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Atalanta, con la Roma l’attacco non punge: serve tempo per ritrovare la brillantezza fotogallery

La Roma fa muro e vince con un tiro in porta. Nerazzurri bene in difesa, Gasperini cerca nuove soluzioni in attacco

“L’avevo detto ai ragazzi sabato nell’ultimo allenamento: non saltate sulle punizioni di Kolarov. Eravamo preparati, invece…”.

Che beffa, invece! Praticamente sull’unico tiro della Roma, nello specchio della porta atalantina. Una sfida a distanza tra ex laziali (il serbo già una volta aveva battuto Gasperini con un suo gol, otto anni fa contro il Genoa). Qualche tiro in porta l’Atalanta l’ha fatto, ma erano conclusioni “telefonate” al portiere: Gomez per primo, ancora il Papu nel primo tempo con una punizione che non poteva sorprendere il portiere. Poi ancora Petagna con un tiro-passaggio in porta, facilmente controllato da Alisson all’inizio del secondo tempo. Fino al palo clamoroso di Ilicic, che avrebbe meritato miglior fortuna.

La sconfitta fa male. Perché è vero che quando è stato sorteggiato il calendario, con Roma e Napoli pronti via, non c’era in giro molto ottimismo. Ma un po’ aveva illuso il precampionato della Roma, quella difesa ballerina che aveva appena incassato quattro gol in Spagna, dove invece l’Atalanta aveva vinto e non su un campetto qualsiasi, ma a Valencia.

D’accordo, era calcio d’agosto, vecchi e nuovi devono integrarsi, però qualche idea possiamo farcela.

Cosa è successo? Che la Roma impaurita è venuta a Bergamo con grande umiltà, ha sofferto e stretto i denti per difendere l’1-0. Mentre l’Atalanta ha provato e in parte ha fatto il proprio gioco, ma ha finito per sbattere contro il muro giallorosso, mancando un po’ di precisione.

Gasperini nel dopopartita ha messo le mani avanti: “Inutile fare paragoni con l’anno scorso, tra l’altro secondo me siamo anche più avanti quest’anno. Comunque i giocatori non sono gli stessi, se sarà il caso troveremo altre soluzioni”.

La domanda era riferita proprio alle corsie esterne, a quelle fasce che a prima vista non danno lo stesso rendimento rispetto allo scorso anno. Vero, come dice Gasperini: se il paragone è sull’Atalanta della seconda parte di torneo, quando andava a mille, allora siamo indietro. Diverso il discorso se si guarda alla partenza dello scorso anno.

Da Conti e Spinazzola, padroni delle fasce nella scorsa stagione, a Hateboer e Gosens si parla comunque un’altra lingua e non solo perché uno è olandese e l’altro è tedesco. Ma proprio per fare confronti velocissimi, ricordiamo che con la Lazio alla prima giornata l’anno scorso erano in campo Raimondi e Dramè e in attacco Paloschi, che sappiamo bene quante partite hanno poi giocato. Diverso il discorso per il confronto con Atalanta-Roma, esattamente nove mesi fa: difesa con Toloi, Caldara e Zukanovic e centrocampo con Masiello (sostituito da D’Alessandro all’inizio della ripresa), Kessie, Gagliardini e Spinazzola. Uguale l’attacco, con Kurtic, Petagna e Gomez. Partita decisa dal rigore di Perotti rimontato da Caldara e dal rigore di Kessie al 90′.

Stavolta è andata male. All’Atalanta è mancato quel gol che l’anno scorso otteneva con una certa facilità, anche perché c’erano automatismi e inserimenti che ancora per forza non si possono pretendere: prima Gomez e Spinazzola si trovavano a memoria, lo stesso Conti arrivava in area con una frequenza straordinaria. Ora gli interpreti sono diversi e bisogna concedere tempo, per inserirsi, per capire quanti gol potrà fare Cornelius, che ha fatto staffetta con Petagna. E’ andata male perché anche il Papu nelle sue conclusioni è stato meno “cattivo”, come lo stesso Petagna. Più vicino al gol Ilicic e lo sloveno tornerà utile. Ha sorpreso positivamente Palomino, così come tutta la difesa è stata ammirevole (anche senza Caldara), da Toloi inesauribile a Masiello. Certo, la prossima prova a Napoli sarà da brividi, ma non fasciamoci la testa prima e godiamoci il sorteggio europeo, venerdì prossimo.

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