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Mtv Video Music Awards 2017: tra uragano Harvey, politica e accettazione di sé

Lo scorso 27 agosto al “The Forum” di Inglewood (California) si è svolta la 34esima edizione dei “Mtv Video Music Awards”, manifestazione organizzata dal canale musicale ogni ultima domenica di agosto per decretare i migliori video dell'anno.

Lo scorso 27 agosto al “The Forum” di Inglewood (California) si è svolta la 34esima edizione dei “Mtv Video Music Awards”, manifestazione organizzata dal canale musicale ogni ultima domenica di agosto per decretare i migliori video dell’anno.

pink video music awards

Il più premiato è stato Kendrick Lamar che con la sua “HUMBLE” ha trionfato in 6 delle 8 categorie in cui era nominato, altri riconoscimenti sono andati ad Ed Sheeran “Artista dell’anno”, alla coppia Taylor Swift – Zayn Malik “Miglior collaborazione” in “I Don’t Wanna Live Forever” (scritta per la colonna sonora di “Cinquanta sfumature di nero”) e Kanye West “Miglior Coreografia”.

L’aspetto glamour è passato un po’ in secondo piano, perché il pensiero era tutto per le vittime dell’uragano Harvey: la presentatrice Katy Perry ha ricordato più volte l’importanza di donare mediante la Croce Rossa e diversi artisti hanno rivolto un pensiero nel corso della serata alle vittime e chi stava affrontando un momento cosi difficile. Eventi come questo sono spesso occasioni per esprime il proprio parere anche su questioni di attualità: Paris Jackson – figlia di Michael- prima di annunciare il “Best Pop Video” ha condannato i fatti di Charlottesville e la reazione di Donald Trump:

“Dobbiamo mostrare a questi idioti della supremazia bianca nazista di Charlottesville che questa nazione ha come slogan la libertà e che abbiamo tolleranza zero per la loro violenza, il loro odio e le loro discriminazioni. Abbiamo il dovere di resistere a tutto questo” –tra gli ospiti c’era anche la mamma della ragazza che durante gli scontri è rimasta uccisa-.

Non è stata però l’unica frecciatina destinata al Presidente. Durante la sua esibizione, la cantante Pink indossava una tuta bianca da cui penzolavano dei nastri, solo un fermo immagine ha rivelato cosa portavano scritto: su quello di colore verde posizionato sul retro “Wake the fuck up” (“Svegliatevi c…”) sul rosso laterale “Fump Truck!” (l’anagramma di “Fuck Trump”). La stessa cantante americana si è resa protagonista di quello che a mio avviso è stato il momento più bello. Già l’arrivo sul red carpet con marito e figlioletta poteva far presagire qualcosa, non tanto per la famiglia al seguito – cosa ormai abbastanza normale, Beyoncé l’ha fatto lo scorso anno – quanto per il completo gessato indossato da tutti e tre.

Nel corso della serata è stata premiata da Ellen DeGeneres (un istituzione della tv americana e una delle maggiori sostenitrici del movimento LGBT) con il “Michael Jackson Video Vanguard Award” riconoscimento riservato agli artisti la cui discografia può vantare pezzi destinati a rimanere impressi nella scena musicale per sempre e andato nelle scorse edizioni ai Beatles, David Bowie, Madonna, U2… Fin dall’inizio della sua carriera nei primi anni 2000 è sempre stata considerata “diversa” in quanto non aveva nulla in comune con popstar come Britney Spears o Christina Aguilera dai fisici perfetti e voci cristalline, ma divenne in poco tempo la paladina di tutte quelle adolescenti che si sentivano escluse dalla società, perché non rispondevano ai canoni di bellezza imposti. A distanza di 15 anni non perde occasione per ribadire quanto sia importante accettarsi per quello che si è. L’ha fatto anche dopo questo premio, ma a rendere tutto più commuovente (o assurdo dipende dal punto di vista) è stata la dedica alla piccola Willow che a soli 6 anni si è già sentita “la più brutta della scuola” e “un maschiaccio con i capelli lunghi”, dopo un momento di incredulità le ha regalato l’insegnamento che tutti i suoi fan hanno fatto loro: mamma non ha mai cambiato la pettinatura o il suo fisico, perché glielo chiedevano gli altri, ma continua a riempire arene in tutto il mondo!

Sicuramente questo discorso sarebbe diventato virale alla stessa maniera di quello fatto da Patricia Arquette agli Oscar 2015 sull’uguaglianza di retribuzione tra donne e uomini (nel cinema e non solo), ma il fatto che ci fosse una bambina coinvolta ha obbligato tutti a riflettere su come già dalla più tenera età ci si possa sentire a disagio per il proprio aspetto. Ne sanno qualcosa anche Angelina Jolie e Brad Pitt che non hanno ostacolato la loro Shiloh più a suo agio con completi maschili che con gonne e bambole, cosi come tutte quelle famiglie che appoggiano e lottano insieme ai figli, perché possano avere il corpo che hanno sempre voluto quando non corrisponde a quello in cui sono nati.

Pink per la figlia ha creato una presentazione PowerPoint con gli artisti che hanno fatto del loro essere “diversi”un marchio di fabbrica, riuscendo a raggiungere il successo planetario. Vista la società in cui viviamo diventa importante per i genitori e la scuola spiegare fin da piccoli che ci sono diversi tipi di bellezza e non bisogna isolare chi è diverso, per evitare che una volta adolescenti si facciano del male – un appello a chi soffre di depressione l’ha lanciato Jared Leto ricordando l’amico Chester Bennigton “Se conoscete là fuori qualcuno che pensa che non ci sia più speranza, ascoltatemi: non siete soli. Condividete i vostri pensieri, non arrendetevi”- oppure possano bullizzarli, perché hanno la pelle di un altro colore.

Guardare questo tipo di eventi nonostante il fuso orario, mi piace non tanto per la gara in sé che spesso presenta metodi di votazione poco trasparenti o per i vincitori che puntualmente l’anno successivo avrò dimenticato e raramente corrispondono ai miei gusti, ma per gli aspetti “di contorno” : il red carpet, gli abiti, le performance e i discorsi che mostrano il “lato umano” di star in apparenza inarrivabili, ma che spesso si trovano la voce rotta dalle lacrime nel ringraziare la famiglia o incoraggiare chi suo malgrado sta vivendo momenti difficili a causa di calamità naturali, terrorismo, etc…

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