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Strage di Barcellona, l’azienda: “Non venderemo più agli islamici”
Poi ritratta e si scusa

Bufera dopo un post sui social, l'amministratore delegato: "Nostre frasi strumentalizzate. Precisiamo la multirazzialità dei nostri lavoratori e condanniamo ogni forma di razzismo ed inciviltà”

“Per quanto ci riguarda prenderemo in seria considerazione il fatto di vietare l’acquisto a ogni islamico, non è razzismo… è sopravvivenza, mi metto nei panni delle persone che hanno noleggiato a quell’infame islamico il furgone usato per l’attentato…… islamico, no grazie !”.

Quello che si legge è il contenuto del post (poi eliminato) comparso sulla pagina Facebook della Fornitureconti di Albano Sant’Alessandro, azienda sita in viale Papa Giovanni XXIII che si occupa della vendita e del noleggio di materiale fotografico.

Il post risale alla serata di venerdì 18 agosto, giorno successivo ai sanguinosi fatti di Barcellona che hanno causato 14 morti e numerosi feriti sulla Rambla, nel centro della metropoli spagnola (leggi qui). Poche righe che, inutile dirlo, hanno scatenato le polemiche tra gli utenti del social network, compresi alcuni clienti che hanno ‘minacciato’ di non voler più fare affidamento sui loro prodotti.

“Si è trattato di un semplice sfogo dopo un fatto di cronaca che ci ha particolarmente scossi – minimizza Paolo Agazzi, amministratore delegato dell’azienda -. Volevo commentare sul mio profilo personale. Purtroppo, per un errore, è stato pubblicato su quello aziendale. Forse il tutto poteva essere espresso in modo migliore, in quanto quel che volevo dire è stato completamente travisato – continua lo stesso Agazzi -. Il nostro è un team aperto mentalmente e lontanissimo da qualsiasi pregiudizio”.

In questi ore non sono mancate le persone che hanno contattato l’azienda per comunicare il proprio disappunto: “Qualcuno anche in maniera tutt’altro che educata – afferma il dirigente -. Per tutelarci siamo stati costretti ad allertare la polizia postale”.

Lo stesso amministratore delegato ha poi fatto pervenire una nota alla redazione di Bergamonews, nella quale cerca di spiegare la genesi del post. “Ci scusiamo nuovamente – ha precisato il giorno successivo l’azienda sul proprio profilo Facebook -. Come detto è stato puramente un errore e non vogliamo alimentare nuove polemiche”. Eccola riportata integralmente qui di seguito:

“Condanniamo assolutamente la strumentalizzazione fatta di una nostra frase provocatoria contro chi condanna le società italiane di vendere prodotti allo “Stato Islamico” – scrive Agazzi -. La nostra azienda condanna fermamente ogni forma di razzismo, ma condanna altresì, e reputa al pari del razzista, chiunque utilizzi impropriamente la propria fede politica per pubblicizzarsi. È un momento triste dove tutti dobbiamo essere uniti ed esprimere la nostra solidarietà ad ogni forma coinvolta in atti così vili, di qualsiasi credo essa sia. Quando in passato abbiamo detto no alla guerra in Iraq, o ci proclamiamo contrari alla guerra in Corea, c’è chi si diverte ad etichettarci comunisti. Quando diciamo che ci vuole più rigore, veniamo etichettati fascisti. Quando esprimiamo solidarietà, veniamo definiti razzisti ed opportunisti: non siamo noi ad avere personalità multiple o crisi d’identità, siamo solo persone che senza strumentalizzare un credo politico, esprimono i propri pensieri. Ahimè, oggi i pensieri vengono solo accostati ad una fede di colore. Davanti alla morte nulla è né rosso, né nero, né cristiano, né musulmano. Ci teniamo a precisare la “multi-razialità” dei lavoratori della nostra azienda e ribadiamo che condanniamo ogni forma di razzismo ed inciviltà”.

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