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Per noi matricole non suona la campanella: primo giorno di scuola da adulto

"Il primo giorno di scuola, dopo la maturità, ti ricorda che il posto dove hai passato un quarto della tua vita non fa più parte di una routine." L'inizio della scuola secondo il nostro Gian Marco Ragusa

Sveglia delle 6:38 off, niente più pullman di prima mattina, con le cuffie nelle orecchie; niente più camminate verso quel cancello, con gli occhi accecati dal sole che sorge; niente più caffè alla macchinetta, il più amaro mai bevuto, ma necessario; niente più entrare in classe in ritardo, dopo il suono della campanella.

Il primo giorno di scuola, dopo la maturità, ti ricorda che il posto dove hai passato un quarto della tua vita non fa più parte di una routine che sta cambiando giorno per giorno, in cerca di un equilibrio che è sempre più difficile da trovare, perché i segni non sono sempre discordi, perché la risultante non è mai zero. Il quattordicesimo primo giorno di scuola è il più particolare: lo si vive da fuori, ti fa realizzare che è finito un tempo e ne inizia un altro, ti dà una pacca sulla spalla, ti dice che è il momento di crescere, di entrare di petto nel mondo del lavoro, dell’università, di metterti in gioco con i mezzi che fino a qualche tempo prima non avevi, o di cui non eri consapevole.

Per capire l’importanza che la scuola ha (e capirla davvero, non solo inseguendo il mito del “pezzo di carta”) bisognerebbe viverla per quello che è, senza il timore di un numero rosso sul registro, ma con la consapevolezza che forse non ogni riga dei libri studiati tornerà nel pratico della vita, ma tanti dei minuti vissuti lì dentro, sì. Mentre la frequentiamo, pensiamo che essa sia qualcosa che non ci riguarda, che sia lontana da noi perché la viviamo come oggetti, non come soggetti. E quando il tempo passa e passa la maturità, ci si allontana e la prospettiva si allarga: ci si accorge che si era complementari alla scuola, che noi facevamo parte di lei, come lei faceva parte di noi.

I tanto odiati libri che abbiamo dovuto studiare andranno venduti, magari conservati su uno scaffale, dentro a una scatola, riaperti tra qualche tempo o forse mai; quello che ci è successo, e tutto quello che ci è rimasto degli ultimi cinque anni, sarà con noi tutti i giorni, lo porteremo nel nostro fardello e andremo a cercarlo lì dentro, mentre cercheremo di diventare grandi. L’inizio dell’ultimo anno delle superiori, ci ha illuso che fosse l’ultima volta che avremmo provato quelle sensazioni. L’ultimo primo giorno di scuola è quello dopo la maturità, quando ci sembrerà strano non essere lì per prenderci i posti in ultima fila, quando le emozioni saranno diverse, ma in fondo sempre le stesse, per quello che ci attende; quando realizzeremo veramente di essere fuori, ma saremo lì col pensiero, e inizieremo la nostra scoperta del mondo, liberi.

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