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Primo giorno di scuola, il prof: “Tante novità, ma al primo posto ci sono gli studenti”

Abbiamo intervistato il professor Vincenzo Cubelli, docente di latino e greco del Liceo Classico Paolo Sarpi distaccato all'Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, per conoscere le novità di questo nuovo anno scolastico e "il primo giorno di scuola" secondo il mondo dei docenti

Settembre significa un’unica cosa per gli studenti: ricomincia la scuola. Si ritorna al solito tram tram, alle levatacce, ai pullman delle 7 del mattino (se non prima), ai compiti a casa e alle verifiche. Anche se, dopotutto, ci sono anche aspetti positivi nel ricominciare, come ci racconta Giuseppe Alberti, in BGY, il giornale di Bergamonews fatto dai giovani per i giovani.

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Ma l’inizio del nuovo anno scolastico significa dover ricominciare anche per i grandi, i nostri prof. Abbiamo intervistato il professor Vincenzo Cubelli, docente di latino e greco del Liceo Classico Paolo Sarpi distaccato all’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, per conoscere le novità del nuovo anno scolastico e “il primo giorno di scuola” secondo il mondo dei docenti.

Quali sono le novità dell’ anno scolastico 2017-2018? Inizierà con tutti i professori in regola?

“Anche l’anno scolastico 17/18 avrà inizio con riti non diversi rispetto agli anni precedenti: la ricerca dei supplenti innanzitutto, anche se grazie alle assunzioni in ruolo a seguito del concorso appena concluso, le cose dovrebbero migliorare rispetto al precedente anno (in cui si registrarono molte difficoltà). E poi le novità: gli studenti dell’ultimo anno delle superiori porteranno a termine il loro percorso di alternanza scuola lavoro (200 ore ai licei, 400 ai tecnici) e ne renderanno conto all’esame di stato. Le prove Invalsi si sottoporranno ad un restyling tecnologico: saranno infatti computer based. Gli studenti di terza media affronteranno un nuovo esame conclusivo, in attesa che nel 2019 anche gli studenti delle superiori si cimentino con le novità del nuovo esame di stato. Queste forse le novità più rilevanti: ma mi piace di più pensare alle novità che ogni studente troverà nel suo ingresso a scuola e che contribuiranno ad arricchirne – mi auguro – la vita.”

La ministra Fedeli ha annunciato superiori in 4 anni e periodo Erasmus nel corso del liceo. Qualche classe partirà con questa sperimentazione? E qual è la sua opinione in merito?

“Spesso la stampa riduce a proclami pubblicitari operazioni ben più complesse: la riduzione delle superiori a 4 anni, o comunque la necessità di allineare l’uscita dei nostri studenti a quella dei coetanei europei, e l’implementazione della mobilità degli studenti sono obiettivi importanti a cui tendere. Si tratta dunque di sperimentazioni di rilievo che tuttavia devono essere sviluppate non in modo estemporaneo ma così da poter acquisire rilevanza strutturale. Pertanto sono di grande importanza la determinazione e la convinzione delle scuole che aderiscono alla sperimentazione e la sensibilità dei docenti nel leggere la mobilità come opportunità di apprendimento formale, informale e non formale per gli studenti. Non mi risulta che il liceo Sarpi aderisca alla sperimentazione (viceversa sono in aumento gli studenti che partecipano alla mobilità).”

Si ricorda il suo primo giorno di scuola? Può raccontarcelo?

“Il primo giorno di scuola di cui ricordi qualcosa è il primo giorno della mia IV ginnasio (allora si chiamava così e tutti capivano). La mia professoressa, senza batter ciglio, spiegò alla classe intera il Cantico delle creature di San Francesco: un po’ perché non capivo nulla, un po’ perché mi sembrava un gioco, trascorsi il tempo a giocherellare con una banconota in lire (sic!), cosa che il giorno dopo fu fatta notare a tutta la classe come atteggiamento disdicevole. L’episodio non ha molto di divertente, ma per me è stato fondamentale: da docente mi sforzo sempre di guardare gli occhi dei miei studenti per vedere se si sono persi nel mare dell’incomprensione. E allora cerco di recuperarli…”

Come è cambiata la scuola da allora?

“La scuola è naturalmente cambiata molto da allora: le famose competenze di cui oggi tanto si parla erano acquisite anche allora, ma per via diversa. Sulla base delle conoscenze conquistate con studio “matto e disperatissimo” ciascuno di noi doveva in piena autonomia costruirsele. E’ stato difficile, ma non smetterò mai di ringraziare quel tipo di scuola che tanto mi ha fatto crescere. Oggi, come dicevo, molto è cambiato: i ragazzi sono in cerca di accettazione dai loro coetanei e di gratificazione narcisistica da parte degli adulti di riferimento. Ciò è la conseguenza di una debolezza di fondo che si accompagna ad una conoscenza del mondo di gran lunga superiore a quella che la mia generazione possedeva: troppi insegnanti tuttavia non valutano questi cambiamenti e costruire una fruttuosa relazione educativa senza averne coscienza diventa operazione difficile se non fallimentare in partenza.”

Il nostro giornale dei giovani ha pubblicato il “primo giorno di scuola” di un ragazzo di 17 anni. Cosa vuole augurare ai giovani che iniziano la scuola? Qualche consiglio da prof a studente sulle regole di sopravvivenza?

“Le regole di sopravvivenza sono il mio forte! Ogni anno le elenco ai miei studenti nel tentativo di rafforzare quella debolezza di cui sopra: cerco di spiegare loro che una valutazione scolastica non è per nulla un giudizio sulla persona e quindi di non farsi abbattere da un brutto voto (ma con la serena consapevolezza che siamo bravi in qualcosa e meno bravi in qualcosa d’altro). Ma soprattutto spiego loro che devono imparare ad avere a che fare con tanti professori diversi, e questo implica la capacità di sapersi relazionare in modo diverso e accettare le diversità. Con la postilla che non sempre i professori ne sono a loro volta capaci e che quindi spesso gli adulti nella relazione sono proprio loro, i ragazzi. Di solito funziona!!! Ma in fondo credo che sia anche un po’ vero…”

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