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Grande Guerra, Pillola 136: ritorno alla Somme, battaglia sopra ad un cimitero fotogallery

Tra Amiens e la Piccardia, in qualche settimana vennero azzerate le conquiste territoriali del Kaiserschlacht, riportando la guerra sui campi di battaglia di prima del 1918: i combattenti continuavano a massacrarsi per qualche chilometro di terra insanguinata.

La seconda battaglia della Somme iniziò il 21 agosto 1918, dopo che lo sforzo offensivo nel settore di Amiens era stato rallentato e, infine, arginato, dalle riserve prontamente fatte accorrere dal comando germanico. L’attacco, portato dalle truppe della 3a armata del BEF ebbe decisamente successo e costrinse i difensori a ritirarsi per una settantina di chilometri, fino alle loro linee di partenza primaverili, in cui si trincerarono il 2 settembre: in pratica, tra Amiens e la Piccardia, in qualche settimana vennero azzerate le conquiste territoriali del Kaiserschlacht, riportando la guerra sui campi di battaglia di prima del 1918.

Si manifestava di nuovo quell’oscillazione pendolare che insisteva con successo su alcune linee di avanzata, lungo le quali, però, gli attaccanti si esaurivano a vicenda, allungando i propri vettori logistici e, in pratica, arenandosi per esaurimento del dinamismo. Questo nulla toglie al grande successo dell’operazione: quando, il 31 agosto, gli australiani della 4a armata attraversarono il fiume Somme, incalzando il nemico in ritirata, gli alleati poterono indubbiamente festeggiare una vittoria importante. Già il secondo giorno dell’offensiva, i soldati britannici erano entrati nella devastata cittadina di Albert, dal campanile del cui duomo una statua della Vergine, inclinata in seguito ai continui bombardamenti, era diventata uno dei simboli più noti della guerra in Piccardia.

Il 29 agosto, dopo la cosiddetta seconda battaglia di Arras, era caduta Bapaume, tristemente nota come uno degli obbiettivi della prima, catastrofica, battaglia della Somme: a quel punto, l’avanzata sembrava inarrestabile. Il 2 settembre, le valorose truppe canadesi del Canadian Corps conseguirono una notevole vittoria, raggiungendo la propaggine più ad ovest della linea Hindenburg e costringendo le truppe germaniche a ritirarsi al di là del Canal du Nord, con i canadesi che riuscirono a conquistarne l’argine occidentale.

Ancora una volta, però, la formidabile capacità di ripresa delle truppe germaniche e la solidissima linea Hindenburg, che correva dall’Aisne ad Arras, bloccarono l’entusiasmo britannico, allontanando nuovamente il miraggio di una pace prossima. Bisognava ancora una volta ricominciare il paziente lavoro di assedio che aveva logorato i combattenti per quattro anni.

Il comando supremo alleato, dunque, elaborò un complesso piano di azioni offensive che avrebbero dovuto puntare alla conquista di Liegi, muovendo da varie direzioni, scardinando la linea Hindenburg in più punti. La prima fase di questa serie di operazioni avrebbe dovuto eliminare ogni saliente avversario, in modo da permettere che l’attacco finale avvenisse nelle migliori condizioni tattiche e strategiche: in questo contesto vanno collocate le due azioni di metà settembre contro Saint Mihiel, di cui si è già detto ed Epehy, che gettarono le basi delle più impegnative operazioni successive, passate alla storia come battaglia di Cambrai-St. Quentin.

In realtà, Foch aveva deciso di gettare nella mischia tutte le sue forze, tra Reims e le Fiandre, in un gigantesco attacco a scaglioni, che avrebbe dovuto iniziare con un’offensiva dell’AEF nel settore Mosa-Argonne, proseguire con un attacco congiunto nelle Fiandre e culminare con la conquista di Cambrai e lo sfondamento della linea Hindenburg. In conseguenza di ciò, fra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, le forze alleate, composte prevalentemente da statunitensi, australiani e canadesi, ottennero ulteriori importanti successi, che, in qualche modo, addolcivano le terribili perdite subite, nel frattempo, dall’AEF nelle Argonne: i soldati alleati riuscirono a penetrare nelle difese della linea Hindenburg in due settori, lungo il Canal de Saint Quentin e nei pressi di Cambrai, facendo scricchiolare il poderoso sistema difensivo voluto da Ludendorff.

La grande battaglia finale si stava sviluppando come una colossale piovra, con tre tentacoli principali protesi verso oriente: in alcuni settori essa colse notevoli successi, mentre in altri subì sanguinose battute d’arresto, tuttavia l’esito della partita sembrava ormai deciso. Le divisioni tedesche erano state corrose dall’ultimo anno di guerra: l’offensiva di primavera e la ritirata dalla Marna all’Aisne avevano consumato le energie della Germania, che non riusciva più a riempire i vuoti che avevano decimato i reparti, mentre l’industria bellica non era in grado di rifornire adeguatamente i reparti al fronte.

Mentre, settimana dopo settimana, ci si avvicinava all’inevitabile resa tedesca, però, sui campi di battaglia del Belgio e della Francia orientale, milioni di soldati continuavano ad affrontarsi in scontri violentissimi, e molti di loro non sarebbero più tornati alle proprie case o lo avrebbero fatto con cicatrici terribili, nel corpo e nell’anima.

L’Europa si era suicidata sui campi di battaglia e, adesso che la guerra stava ineluttabilmente per concludersi, non rinunciava a massacrarsi per qualche chilometro di terra insanguinata. La grande pazzia sarebbe continuata fino alla fine.

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