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Regione rifiuta di costituirsi parte civile contro Formigoni, Bruni: “Stimati milioni di euro di danni”

Il capogruppo regionale del Patto Civico, Roberto Bruni: "Con una scorrettezza istituzionale inaccettabile, la maggioranza rinuncia a partecipare all’accertamento della verità su fatti che hanno arrecato a Palazzo Lombardia un pesante danno di immagine e patrimoniale”

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“Registriamo il totale imbarazzo del centrodestra nel rifiutare la costituzione di parte civile di Maroni in nome e per conto della Regione nel processo contro Roberto Formigoni e altri all’udienza preliminare del prossimo 2 ottobre. La maggioranza, con una scorrettezza istituzionale inaccettabile, rinuncia a partecipare all’accertamento della verità su fatti che hanno arrecato a Palazzo Lombardia un pesante danno di immagine e patrimoniale”.

Così dichiara il capogruppo regionale del Patto Civico Roberto Bruni  dopo che Lega e alleati in Aula hanno bocciato la sua mozione, sottoscritta anche da Pd e M5s. Nel documento Bruni chiedeva la costituzione di parte civile della Regione nel procedimento che vede coinvolti, oltre a Formigoni, anche l’ex direttore generale della sanità Carlo Lucchina, l’ex sottosegretario Paolo Alli e la dottoressa Simona Mariani già direttrice generale dell’ospedale di Cremona, per l’acquisto del macchinario radioterapico Vero effettuato dall’Ao di Cremona con fondi regionali, senza gara e per un prezzo pari a circa il doppio del costo effettivo, fatto per cui è già stato condannato per corruzione l’ex consigliere Massimo Guarischi.

“Peraltro è del tutto iniquo che si usino due pesi e due misure. La Regione – spiega Bruni – si era costituita parte civile contro Guarischi ottenendo la condanna dell’imputato al risarcimento dei danni. Non si capisce perché ora che è stato richiesto il rinvio a giudizio anche di persone ritenute concorrenti nel compiere il reato, non si debba di nuovo agire in tal senso.

L’indirizzo adottato dalla Giunta il 5 dicembre 2016 di preferire alla costituzione di parte civile la proposizione di un’autonoma azione di richiesta danni dopo l’accertamento penale dei fatti è in linea generale discutibile. Ma soprattutto, è evidente come questo caso specifico rientrasse comunque in una delle eccezioni previste, in considerazione del coinvolgimento di figure apicali della Regione, a partire proprio dall’allora presidente, e della gravità di un danno per milioni di euro. Per negarlo la maggioranza si è dovuta arrampicare sui vetri, con un atteggiamento davvero ingiustificabile”.

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