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Risse al Pronto soccorso, raccolta firme del personale del Bolognini: “Vogliamo sicurezza”

"Chiediamo un servizio di sicurezza che permetta a noi di lavorare serenamente e di tutelare i nostri pazienti e degenti da furti nei reparti".

La sicurezza questa volta è una parola che viene invocata a gran voce dal personale dell’Ospedale Bolognini di Seriate. In alcuni punti della struttura ospedaliera (portineria, Cup, poliambulatori, il Pronto soccorso pediatrico-generale-e ostetrico e tra gli addetti alle pulizie) è partita una raccolta firme per richiedere con forza gli addetti alla sicurezza in ospedale dopo l’ultima rissa. (Leggi qui)

In fondo non chiedono molto di più, chiedono agenti di sicurezza come ci sono all’ospedale Papa Giovanni XXIII e alla Clinica Gavazzeni o Treviglio.

“Si chiede sicurezza dopo l’episodio recente di una rissa all’interno del Pronto soccorso – afferma Cristian Marchesi, dipendente e referente per la sicurezza dei lavoratori -. Le aggressioni verbali sono ormai all’ordine del giorno, e non è possibile sostenere questa situazione per noi che lavoriamo all’interno. Non si deve dimenticare che il Pronto soccorso del Bolognini conta 60mila accessi all’anno, quindi siamo una struttura che è un punto di riferimento per molti”.

L’ospedale è corso ai ripari promuovendo un corso per rispondere alle aggressioni al quale hanno partecipato i dipendenti del Pronto Soccorso. Ma non basta.

“Abbiamo una serie di denunce, dalla caposala che ogni giorno raccoglie le denunce dei nostri operatori” dichiara Marchesi.
Il fatto di non aver nessun posto di polizia e nessun agente di sicurezza permette l’accesso alla struttura sanitaria di persone pericolose, ubriachi, tossicodipendenti, alcolisti. Insomma, persone per le quali basta poco per far succedere ciò che non deve succedere in un Pronto soccorso, tanto più dove lavorano molte donne che sono esili di fronte ad aggressori forzuti.

“Noi siamo stipendiati per fare gli infermieri, non i buttafuori – conclude Marchesi -. Chiediamo un servizio di sicurezza che permetta a noi di lavorare serenamente e di tutelare i nostri pazienti e degenti da furti nei reparti”.

Sulla sicurezza all’interno del pronto soccorso del Bolognini, scende in campo anche la politica. Damiano Amaglio e Valentina Capelli, consiglieri Comunali Lista Civica Albatro Città di Seriate chiedono: “I recenti fatti di cronaca relativi alla rissa agostana presso il Pronto soccorso dell’Ospedale di Seriate hanno rimesso al centro del dibattito il tema della sicurezza nei luoghi pubblici, tema che nella fattispecie si declina tanto nella tutela sul posto di lavoro che nella serenità nel ricevere assistenza e cura. Il pronto soccorso è normalmente un luogo di “frontiera” su cui grava una domanda di servizio imponente, e quello dell’Ospedale Bolognini non fa eccezione gestendo decine di migliaia di accessi ogni anno. A breve verrà ampliato e potenziato attraverso investimenti considerevoli (si è parlato di 4 milioni di euro), la mole di lavoro non potrà che crescere e aumenterà l’esposizione al rischio”.

“Cosa si sta aspettando? – proseguono Amaglio e Capelli -. La cosa che impressiona e delude è apprendere come la legittima richiesta di maggiori tutele sia inascoltata da anni da parte della Direzione Generale. Nessun presidio, nessuna vigilanza, a differenza di quanto avviene nelle altre due Asst bergamasche; impietoso in particolare il confronto con il Papa Giovanni, dove operano 8 guardie dipendenti e 15 esterne (più 6 per il solo presidio di Borgo Palazzo). Come forza politica seriatese stigmatizziamo questa indifferenza e invitiamo a colmare questa grave lacuna. Lo meritano i dipendenti, lo esigono i cittadini. Perché, ad esempio, non reinvestire in sicurezza una parte delle non poche risorse ricavate dai parcheggi a pagamento?
L’Amministrazione Comunale di Seriate si attivi immediatamente presso l’Asst Bergamo Est – Ospedale Bolognini (della quale, per inciso, presiede l’Assemblea dei sindaci di distretto con il Vicesindaco Gabriele Cortesi) affinché venga garantita una maggior tutela tanto per chi vi lavora che per coloro che vi si affidano per ricevere cure ed assistenza”.

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