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Dimenticato qualcosa? Nessun problema: dimenticare fa bene

Nel mondo d’oggi, dimenticare qualcosa è sinonimo di errore ed è visto come una “falla” presente all’interno del nostro cervello. Ma siamo sicuri che sia davvero così? Ce ne parla il nostro Daniele Ronzoni, classe ’98.

Quante sono le persone che hanno una memoria a breve termine? Decisamente molte. E quante sono quelle che possono invece vantare di essere in grado di ricordare avvenimenti, racconti e informazioni per un periodo lungo? Molte di meno. C’è però una novità che potrebbe sovvertire gli ordini gerarchici: dimenticare fa bene!

No, non lo dico io, che senza dubbio appartengo alla prima categoria di persone; lo dicono Blake Richards e Paul Frankland, due ricercatori dell’Università di Toronto, Canada. Come si può leggere nell’articolo che hanno pubblicato sul giornale Neuron, i due neuro-scienziati hanno mostrato quanto sia importante per il nostro cervello il dimenticare, tanto importante quanto il ricordare: dimenticando, infatti, si accantonano quei ricordi non voluti o ritenuti inutili lasciando spazio per nuove informazioni. “È importante che il cervello dimentichi i dettagli irrilevanti e si concentri su ciò che serve a prendere decisioni nel mondo reale” spiga in una nota stampa Richards.

I due colleghi hanno inoltre spiegato quali siano i due processi mediante i quali il nostro cervello riesce a liberare spazio: il primo è la soppressione, che blocca i ricordi nell’ippocampo (situato nel lobo temporale, svolge un ruolo importante nella formazione della memoria a lungo termine), ed il secondo è la sostituzione, che rimpiazza un ricordo con un altro, normalmente più piacevole se paragonato al primo.

Quest’idea del “dimenticare fa bene” è stata poi confermata da alcuni esperimenti eseguiti sugli animali, in particolare sui ratti: l’obiettivo del test era che i topi fossero in grado di orientarsi all’interno di un labirinto che veniva via via modificato. I risultati hanno mostrato che gli animali che hanno trovato più rapidamente l’uscita erano quelli a cui in precedenza erano stati somministrati farmaci per dimenticare la vecchia posizione, mentre gli animali che avevano ancora viva nella mente la via d’uscita precedente hanno fatto molta più fatica.

Dimenticando si fa quindi spazio a nuove possibili soluzioni: soluzioni non derivanti da risposte date a situazioni sì simili, ma avvenute nel passato; soluzioni spesso migliori poiché maggiormente adatte al contesto entro cui ogni giorno siamo inseriti. Dimenticare aumenta quindi la flessibilità mentale e diminuisce l’incidenza che determinate informazioni legate a situazioni passate possono avere su azioni, pensieri e decisioni presenti.

La memoria assume quindi un ruolo differente: il suo scopo non è più quello di contenere tante informazioni e di ricordarle nella maniera più dettagliata possibile, bensì quello di selezionare le informazioni più importanti e utili da tenere in memoria per prendere decisioni intelligenti, accantonando quelle che si riferiscono a situazioni troppo pregresse e prive di collegamento col presente.

Un meccanismo di dimenticanza che ci permette di riporre in un angolo del nostro cervello alcuni particolari di cui non abbiamo bisogno e che influenzerebbero – magari anche negativamente – le nostre scelte, lasciando spazio per “immagazzinare” nuovi dettagli che hanno un legame con le esperienze che abbiamo appena terminato.

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