BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Bergamo e il commercio che cambia, Fusini: “Siamo pronti, ma i costi del Pos sono eccessivi”

Oscar Fusini, direttore Ascom Bergamo: "Non si deve dimenticare che questa misura rischia di penalizzare in Bergamasca circa 8.600 imprese, in particolare piccoli commercianti"

Ascoltare Oscar Fusini direttore dell’Ascom Confcommercio che parla di commercio a Bergamo… sembra di sentire Mercedes Sosa che canta Todo cambia. Sì, forse tutto cambia nel mondo dei piccoli e grandi esercizi commerciali bergamaschi.

Oscar Fusini

È tramontata la gestione familiare che tramandava l’attività di padre in figlio, ma resta il grande amore per questa professione “Che chiede nuove competenze, una formazione diversa e un’agilità nel sapere cogliere i cambiamenti” sostiene Fusini.

Anche se i cambi a volte sono imposti. Come il provvedimento che sta studiando il Governo di imporre i pagamenti elettronici anche a piccoli esercizi commerciali per ridurre l’uso dei contanti e combattere l’evasione fiscale. Per chi non si adegua c’è il rischio di sanzioni. “Non si deve dimenticare che questa misura rischia di penalizzare in Bergamasca circa 8.600 imprese, in particolare piccoli commercianti. A questi si devono aggiungere gli artigiani – afferma Fusini –. Non siamo contrari all”uso del Pos, ma forse bisognerebbe intervenire sui costi troppo alti imposti dalle banche e sulle commissioni”.

Il costo di gestione di un sistema di pagamento elettronico tramite Pos, secondo Ascom Bergamo, è di circa 1.500 euro all’anno. “Un costo eccessivo per i piccoli esercizi commerciali o anche per un artigiano, pensiamo ad un idraulico, che dovrebbe spostarsi con un apparecchio per il pagamento elettronico. C’è poi da considerare la spesa delle commissioni, su alcune cifre il costo del Pos sarebbe davvero troppo eccessivo”.

Questa è solamente l’ultima barricata che vi vede impegnati in prima linea. In questi anni però Ascom Confcommercio Bergamo è cambiata moltissimo. Avete affrontato una ristrutturazione, non solo della sede, ma della vostra organizzazione.
“Abbiamo dovuto cambiare, come sono cambiate molte associazioni. È l’intero sistema della rappresentanza che è stato messo in discussione, non solo nel commercio, penso alla politica e a tutte le istituzioni. Premesso che siamo sempre stati apartitici, ci siamo rinnovati partendo dal nostro interno”.

In che modo?
“Oggi in Ascom convivono due anime: una che segue più la rappresentanza, la tutela, gli interesse delle categorie e del territorio. L’altra che osserva più l’aspetto organizzativo”.

Quanti associati avete?
“Abbiamo una base che oscilla tra i 6 e 7mila associati, rappresentiamo 28 gruppo di categorie e raccogliamo 10 associazioni. Abbiamo 130 dipendenti e siamo presenti in tutta la bergamasco con 10 sedi sparse sul territorio”.

Perché questa scelta delle dieci sedi o filiali, non c’è un maggior costo in un tempo di tagli agli sprechi?
“Nessuno spreco. Abbiamo attuato questo programma con la presidenza di Malvestiti proprio per essere più vicini agli associati e rispondere con più celerità offrendo i nostri servizi”.

Ha pagato questa scelta? Se dovesse dare un giudizio che voto darebbe?
“Si tratta di una scelta che rispondeva ad un piano ben preciso: mettere al centro i servizi delle imprese, facendo un salto di qualità nei servizi che eroghiamo. Bisogna considerare che oggi il commercio bergamasco vive di un grande turn over. Il numero degli esercizi storici si è ridotto, mentre fino a qualche anno fa avevamo delle famiglie dietro un esercizio. Oggi abbiamo come riferimento un mercato diverso, esercizi commerciali medi e più grandi rispetto ai piccoli di vent’anni fa. È quindi fondamentale fissare delle nuove regole di ingaggio e di approccio alle imprese”.

Siete cambiati. Che cosa vi è rimasto e che cosa offrite in più alle imprese?
“Ai servizi di sempre, come le dichiarazioni dei redditi e la tenute dei libri contabili per citare due esempi che restano pilastri della nostra associazione, il nostro valore aggiunto oggi si focalizza sull’essere una guida con un’assistenza sulla parte gestionale”.

Ogni cambiamento ha un costo. Non le chiedo cifre, ma quanto ha pesato sui bilanci Ascom questa svolta?
“Ci sono associazioni di grande solidità, Ascom è una di questa: ha un patrimonio economico ed è stata in grado di affrontare questo cambiamento. Il merito va riconosciuto a tutti coloro che hanno amministrato la nostra associazione in questi settant’anni. Non parlerei di costi, preferirei investimenti: da tre anni facciamo una formazione continua ai dipendenti, dall’accoglienza alle competenze informatiche”.

I vostri associati vi hanno seguito?
“Se un tempo il cambio della base associativa era del 3% all’anno, oggi siamo al 7 per cento. Questo significa che nel giro di dieci anni avremo rinnovato completamente la nostra associazione”.

Quali sono i cambiamenti o le riforme che hanno inciso sul mondo del commercio?
“La prima svolta è stato il decreto Bersani del 1998 con la concentrazione delle tabelle merceologiche che ha stravolto il panorama del commercio. Sono spariti i piccoli negozi di 30/40 metri quadri. Se ai tempi avevamo un milione di esercizi commerciali contro i cento mila della Francia, oggi questo rapporto è quasi paritario. Siamo passati dalla polverizzazione del commercio ad una concentrazioni. Da un punto di vista qualitativo c’è stato un impoverimento, perché hanno chiuso attività storiche e sono state rimpiazzate da attività con vita breve”.

La seconda?
“La liberalizzazione voluta dal Governo Monti: dal 1° gennaio 2012 gli esercizi commerciali possono aprire 24 ore su 27 sette giorni su sette”.

Ora che periodo vive il commercio?
“Gli indici recenti indicano valori positivi. L’Osservatorio della Camera di Commercio di Bergamo ha dato segnali positivi anche nel commercio, che torna ai livelli precrisi. Ora ci aspettiamo una ripresa strutturale e definitiva, stabile. Se gli indici strutturali dell’occupazione della produzione confermeranno la loro crescita, siamo fiduciosi per poter tornare a piena occupazione, a maggiori consumi e vendite”.

C’è la possibilità che il commercio generi nuovi posti di lavoro?
“Oggi abbiamo il 22% di occupati stabili, contro il 78% di precari. Purtroppo il commercio è ancora in affanno”.

Che cosa vi preoccupa di più?
“I giovani e il lavoro. È un tema che ci sta particolarmente a cuore e che ha più punti negativi per risolverlo. Il primo dato che ci preoccupa che il lavoro dipendente è sceso dal 35% al 31%, un’erosione che ha un effetto negativo soprattutto sulla ricchezza diffusa. Il secondo dato è l’aspetto demografico: il decreto Fornero ha messo una barriera invalicabile, se le persone vanno in pensione a 67/68 anni, come potranno lasciare spazio e posti di lavoro ai giovani? La terza: il job act ha iniziato a mostrare come il modello dell’occupazione, lo studio parallelo al mondo del lavoro. Serve quindi un cambio di mentalità sia delle imprese sia dei lavoratori. L e imprese devono strutturare l’inserimento e puntare all’innovazione coi giovani, le competenze informatiche possono averle solamente i giovani”.

Un quadro preoccupante. In chiusura le chiedo: l’Ascom come si trova con l’assessore al commercio Giorgio Gori, sindaco di Bergamo?
“Mi lasci fare una premessa prima di risponderle”

Prego.
“Togliamo a Gori la casacca politica e la sua possibile candidatura a presidente della Regione Lombardia. Fatto questo le rispondo: ci siamo trovati bene. Anzi benissimo”.

Un giudizio molto lusinghiero.
“Ecco, ribadisco: il Gori politico non ha bisogno di questo giudizio. Come Ascom Bergamo ci siamo trovati a lavorare con un assessore preparato, molto disponibile all’ascolto, propositivo e attento. C’è una grande collaborazione. Bergamo sarà la prima città in Lombardia ad avere il regolamento che mette in sicurezza il centro storico. Ha introdotto misure per attrarre i grandi contenitori in città bassa, in questo modo saranno attrattivi per tutti, per la città e per i piccoli esercizi commerciali. Ha messo un freno, alzando gli standard per le grandi catene di distribuzione che avrebbero voluto inserirsi nelle periferie di Bergamo. Ora stiamo rivedendo il regolamento sulle medie superfici. Insomma, lavoriamo bene”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.