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Tregua di Natale, 1914: quando il calcio sconfigge (per un attimo) la guerra

“Il pallone aveva rimpiazzato le pallottole, e per la durata di una partita di calcio l'umanità aveva ripreso il sopravvento sulla barbarie." Davide Tombini, classe 1998, ci racconta un fatto storico sulla capacità del calcio di unire ed emozionare

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24 dicembre 1914. Ypres (Belgio), fronte occidentale.

Dopo circa 4 mesi e mezzo di fucilate e di sangue, la Grande Guerra stava per fermarsi di fronte ad un evento eccezionale. Si trattava di qualcosa mai visto prima e, se vogliamo, di inimmaginabile pensando a ciò che stava succedendo dal 3 agosto, giorno in cui la Germania aveva dichiarato guerra alla Francia. Quel 24 dicembre l’umanità stava per rivelarsi più sensibile del previsto, mentre la potenza delle armi si mostrava in realtà più fragile di fronte ad un pallone e a dei soldati troppo giovani per rinunciare a trascorrere un Natale, forse l’ultimo della loro vita, con il sorriso.

L’evento a cui si fa riferimento è la “Tregua di Natale” datata 1914, vale a dire quel periodo, compreso all’incirca tra il 24 dicembre dello stesso anno ed il 2 gennaio 1915, caratterizzato da un più o meno duraturo “cessate il fuoco”. L’iniziativa venne accolta con entusiasmo dalla maggior parte dei soldati coinvolti sul fronte occidentale: secondo un calcolo approssimativo, furono 100’000 i militari partecipanti a questa, per quanto paradossale, pace in guerra. La tregua non ebbe ugual durata nei vari settori in cui si articolavano le trincee, ma anche nel migliore dei casi dopo al massimo una decina di giorni si tornò a combattere; infatti, gli ufficiali condannarono severamente questa, seppur breve, pace ed obbligarono al riarmo i propri schieramenti: così, il frastuono causato dalle mitragliatrici tornò a fare da colonna sonora alle giornate dei soldati.

Come appena detto, la tregua non venne accolta positivamente ai piani alti delle varie forze in campo, le quali cercarono di mantenere le notizie circa lo svolgimento della suddetta pace il più nascosto possibile. Fortunatamente, però, le lettere inviate dai soldati arruolati e combattenti nelle trincee di Ypres alle rispettive famiglie furono numerosissime; così, grazie a questi documenti originali è stato possibile ricostruire quanto accaduto ed avere testimonianza di quello che, a mio modo di vedere, è uno dei più grandi eventi della storia delle due Guerre. Fidandoci delle parole di ragazzi che vissero sulla propria pelle le emozioni di quelle giornate, giungiamo quindi ad avere un quadro generale, seppur frammentario e non unanime, di quanto successe.

Prima di tutto, stando alle testimonianze dei partecipanti sembra certo che i primi segnali di un clima più disteso coincidessero con dei canti natalizi innalzati, tra una trincea ed un’altra, da gruppi di soldati tedeschi; a questi risposero, al di là della “no men’s land”, i nemici inglesi con simili melodie: questo fu il primo grande passo verso una “Heilige Nacht” ed una “Silent night”, una notte silenziosamente santa, finalmente priva dei rumori causati dal fuoco nemico. Da qui in poi si susseguirono altre iniziative, poco chiare purtroppo, che portarono al “cessate il fuoco” totale; tra queste, timidi sguardi sfociati poi in strette di mano e scambi di auguri, di cioccolato, di fotografie e di sigarette tra tedeschi ed inglesi che, ormai, più che nemici potevano considerarsi amici. Nei giorni immediatamente successivi, le dimostrazioni di solidarietà e di fratellanza si moltiplicarono fino a giungere all’evento che, a mio modo di vedere, più di tutti incarna il sentimento di unione raggiunto nell’occasione: la partita di calcio. Sempre stando alle testimonianze epistolari, che la suddetta partita di calcio venne disputata pare certo; alcuni dubbi rimangono invece circa il suo svolgimento.

Fidandoci di alcuni racconti, però, pare che l’adesione da parte dei militi di entrambe le nazioni fosse significativa, e che gli stessi gendarmi, trasformatisi ora in giocatori, si contendessero la vittoria su un campo le cui porte erano state create con elmetti e giacconi in luogo dei pali e dal pubblico come limite laterale. Calciato in aria un pallone, comparso improvvisamente dalla linea inglese (plausibile, dato che furono proprio gli inglesi gli inventori di questo magnifico sport), fu inevitabile l’esplosione di gioia ed entusiasmo: la partita fu senza dubbio confusionaria e chiaramente non tutte le regole vennero rispettate. Dopo alcune ore di gioco (tanto durò l’incontro), a quanto pare il match si concluse sul risultato di 3-2 a favore della Germania grazie ad un gol di un certo Fritz, ma non mancarono le polemiche: come racconta infatti un ragazzo inglese in una lettera, sembra che il gol della vittoria venne siglato in posizione di fuorigioco. Questo, però, a noi poco importa. In questa occasione più che mai il risultato ed i gol paiono superflui; ciò che conta davvero è aver partecipato, conta aver vinto contro la guerra e conta l’aver scritto una bellissima pagina di storia, tanto sincera quanto irripetibile.

“Il pallone aveva rimpiazzato le pallottole, e per la durata di una partita di calcio l’umanità aveva ripreso il sopravvento sulla barbarie”, così scriveva alla propria famiglia un soldato tedesco, consapevole di assistere ad un fatto straordinario.

Sembra una favola ma accadde davvero, grazie ad un gruppo di ragazzi coraggiosi, troppo giovani per smettere di inseguire i propri sogni, e grazie al calcio, uno sport che prima di tutto appassiona, unisce ed emoziona.

Calcio 1-0 guerra.

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