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Il bergamasco Marconi nuovo commissario a Gorizia: “Sui luoghi del terremoto ho imparato a non mollare mai”

Dopo qualche mese di "rodaggio" in Questura lo abbiamo intervistato per conoscere meglio la sua esperienza: "Bergamo? Lì ho tutti i miei affetti, magari un giorno tornerò"

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A gennaio di quest’anno novità nella Questura di Gorizia: il Commissario Capo Francesco Marconi, 29enne originario di Bergamo e laureato in giurisprudenza nella nostra università cittadina è stato assegnato alla Questura isontina dopo aver concluso il corso di formazione alla Scuola Superiore di Polizia di Roma e da otto mesi segue e coordina le volanti e la sala operativa della provincia. Lo abbiamo intervistato, dopo qualche mese di “rodaggio”, per conoscere meglio la sua esperienza.

Dottor Marconi, perché ha scelto questo lavoro? 

Ho scelto questo lavoro dopo aver completato i miei studi. Ho sempre amato gli aspetti giuridici ma, a differenza di altri impieghi nel campo più teorici, questa mansione mi dà la possibilità di risolvere questioni giuridiche applicando ciò che è scritto sui libri in modo pratico ed immediato. Per esempio, spesso capita di dover intervenire su richiesta di un cittadino perché è stato commesso un reato: è compito di chi interviene compiere una prima valutazione di ciò che gli si presenta davanti, tale scelta comporta una serie di conseguenze pratiche e procedurali. L’esempio più lampante è quello del reato di minaccia: se la minaccia è grave si deve procedere d’ufficio, se non lo è la persona minacciata deve presentare querela. Quando la macchina arriva sul posto deve quindi fare le domande giuste per comprendere che cosa è successo e chi lo ha commesso e, siccome si deve dare anche una risposta celere alla vittima, non si ha molto tempo per studiare il caso sotto mille sfaccettature. Bisogna quindi essere molto preparati e formare il personale (anche questo è uno dei miei compiti, anzi uno tra i più importanti) a saper rispondere celermente e al tempo stesso correttamente alle richieste del cittadino. Ho avuto la fortuna di aver trovato del personale ben formato, sarà mia cura mantenerlo aggiornato.

Quale percorso di studi ha compiuto per poter diventare commissario? 

Per prima cosa mi sono laureato in giurisprudenza all’Università, quella di Bergamo. In seguito ho partecipato a un concorso pubblico annuale per prender parte al corso di formazione per commissari. In tale concorso i partecipanti, dopo aver superato una prova preselettiva a risposta multipla, venivano sottoposti in prima battuta a prove fisiche, psicoattitudinali e mediche, successivamente a due prove scritte sul diritto e infine a una prova orale. Passata questa selezione, ho intrapreso un corso di due anni alla Scuola Superiore di Polizia a Roma dove sono stato formato come poliziotto e dove ho conseguito un master di secondo livello in scienze della sicurezza organizzato dall’Università “La Sapienza” di Roma.

Quali soddisfazioni le dà questo primo impiego? 

La prima è sicuramente quella di poter aiutare i cittadini che si trovano in difficoltà e a cui bisogna dare risposte concrete e anche rapide. Per quanto riguarda questo aspetto vorrei raccontare la mia esperienza sui luoghi colpiti dal sisma, di cui in questi giorni si ricorda il tragico anniversario. Mi è stata data la possibilità di andare a giugno di quest’anno in Val Nerina e in particolare a Visso. Lì ho potuto dare il mio contributo nella gestione dell’attività di antisciacallaggio e al contempo ho potuto interagire con la popolazione colpita dall’evento: è stato un incontro molto formativo, loro erano davvero grati per il nostro contributo, io ero grato loro per avermi fatto capire cosa significhi non mollare mai. Un’altra importante soddisfazione del mio lavoro è quella di coordinare gli uomini che lavorano negli uffici sottoposti alla mia competenza: senza di loro non riuscirei a portar avanti i miei compiti e a raggiungere tutti gli obiettivi prefissati.

Tornando alla sua esperienza a Gorizia, come sono stati i primi mesi nella città friulana? 

Molto formativi: dopo due anni di preparazione teorica mi hanno permesso di lavorare immediatamente sul campo. Qui si vive l’esperienza di gestire un buon numero di persone (più di 50) e ciò mi permette di crescere. Inoltre il fatto di essere in una città di confine mi ha permesso di approfondire meglio gli aspetti collaborazione internazionale di polizia, aspetti che, stante la situazione internazionale attuale, stanno assumendo un peso sempre più maggiore per la lotta alla criminalità.

Confrontando Bergamo con Gorizia sul tema “sicurezza”, qual è la situazione nella città isontina? 

La situazione è diversa in quanto bisogna tener in considerazione che Gorizia è molto più piccola di Bergamo, con solo 35.000 abitanti e una provincia meno popolosa. Chiaramente tutto ciò fa sì che in questa città avvengano eventi meno eclatanti ma, a differenza di quello che si possa pensare, non di minore importanza.

Pensa di tornare a Bergamo e lavorare nella sua città?

Nell’immediato non ho intenzione, in quanto sento la necessità di compiere diverse esperienze in differenti contesti, magari anche all’estero. Bergamo resta comunque la città dove sono presenti gran parte dei miei affetti, quindi non escludo un eventuale ritorno in futuro.

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