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Sant'Alessandro: una storia di fede lunga 1.600 anni, tra leggenda e realtà - BergamoNews
Il patrono

Sant’Alessandro: una storia di fede lunga 1.600 anni, tra leggenda e realtà

Chi era sant'Alessandro e perché è insignito del titolo di patrono della nostra città ? Scopriamolo raccontando la sua storia e muovendoci lungo le vie della nostra città.

Chi era sant’Alessandro e perché è insignito del titolo di patrono della nostra città? Scopriamolo raccontando la sua storia e muovendoci lungo le vie della nostra città.

Alessandro, nato molto probabilmente a Tebe, durante il III secolo d.C. svolgeva il prestigioso ruolo di vessillifero della leggendaria legione Tebea, comandata dal generale Maurizio, in seguito martirizzato e cannonizzato dalla Chiesa Cattolica. Nel 301, durante lo spostamento della legione dalla Mesopotamia verso l’Africa, giunse un ordine dall’imperatore Massimiano in cui si chiedeva la persecuzione di alcuni cristiani presenti sul percorso, ma la forte opposizione delle truppe all’ordine, costò alla legione la doppia decimazione dei legionari tebei nei pressi di Agaunum (vicino a Saint Moritz), prima dell’intero sterminio.

Fra coloro che riuscirono a sfuggire alle persecuzioni imperiali era presente anche Alessandro che, accusato di insubordinazione e lesa maestà, decise di nascondersi in Milano, all’epoca capitale imperiale e sede della corte di Massimiano. Lì venne riconosciuto ed incarcerato nel luogo dove oggi sorge la basilica di Sant’Alessandro in Zebedia e, portato davanti all’imperatore, si rifiutò di abiurare alla fede cristiana. Ricondotto in prigione, fuggì grazie all’aiuto di Fedele di Como e del vescovo di Milano Maderno in direzione Como, dove si dice che il soldato fece risuscitare un defunto.

Catturato nuovamente sulla strada per la città lariana, Alessandro fu condotto ancora una volta al cospetto dell’imperatore Massimiano, con il risultato che il futuro martire distrusse l’ara preparata per il sacrificio agli dei romani, prima di esser definitivamente condannato alla decapitazione. Leggenda racconta che, nel momento in cui il carnefice avrebbe dovuto eseguire la decapitazione, ai suoi occhi Alessandro apparve come “un monte”, per cui venne presa la decisione di rimandarlo nuovamente in carcere prima di fuggire ancora una volta, direzione Bergamo.

Durante la fuga Alessandro attraversò l’Adda miracolosamente asciutto e venne nascosto da un patrizio della città, un certo Crotacio, all’interno dei suoi possedimenti nei pressi di Ponte della Morla. Qui iniziò l’esperienza del patrono a Bergamo, dove convertì alla fede cristiana numerosi cittadini (fra i quali Fermo e Rustico, in seguito martiri e santi), prima di esser catturato per l’ennesima volta dai soldati romani. A ricordare l’accaduto nello stesso luogo sorge oggi la chiesa di Sant’Alessandro in Captura, luogo di culto divenuto in seguito sede dei frati Capuccini a Bergamo. Da qui prende il via un ideale percorso che ha collegato la vita del santo con quella della nostra città, passando da Sant’Alessandro in Colonna, dove Alessandro fu decapitato il 26 agosto 301 e raccolta la sua testa dalla nobile Grata, giungendo fino alla Cattedrale, ultima destinazione delle sue spoglie. Dopo aver trovato la morte, il corpo di Alessandro fu trasportato lungo la città attraverso Borgo San Leonardo e Borgo Pignolo, dove secondo la tradizione sgorgarono gocce di sangue dalla testa del santo e crebbero alcuni fiori. La salma fu infine deposta in una tenuta appartenuta alla santa bergamasca dove in seguito è stata costruita una basilica dedicata al santo ed andata distrutta durante la fabbricazione delle mura venete nel 1561, prima di giungere alla definitiva collocazione in un’urna dorata posta sull’altare maggiore.

La lunga storia di Alessandro si conclude con la statua dorata sopra il Duomo ad illuminare le notti bergamasche. Una storia lunga milleseicento anni che, nonostante ciò, rimane ancora nei cuori dei bergamaschi che lo festeggiano.

Sant’Alessandro di Bergamo martire. Opera di Giovanni Gasparro
Olio su tela, 90 X 70 cm, 2012. Crema, collezione privata
http://www.giovannigasparro.com/

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