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Una domenica nel segno del Boss, e sant’Agostino si colora delle magliette dei fan fotogallery video

L'occhio si perde tra l'azzurro e il bianco del cielo e delle magliette che colorano gli spalti di sant'Agostino nel nome del Boss. E' questo il flash dell'intensa domenica, un evento lungo un giorno che ha visto protagonista il beniamino rock di tanti (tanti davvero) che, dalla provincia di Bergamo, ma anche da terre più lontane, hanno raggiunto Città Alta.

L’occhio si perde tra l’azzurro e il bianco del cielo e delle magliette che colorano gli spalti di sant’Agostino nel nome del Boss. E’ questo il flash dell’intensa domenica, un evento lungo un giorno che ha visto protagonista il beniamino rock di tanti (tanti davvero) che, dalla provincia di Bergamo, ma anche da terre più lontane, hanno raggiunto Città Alta per esserci, per ascoltare, per cantare, per celebrare una sorta di rito collettivo… un rito decisamente fuori dagli schemi.

bergamo racconta springsteen

Il “la” l’ha dato l’ideatore dell’evento Bergamo racconta Springsteen: Alberto Lanfranchi. Esattamente trent’anni fa lui, ragazzino e suo cugino Luca, hanno incontrato un po’ per caso un po’ per fortuna il Boss ad Asbury Park. E quel momento andava celebrato. Con un appuntamento sui generis studiato e preparato nei minimi particolari. Al posto delle cover band, per esempio, tre magnifici musicisti Fabio Piazzalunga, Guido Bombardieri, Michele Gentilini a reinterpretare dieci brani del nostro per chitarra, tastiere e sax, aggiungendo un tocco di preziosa originalità a canzoni già nella storia del rock.

Prima di loro, coordinati da un irresistibile Massimo Cotto, giornalista, dj e scrittore a cui Bruce ha cambiato letteralmente la vita, e da uno scoppiettante Fabrizio Pirola, il fondatore di West Radio che ha divulgato il verbo e i suoni di Springsteen tra i bergamaschi alla fine degli anni Settanta, Paolo Mazzucchelli, con Marco Bressanelli alla chitarra, ha accompagnato i presenti in un viaggio decisamente inedito tra le copertine dei dischi del cantautore del New Jersey. Un monologo denso di aneddoti simpatici e non solo anche quello di Davide Sapienza: lui quindicenne che, insieme a un amico se ne scappa in autobus a Zurigo al concerto del Boss.

E che dire del legame sorprendente (o forse no) tra il Boss, Sergio Leone ed Ennio Morricone? L’ha vissuto e regalato a un pubblico attentissimo Fabio Santini, altro giornalista, con tanto di esempi che scorrevano sul grande schermo.

Bergamo racconta Springsteen

Dal grande schermo nell’arco della kermesse iniziata a mezzogiorno e conclusasi a mezzanotte, ovviamente spezzoni di concerti, perché la musica la deve far da padrona quando si parla di Springsteen. Ma anche e ancora la musica dal vivo, per un inatteso momento lirico, è stata protagonista a metà pomeriggio con un ospite speciale: Alberto Fortis. Qualche ricordo insieme a un superfan, il nipote Simone Zaffiri, il legame tra Bruce e Dylan e poi l’omaggio: Forever Young del maestro Bobby incrociata con Settembre, per il compleanno del Boss (il 23). E una chicca di un altro artista a tutto tondo: Mother di John Lennon con tanto di chiusa sulle note della Sedia di lillà.

A proposito di chicche, la ciliegina sulla torta, incerta fino all’ultimo, osannata dai promotori e dai tifosi più accaniti, è giunta sugli spalti nel tardo pomeriggio per presenziare alla tavola rotonda: Claudio Trotta, ovvero colui che dal 1999 organizza i tour del Boss in Italia. Ne ha di storie da raccontare l’irruente manager della Barley Arts, ma buona parte del suo intervento si concentra su uno dei temi caldi del momento: la vendita dei biglietti, i secondary ticketing, il monopolio nel settore della musica: “Di indipendenti nel mondo siamo rimasti 4 o 5 – spiega – e sono sempre in aumento le difficoltà per una vendita ‘democratica’ dei biglietti di una superstar come Springsteen. Mentre sono sempre meno i biglietti venduti per tanti e tanti altri artisti. E questo avvantaggia gli speculatori mentre danneggia tutta la musica”.

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Una festa. Non solo leggera, nel segno del Boss, a cui ha partecipato con gioia Bergamonews. Lui, Bruce, non c’era, ma – come ha detto Massimo Cotto – in fondo, per quale ragione uno dovrebbe esserci quando c’è sempre stato?

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