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Il ministro Fedeli: “Digitale a scuola? Un’opportunità, contro bullismo e fake news”

La ministra dell'Istruzione: "Coinvolge di più i ragazzi al sapere, alla ricerca e stimola un maggiore apprendimento. Un passaggio unico, al quale dobbiamo farci trovare preparati"

L’appuntamento è per mezzogiorno e la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, come se fosse appena suonata la campanella a scuola, non si fa aspettare e si presenta puntuale per la nostra intervista.

Ministro, una delle sue battaglie è l’insegnamento di Educazione civica a scuola? Perché c’è questa impellente necessità?
“Non sono la sola a chiederla. E mi piacerebbe mettere le cose in ordine. Dall’inizio del mio mandato ho sostenuto che l’educazione civica fosse un tema fondamentale, di cultura e di conoscenza, che la scuola dovrebbe fare proprio. Poi ho fatto mia la proposta dei Millennials che hanno raccolto le firme perché ci fosse l’obbligo di insegnamento di educazione civica nelle scuole. Mi hanno sollecitato e io abbraccio questa loro proposta. Sono consapevole che un’ora sola alla settimana sia inutile. Eppure da qualche parte dobbiamo iniziare”.

Da dove inizierà quindi?
“A settembre avvieremo una campagna per promuovere il rispetto delle diversità nelle persone. Una questione che è stata già sollevata da altri che mi hanno preceduto e che è contenuta nelle deleghe per la buona scuola. Io intendo rilanciare in modo puntuale ciò che già dal 2000 si suggerisce nelle ore di lezione: il diritto di cittadinanza e la Costituzione. Non basta un’ora di educazione civica, magari ritagliata dalle ore di italiano e di storia, il tema è così trasversale a tutti i comportamenti e agli elementi conoscitivi che rientra nelle buone pratiche di tutte le scuole. I ragazzi, nello specifico, mi hanno sollecitato perché la scuola dia loro strumenti di conoscenza della Costituzione, delle regole internazionali ed europee. C’è fame di conoscenza, c’è voglia di una partecipazione attiva nei nostri giovani”.

Come pensa di sostenere questo desiderio dei ragazzi all’interno della scuola?
“Per esempio, quest’anno ricorrono i 70 anni dalla firma della nostra Costituzione. Il 1° gennaio 2018 entrò in vigore la nostra Carta costituzionale. Stiamo lavorando per poter donare il 9 gennaio prossimo una copia della nostra Costituzione a tutti gli studenti della primaria, delle medie e delle superiori. Dal mio punto di vista è fondamentale che il primo rapporto che gli alunni hanno con la scuola deve essere un senso di cittadinanza che deve venire dalla Costituzione. Naturalmente con strumenti adatti alla loro età e guidati dai propri insegnanti. Credo che questo sia un atto di civiltà e di serietà per creare le basi di un rapporto positivo ed importante per i cittadini del futuro”.

Ministro, la scuola come la società sta vivendo una grande trasformazione grazie anche alla digitalizzazione. Quanto conta dentro la scuola questo passaggio?
“È fondamentale. La più straordinaria innovazione è stata la digitalizzazione dentro la scuola. Ci troviamo a vivere un passaggio unico, in cui la cultura e la conoscenza passano attraverso un’alfabetizzazione digitale. La vera sfida è insegnare agli adulti e ai ragazzi come sia, quali sono le regole basi della comunicazione, dell’educazione, della trasmissione nell’epoca del digitale”.

Un compito non facile.
“Si tratta di una felicissima opportunità di innovazione didattica. Ci troviamo di fronte ad un oceano da attraversare: grande opportunità ed enormi rischi. Penso alle fake news nelle quali ci imbattiamo ogni giorno. La scuola deve insegnare i percorsi per risalire alla autorevolezza e alle fonti delle notizie, così come si insegna a contrastare il cyber bullismo”.

Non si rischia di caricare la scuola di nuovi compiti?
“Non sono nuovi compiti. Ogni insegnante ha sempre dovuto fare i conti con le innovazioni del proprio tempo. La straordinaria possibilità della digitalizzazione ha, dall’altra parte della medaglia, dei rischi, dei danni che può fare la rete. Proprio per questo abbiamo lanciato per il prima volta il 7 febbraio scorso una campagna contro il cyber bullismo. Da quella campagna abbiamo tratto, conosciuto e condiviso molte esperienze. E le esperienza formano. Ciò che deve fare la scuola”.

Una sfida non di poco conto per la scuola italiana. Non crede?
“Sì. Ma la scuola non va lasciata sola. Deve esserci un patto educativo tra la scuola e i genitori e la società: tutti hanno la responsabilità di educare le nuove generazioni. Siamo tutti corresponsabili. Non si pensi che i rischi che corrono i ragazzi escludano i genitori. Questo sarebbe un grosso abbaglio. Anche gli adulti devono avere la consapevolezza dei rischi che corrono stando sulla rete”.

In un recente intervento si è detta favorevole all’uso di tablet e persino degli smartphone a scuola. Una rivoluzione o un cambio di rotta?
“Bisogna fare una puntualizzazione. Oggi siamo sommersi da informazioni, ma nessuno verifica le fonti. Ecco che l’innovazione didattica con il digitale ci permette di verificare attraverso tablet o smartphone alcune informazioni, confrontandole e andando alla ricerca della fonte. L’uso di tablet e smartphone non è personale ma è legato esclusivamente alla didattica, quando il docente ne chiede l’attivazione. Abbiamo questi strumenti, non temiamoli, sono una grande opportunità se ben utilizzati. A Stoccarda c’è una fiera bellissima sul digitale che sto cercando di portare a settembre a Firenze, nella quale è emerso quanto il digitale cambi lo stile dell’insegnamento coinvolgendo di più i ragazzi al sapere, alla ricerca, stimolando un maggiore apprendimento. E’ una nuova didattica con la quale dobbiamo fare i conti e dobbiamo essere preparati”.

Bergamonews è stata una delle prime testate ad aderire al progetto Parole Ostili. Anche lei ha abbracciato questo progetto e si batte contro le parole ostili e l’odio che si scatena in rete. 
“I dieci punti del manifesto di Parole Ostili meriterebbero una lezione a scuola. Ogni punto una lezione. Basta iniziare dal primo punto che recita: ‘Virtuale è reale. Dico o scrivo in rete solo cose che ho il coraggio di dire di persona’. Responsabilizzare le persone è il compito di tutta la società, ci sono le buone maniere e l’educazione anche in rete. Le parole che si scelgono sono la cifra di noi stessi nel rapporto con gli altri. I dieci punti del manifesto di Parole Ostili sono un programma di cittadinanza attiva e consapevole”.

Leggi qui il manifesto di Parole Ostili. 

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