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“Bombardate le navi italiane”: il governo di Tobruk e la guerra in Libia per i pozzi di petrolio

Nuova puntata della rubrica di politica estera curata da Marco Cangelli, classe 1997. Oggi ci parla del governo di Tobruk e l'attuale situazione in Libia

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“Da parte dell’Italia è in corso un’aggressione” queste sono alcune delle dichiarazioni rilasciate dalla commissione esteri del governo libico di Tobruk che si riferiscono alla presenza di navi italiane nei pressi del golfo di Tripoli poste al controllo della partenza dei migranti verso le nostre coste.

La presenza delle nostre imbarcazioni è stata autorizzata dal governo libico con sede a Tripoli (unico riconosciuto dall’Onu) tramite un accordo di reciproco aiuto stipulato fra il premier Fayez al Serraj ed il nostro presidente del consiglio Paolo Gentiloni, non retificato dal governo occupante la Cirenaica. Il riconoscimento internazionale dell’accordo non è bastato per tranquillizzare il bellicoso governo capeggiato dal generale Khalifa Haftar e così gli uomini di Tobruk hanno minacciato di bombardare le nostre navi se non avessero abbandonato le coste libiche. Di fronte a questo mare di notizie e minacce, quanto c’è di vero, quali conseguenze potrebbe portare questo attacco e, in particolare, che cos’è il governo di Tobruk?

Partendo dall’ultima domanda, il governo con sede a Tobruk è quel che rimane della Camera dei Rappresentanti dopo la fuga della maggior parte dei parlamentari, divenuti sostenitori del governo di accordo nazionale e favorevoli all’accordo di pace fra le milizie filo – federaliste e quelle filo – musulmane. Riconosciuto fino al marzo 2016 dalla comunità internazionale (data in cui è stato ratificato il trattato di pace e riconosciuto il governo di accordo nazionale), la Camera dei Rappresentanti nasce inizialmente come camera minore del governo libico, ma la prolungata opposizione al voto di fiducia del nuovo governo ha fatto sì che venisse messo al bando dalla comunità internazionale e divenisse un governo autonomo. Nonostante il mancato riconoscimento internazionale, l’istituzione con sede a Tobruk è in possesso di forti sostenitori quali l’esercito regolare libico, capeggiato dal generale Khalifa Haftar, e molti ex simpatizzanti del regime di Mu’ammar Gheddafi, fra i quali il figlio Saif al-Islam Gheddafi . A causare i numerosi contrasti con il governo di Tripoli la linea filo – federalista del generale Haftar, alla base della quali si posizionerebbe una Libia laica e contraria ad uno stato islamico, come quello portato avanti dal presidente Fayez al-Sarraj.
Tornando agli scontri con l’Italia, alla base di essi si trovano da una parte l’appoggio incondizionato al governo di accordo nazionale sin dal giorno della sua nascita, dall’altre l’ultimo accordo sul controllo dei migranti stipulato ad inizio estate, accordo che è divenuto fonte di nuove battaglie amministrative, fra le quali la minaccia di bombardare le nostri navi. A differenza di quello che si possa pensare, la minaccia non è da sottovalutare, in quanto l’esercito di stanza in Cirenaica è consapevole di esser molto più forte di quello tripolitano e che l’intervento da parte delle Nazioni Unite e dell’Italia a fianco di esso è poco probabile. Il rischio di un nuovo conflitto militare fra Tripoli e Tobruk è elevato, nonostante ciò con ogni probabilità non ci sarà ulteriore intervento militare in Libia, per lo meno via terra, visti i costi che andrebbe a produrre e visto il malcontento già presente in passato nella popolazione italica a riguardo di operazioni di questo genere.

A peggiorare la situazione libica l’alleanza del governo di Tobruk con alcune nazioni come Francia, Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, tutte disponibili a sostenere anche militarmente lo stato libico ed interessate ai pozzi petroliferi presenti in quei territori, di cui almeno il 40 % di essi è nelle mani dell’Ente Nazionale Idrocarburi (ENI). La presenza dell’azienda italiana aveva già scatenato gli interessi francesi ed inglesi nel corso della prima guerra libica, ora che essa è stata confermata dal governo di Tripoli, le grandi nazioni alleate paiono pronte ad intervenire a fianco dell’esercito regolare libico, così da poter riprendersi una volta per tutte ciò che considerano loro.

In conclusione, la situazione in Libia è in continua evoluzione e di certo non in modo favorevole all’Italia: il mancato controllo della frontiera libica e lo scontro sugli aiuti ai migranti impedisce agli stati di trovare una soluzione coerente e favorisce il mercato illegale dell’immigrazione governato da scafisti senza scrupoli. Tale situazione potrebbe protrarsi per anni senza una via d’uscita ,per questo è inutile che i nostri politici inneggino alla celebre soluzione dell’ “Aiutiamoli a casa loro.” Se non si trova un accordo diplomatico, l’unica via d’uscita è quella di una guerra che, volenti o nolenti, potrebbe vederci protagonisti.

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