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Migranti nelle case confiscate alla mafia: “20 immobili pronti in Bergamasca”

L'idea del Viminale trova il gradimento di Francesco Breviario, referente del coordinamento provinciale Libera Bergamo: "Si poteva realizzare anche prima"

Usare i beni confiscati alle mafie per l’accoglienza degli sfollati dopo gli sgomberi. È l’ipotesi allo studio del Viminale, dove si è svolta una riunione tecnica con il ministro dell’Interno Marco Minniti per definire le linee guida relative all’utilizzo di edifici già confiscati alle mafie per far fronte all’emergenza abitativa.

Un’idea che trova il gradimento di Francesco Breviario, referente del coordinamento provinciale Libera Bergamo. Ecco il suo commento: “La proposta del Viminale ci pare positiva, gli immobili confiscati alle mafie possono costituire una risposta utile e preziosa all’emergenza abitativa e agli sgomberi.

Occorrono però alcune precisazioni. Già dal 2010, infatti, esiste un tavolo tecnico, promosso tra l’altro dal Ministero dell’Interno coinvolgendo diverse realtà insieme all’Agenzia nazionale dei beni confiscati alla criminalità organizzata, volto a migliorare e rendere più efficace la destinazione dei beni in gestione. Una stessa circolare dell’Agenzia nazionale, emanata nel 2011, ha promosso l’istituzioni di nuclei di supporto presso le Prefetture. La decisione annunciata in questi giorni, dunque, si sarebbe potuta avviare già tempo fa.

I beni confiscati alle mafie, inoltre, si dividono in «beni destinati» e «beni in gestione». I primi sono quegli immobili o quelle aziende che l’Agenzia ha già assegnato ai comuni, e in cui spesso sono già stati avviati progetti di riutilizzo sociale; i «beni in gestione» sono invece ancora quelli in capo all’Agenzia, dunque i più adatti a essere impiegati nell’emergenza abitativa. Tale soluzione potrebbe dunque permettere un passo in più. Moltissimi di questi beni versano infatti in condizioni critiche, in stato di abbandono o vittime dei danneggiamenti che i clan frequentemente mettono in atto come ritorsione all’azione dello Stato: si potrebbe ora cogliere l’occasione per un piano di intervento su questi immobili, così da recuperarli e favorire il processo di riutilizzo sociale, anche appunto in chiave abitativa.

In Bergamasca, i dati più recenti indicano 46 immobili confiscati alle mafie, di cui 26 già assegnati: molti di questi, dunque, accolgono già importanti attività di carattere sociale, mentre un’altra ventina può venire incontro a questa proposta. Si tratta di beni disseminati sia nel capoluogo che nel resto della provincia: anche questa riflessione è importante, perché sarebbe opportuno non focalizzarsi solo sui centri principali, ma operare in un’ottica di accoglienza diffusa”.

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