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Simone e i troppi morti sul lavoro: i sindacati scendono in piazza

CGIL, CISL e UIL di Bergamo hanno deciso di organizzare per venerdì 8 settembre un presidio davanti alla Prefettura di via Tasso

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Alzano i toni i sindacati confederali di Bergamo, perché gli appelli lanciati fino ad ora sembrano non aver dato grandi risultati: nel giorno del funerale de trentatreenne Simone Bergamaschi, morto il 1° settembre alla Ravago Italia di Mornico al Serio, schiacciato da sacchi di granuli di plastica, e nel giorno di un nuovo infortunio in un’azienda di Terno d’Isola dove un dipendente è rimasto ferito, CGIL, CISL e UIL di Bergamo hanno deciso di organizzare per venerdì 8 settembre un presidio davanti alla Prefettura di via Tasso (dalle ore 17.00).

“Chiederemo un incontro al Prefetto e richiameremo alle loro responsabilità tutti i soggetti deputati a garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro” hanno detto poco fa i tre segretari generali provinciali di CGIL, CISL e UIL, Gianni Peracchi, Ferdinando Piccinini e Amerigo Cortinovis, che parteciperanno al presidio. “Dopo il nono infortunio mortale dall’inizio dell’anno nella provincia di Bergamo è evidente che non sono stati sufficienti gli anni di azioni volte a promuovere la cultura della sicurezza. Non è bastato!”.

“La vita e la dignità della persone vengono prima dei risultatati economici e dei risultati produttivi: la priorità deve essere quella di far tornare a casa ogni persona, viva e integra, dopo un turno di lavoro” proseguono i tre sindacalisti. “Facciamo nostre le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando dice che ‘il nostro paese non può rassegnarsi a subire morti sul lavoro. E’ indispensabile che le norme sulla sicurezza nel lavoro vengano rispettate con scrupolo e i controlli devono essere attenti e rigorosi’”.

“Vanno instancabilmente promosse azioni concrete di prevenzione e investimenti su sicurezza e salute da parte delle imprese. Si deve spingere per un’adeguata formazione e per l’utilizzo dei mezzi di protezione individuali. Al lavoratore è necessario ricordare che il primo responsabile della sua sicurezza è lui stesso. Senza un’adeguata formazione non si può fare sicurezza, un lavoratore formato è un lavoratore più responsabile per la propria salute e per quella dei suoi colleghi. Confindustria e i rappresentanti della piccola e media industria e degli artigiani devono fare di più su questo tema: è necessario che dentro le imprese si affermino un’effettiva responsabilità sociale e ambientale, relazioni industriali partecipative e una contrattazione aziendale finalizzata anche al miglioramento continuo della sicurezza e degli ambienti di lavoro. Quello alla salute e alla sicurezza è un diritto primario e insopprimibile. Un diritto che deve entrare nella coscienza civile, nazionale e territoriale. Torniamo anche a ripetere che serve una ancor più incisiva azione preventiva da parte degli organi competenti. La cultura della sicurezza deve diventare patrimonio di tutti!”.

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