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Da Genghis Khan all’infinita steppa: la Mongolia di Seba e Claudio fotogallery

"Una storia fatta di steppe, cavalli, bambini che sorridono, di tramonti nel deserto." L'avventurosa quarta puntata del viaggio di Sebastiano Rota e Claudio Stroppa alla scoperta della Mongolia

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E’ davvero emozionante leggere i racconti di viaggio di Seba e Claudio. E’ sorprendente viaggiare con loro dall’europea Riga fino alle desolate steppe della Mongolia, dove ci hanno portato con questi ultimi resoconti. Sebastiano in un messaggio mi ha scritto che i loro occhi stanno vedendo paesaggi e vivendo momenti che non sono spiegabili con le parole e di lasciarsi conquistare dai brividi provati leggendo le sue parole e ammirando le fotografie.

Quello che lui non sa è che mi sto emozionando dalla prima puntata del loro viaggio.

E voi?

Ecco il racconto della Mongolia, la loro.

Mongolia.

Prima tappa: Ulaan Bataar.

Ulaan Baatar_ Seba e Claudio

Un mix non proprio omogeneo di cultura cinese, russa e mongola.
La città subito si mostra per quello che è: un cantiere a cielo aperto che probabilmente mai verrà completato.
Abbiamo preso un hotel a caso senza che ci abbiano fatto né il check-in né tantomeno il check out.
Due letti da una piazza e mezza, TV al plasma, terrazza e condizionatore per 9€ a notte.
Dopo aver visitato il Monastero di Gandantegchinlen Khiid, ci siamo ritrovati in una zona tra le più povere della città, inspiegabilmente in alcuni tratti allagata.
La condizione di povertà della Mongolia si mostra in tutto il suo cinismo in quella che dovrebbe essere una delle vie principali.
C’è chi vende della verdura, c’è chi corre in strada, ci sono bambini che giocano nelle pozze d’acqua tra le buche dell’asfalto.

Visita veloce al museo dei dinosauri, dove non è mancata l’occasione di dimostrarci autoctoni, almeno per quanto riguarda l’aggettivo, ed ecco il nostro secondo tatuaggio: Би амьсгалж байна, sto respirando.
È stato il mio settimo tatuaggio, e sicuramente è stato il più doloroso: la tatuatrice aveva la finezza di Big Show, probabilmente guarirà tra un paio di settimane.

Ci sono tre cose inutili ad Ulaan Baatar: i vigili, le strisce pedonali ed i taxi.
Nessuno dei tre è realmente ciò che dovrebbe essere, o forse lo è nella loro cultura e noi non capiamo nulla.
Curiosa anche le presenza di un locale Karaoke mediamente ogni 10-15 metri.
Spinti dalla curiosità, dopo aver cenato a base di carne di Yak, per ripararci dai quattro gradi della notte decidiamo appunto di rifugiarci in uno di questi locali interrati. Ci conducono in una stanza con un televisore e divani neri di pelle quattro ragazze con un listino prezzi in mano. Che strano karaoke.
Dopo aver ordinato un “bicchierino” di vodka, ovvero un bicchier d’acqua pieno di vodka fino all’orlo, abbiamo iniziato effettivamente a cantare, ed abbiamo continuato per un’ora.
Finiamo, paghiamo, torniamo in hotel e cerchiamo: i karaoke in Mongolia in realtà sono bordelli.

“Cos’hai fatto ad Ulaan Baatar?”
“Bhe, ho cantato per un’ora Miley Cyrus, Eminem ed i Coldplay in un bordello, ignaro di tutto mentre bevevo della vodka”
“Bhe, bene”.

Oggi ci aspetta Tsonjin Boldog, la statua equestre più grande al mondo dedicata, ovviamente, a Gengis Khan e nel pomeriggio ennesimo treno che dopo un viaggio di 700 km ci porterà a Zamyn Uud, al confine con la Cina nel bel mezzo del deserto del Gobi.

Tsonjin Boldog - Steppa mongola_ Seba e Claudio

Seconda tappa: Tsonjin Boldog – Steppa mongola.

Cosa rappresenti Genghis Khan per la Mongolia non è capibile fino a che non ti ritrovi a diretto contatto con questa.

Prendendo un taxi da Ulaan Baatar, in un’ora e mezza circa si arriva a quella che è la statua equestre più grande al mondo.
Chiaramente il nostro non era un taxi come lo intendiamo noi, ed alla guida ci ritroviamo un giovane Dominic Toretto che forse ha smesso troppo presto di sognare.
Sfrecciando nella steppa mongola tra tripli sorpassi, invasioni di carreggiata e brusche frenate, davanti ai nostri occhi passano le montagne, le infinite steppe e le baraccopoli fatiscenti.
Se la capitale ci sembrava povera era perché non avevamo ancora visto il suo interland.
Breve sosta per fotografare le aquile: come al solito mi sono emozionato di fronte a tali animali.
Ne ho una tatuata sul braccio e per me rappresenta un qualcosa di molto importante, banalmente, forse, ciò che ho dovuto essere nel tempo.

Tsonjin Boldog - Steppa mongola_ Seba e Claudio

Arrivati al cospetto di Genghis, non si può rimanere che schiacciati da tanta maestosità.
42 metri di statua che svetta nella pianura mongola, pronta a ricordarci che siamo di fronte ad uno dei personaggi più importanti nella storia dell’umanità.
Dalla sua sommità la vista è splendida, peccato per la giornata uggiosa che limitava la vista.
Rientrando inizia a piovere copiosamente, le strade si allagano e ciò ci crea un intoppo notevole: perdiamo il treno per Zamyn Udd.
Dopo esserci fatti rimborsare il biglietto della metà, ci dirigiamo verso l’hotel.
Ricordate la storia degli zero controlli? Niente check in e niente check out?
Ecco, prima di uscire avevo deciso di tenermi la chiave della stanza come ricordo.
Ed indovinate? Siamo entrati facendo finta di nulla, sorrisone alle portinaie e via di nuovo in camera.

Forse domani mattina avremo il treno che ci porterà a Sainshad, altra città nel deserto. Leggera variazione nel programma, ma va bene così.
C’era da aspettarselo no?

Aggiornamento: ci hanno sgamati in pieno.

Terza tappa: Tratta Ulaan Baatar – Sainshand

Non voglio scrivere molto, voglio che sia altro a parlare per me: la musica e le immagini.
Prendetevi 3 minuti e 40 secondi, prendetevi le cuffie, ascoltate “Where are you now?” dei Mumford and Sons e guardate le immagini.
Scorrerà una storia fatta di steppe, cavalli, bambini che sorridono, una testa fuori dal finestrino con i capelli scompigliati dal vento.
Scorrerà una storia di “Dove sei ora? Mi pensi mai nella quiete, nella folla?”, di tramonti nel deserto, di cittadine dimenticate ma non per questo morte.
Una storia di riflessioni sul futuro.
Se dovesse salirvi anche solo un piccolo brivido ecco, moltiplicatelo per mille e prolungatelo per 10 ore. È esattamente ciò che ho provato io oggi.

Ed è esattamente ciò che al mio ritorno, guardando bene nei miei occhi, vedrete riflesso nel profondo delle mie pupille.

Tratta Ulaan Baatar - Sainshand_ Seba e Claudio

LEGGI QUI LA DESCRIZIONE DEL LORO VIAGGIO

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