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Nodo di Pontesecco, un cantiere e quattro appunti per cambiare la mobilità

Il cantiere svela, oltre a risolvere in parte il traffico in quell'area, una più grande verità: per operazioni così complesse e sovracomunali serve un tavolo che veda protagonisti tutti i paesi dell'hinterland. Che si chiami "Grande Bergamo" o con un altro nome poco importa, serve una sinergia comune dove i confini sono indefinibili o non ci sono più.

Sono centinaia gli automobilisti che in questi giorni stanno accumulando ore in coda per raggiungere Bergamo transitando dal nodo di Pontesecco tra la città e Ponteranica.

Il cantiere è partito in ritardo per un disguido degli uffici del Comune di Bergamo, ma i disagi ci sarebbero stati anche in pieno agosto perché quelle due corsie che collegano la Valle Brembana alla città, e viceversa, contano ogni giorno migliaia di veicoli in transito.

La ditta vincitrice dell’appalto, comprendendo la situazione, ha messo in campo più squadre e sta lavorando velocemente per terminare al più presto il cantiere. I giorni di lavoro previsti sono 40, ma di questo passo ne serviranno molti meno per modificare quegli 80 metri della provinciale. L’intervento consiste nel restringere i marciapiedi per creare tre corsie (che in futuro potrebbero diventare 4) e facilitare in quel punto una maggiore fluidità del traffico.

Stando in coda in queste mattine c’è tempo per riflettere e notare alcune cose che appuntiamo.

Primo appunto. I lavori interessano i Comuni di Ponteranica e di Bergamo, ma hanno ripercussioni su molti paesi dell’hinterland bergamasco e della Valle Brembana. Quindi è facile mettere alla berlina questi due Comuni, ma se questi due enti non avessero trovato l’accordo e la sinergia quel nodo sarebbe rimasto tale e quale ancora per anni. La lezione da apprendere è che serve una grande Bergamo, l’idea lanciata dall’allora sindaco Roberto Bruni, è quanto mai attuale. Dopo lo snodo di Pontesecco gli altri Comuni a valle hanno pensato e stanno pensando a come intervenire per rendere scorrevole il traffico?
Da soli non si va lontano, qui serve una condivisione di energie per trovare soluzioni ad ampio raggio che non si limitino al confine del paese. Anche perché i confini non sono più così netti e definibili.

Secondo appunto. Fermatevi su un marciapiedi di via Pontesecco e osservate le auto: il rapporto è una vettura, un conducente. Poche le auto con più passeggeri. È facile capire che così si intasano sempre più le strade e che questa mobilità va cambiata. Bisogna investire e incentivare ad usare i mezzi pubblici e favorire il carpooling, ossia condividere i posti in auto. Sarebbe una scelta economica ed ecologica che guarda al futuro.

Terzo appunto. Manca una seconda via di accesso dalla Val Brembana alla città. Utile e necessario pensare al tram, come in Valle Seriana. E se non ci sono fondi pubblici, pensare ad una raccolta fondi da parte dei privati che utilizzano e utilizzeranno quel mezzo. Si investe oggi per un’opera utile e necessaria per noi e per le future generazioni. Se tutti coloro che in questi giorni si sono sfogati a più riprese sui social lamentandosi, versassero 10 euro ciascuno, saremmo a buon punto.

Ultimo appunto. Le colpe di questo non felicissimo cantiere sono individuabili, ma chi ci ha messo la faccia e ha affrontato di petto la situazione sono due persone, due amministratori di lungo corso: Claudio Armati, già sindaco di Ponteranica che sta monitorando passo dopo passo i lavori, che risponde a tutti gli insulti, e che ha fatto di questo tratto di strada una battaglia lunga una vita. L’altro è Marco Brembilla, assessore ai lavori pubblici, che ha fatto di tutto perché questi lavori partissero nonostante i ritardi burocratici e non si perdesse di nuovo un anno di attesa. L’alternativa era eseguire i lavori nell’agosto 2018. Per tutti gli altri assessori alla mobilità e sindaci non resta altro che segnalare, come avviene per certi luoghi circa il meteo, il “non pervenuto”. Ad Armati e Brembilla, scritti in ordine alfabetico, va un plauso: senza la loro testardaggine la coda di questi giorni gli automobilisti l’avrebbero vissuta ancora per le prossime stagioni a venire.

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