridere. In un momento della vita in cui mi trovo al termine del percorso universitario, a chiedermi se ho scelto e se sto andando per la giusta strada, a fare i conti con un mondo difficile che conosco ancora troppo poco e un futuro totalmente incerto in cui devi sgomitare per trovare un posto dignitoso, penso con grande malinconia ai miei primi giorno di scuola e li ricordo con piacere. Il liceo è stata una bella parentesi: con molti dei miei ex-compagni di classe sono nati legami forti e indissolubili, con alcuni di loro ho condiviso e condivido ancora le gioie e soprattutto i dolori della vita universitaria. Le mail che non ricevono mai risposta; gli appostamenti che durano ore davanti all’ufficio del professore, che quando finalmente arriva in dipartimento, senza un saluto o uno sguardo, firma il documento e richiude la porta dietro sé; le commissioni di esami che sembrano non avere nemmeno un briciolo di umanità e, ovviamente, l’immancabile assistente, uomo o donna, la quale, convinta di aver fatto grandi passi nella propria carriera lavorativa, rende i 25 minuti seguenti di interrogazione una esperienza estenuanti. Così, giusto per elencarne alcuni… Tutti, ahimé, momenti di sconforto che ti fanno rimpiangere i tempi passati e ti fanno credere che le versioni di greco e latino fossero una passeggiata.

Ma questi, come si suol dire, sono tutti pensieri che arrivano col senno di poi. È comprensibile che il primo giorno di scuola non sia facile per tutti. Ed è proprio a coloro che oggi hanno fatto fatica ad alzarsi che voglio augurare buon anno scolastico, che sia bello, indimenticabile e pieno di soddisfazioni. Un pensiero speciale ai maturandi che leggeranno questo articolo, non fatevi spaventare da ciò che ho scritto sull’università: ho imparato a mie spese, che, come tutte le cose, ha del buono e del cattivo, ma sarà comunque un altro splendido capitolo della vostra vita che dovete assolutamente vivere e sperimentare. Per il momento posso solo auguravi un buon primo ultimo giorno di scuola, lo ricorderete per sempre.

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