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Cardinal Re: “Paolo VI aveva pronte due lettere di dimissioni”

Paolo VI aveva nel cassetto pronte due lettere di dimissioni. Al tempo il Codice di Diritto Canonico non permetteva al Papa di dimettersi senza l’accettazione del Collegio cardinalizio ed ecco la seconda lettera che invita il Segretario di Stato a convincere i cardinali ad accettare le sue dimissioni.

Su Araberara in edicola venerdì 25 agosto viene pubblicata una lunga intervista del direttore del quindicinale Piero Bonicelli al Card. Giovanni Battista Re, registrata nei giorni scorsi nella sua casa di Borno.

“Io sono cardinale perché la mia classe era troppo numerosa”. Inizia così un lungo racconto che partendo da Borno, passando per Brescia, arriva al Vaticano dove il cardinale ha vissuto fin da quando era studente e poi giovane prete. I retroscena vaticani, i “suoi” 6 Papi (per ognuno un’analisi e una definizione), il Concilio e Giovanni XXIII, Paolo VI e la nomina, dopo le esperienze “giovanili” nelle nunziature di Panama e Teheran ai tempi dello Scià a segretario del… Segretario di Stato arcivescovo Giovanni Benelli poi cardinale e in conclave a lungo in ballottaggio col Card Siri per la elezione a Papa dopo la morte di Paolo VI, cui seguì l’elezione di Papa Luciani e poi di Papa Wojtyla.

(“Ma mi nominò non perché ero bresciano, non mi conosceva anche se la famiglia Montini veniva a Borno in vacanza”).

E su Paolo VI svela un retroscena inedito: aveva nel cassetto pronte due lettere di dimissioni. Al tempo il Codice di Diritto Canonico non permetteva al Papa di dimettersi senza l’accettazione del Collegio cardinalizio ed ecco la seconda lettera che invita il Segretario di Stato a convincere i cardinali ad accettare le sue dimissioni. “Me le mostrò Papa Giovanni Paolo II”.

Parla della morte di Giovanni Paolo I (“volle incontrarmi, mi disse che considerava il Papato come un peso troppo grande”).

Ma il Card Re fu il braccio destro di Giovanni Paolo II, era Re che controllava i testi dei discorsi del Papa, badando che l’italiano fosse… corretto perché i discorsi erano scritti in polacco. E il Papa lo onora di una visita a Borno, atterra con l’elicottero sulla piazzola della “casa dei nonni”, dove adesso il card. Re, con il fratello e la sorella, viene in vacanza, sull’altopiano di Salven.
Parla di Brescia e Bergamo: “Bergamo ha dato a Brescia due grandi Vescovi, Morstabilini e Foresti. Brescia ha dato a Bergamo l’attuale Vescovo Beschi che è stato mio chierichetto, uomo di grande umanità”. Sull’attentato a Papa Giovanni Paolo II e sulle rilevazioni di Alì Agca le domande ci sono state ma poi il Cardinale ha preferito che le sue risposte fossero riservate.

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