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La malaria e i leghisti: i giorni della febbre

Mattia Feltri, nel suo "Buongiorno" su La Stampa (leggi qui) in poche righe ironizza sulle prese di posizione (al Sangiovese) di alcuni leghisti doc, tra cui anche il bergamasco Toni Iwobi.

Mattia Feltri, nel suo “Buongiorno” su La Stampa (leggi qui) in poche righe ironizza sulle prese di posizione (al Sangiovese) di alcuni leghisti doc, tra cui anche il bergamasco Toni Iwobi.

Sono giorni gloriosi per la Lega. Lunedì il senatore Paolo Arrigoni ha sostenuto che l’obbligo di vaccinazione serve soltanto ad accontentare le multinazionali farmaceutiche. Ieri Toni Iwobi, responsabile leghista per sicurezza e immigrazione, ha chiesto frontiere chiuse ed espulsioni di massa. Commentava il caso della bimba di quattro anni morta di malaria a Brescia. In realtà sul tema si è esercitata anche Forza Italia: il deputato Michela Biancofiore ha ipotizzato che la bimba si sia ammalata a causa di una zanzara sbarcata a Lampedusa e poi arrivata a Trento (una sorta di Zanzarinik, evidentemente).

Ora, visto il clima, a ricordare che si sta parlando della morte di una bimba di quattro anni, e di una famiglia devastata, si rischia il titolo di buonisti. Forse (chissà) avrà più successo ricordare agli estrosi leader che si è tali se si producono analisi un po’ più elevate di quelle che potrebbero produrre alcuni di noi dopo una bottiglia di Sangiovese. Però i punti più importanti sono altri due. Primo, secondo uno studio decennale di Lancet, ogni anno vengono importati in Italia 637 casi di malaria, la maggior parte dei quali attraverso voli commerciali, non barconi. Secondo, dopo 30 anni di studi, che sarebbero stati di più senza i finanziamenti di Bill Gates, è pronto il vaccino contro la malaria che l’azienda farmaceutica inglese GSK sta somministrando in Ghana, Kenya e Malawi, dove le zanzare uccidono un bambino ogni due minuti. Ah, le parole chiave di questo articolo sono malaria, vaccino e multinazionale.

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