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Createam, privacy e sicurezza sul web agli occhi di due giovani

Marco Cangelli, classe 1997, ha intervistato Cinzia Celeri e Ossama Ouldib, due giovani studenti bergamaschi della facoltà di Ingegneria presso l’Università degli Studi di Bergamo e membri di CREATEAM, che hanno vinto con il loro progetto la "Call for ideas" di Qwant.

Spesso si sente parlare di aziende che non offrono alcuna opportunità alle nuove generazioni. Quest’anno a Campus Party (LEGGI QUI) una quindicina di aziende hanno dimostrato il contrario lanciando una sfida proprio ai giovani: trovare idee innovative per rispondere ai bisogni delle stesse.

createam

Oggi vi raccontiamo la storia di Cinzia Celeri e Ossama Ouldib, due giovani studenti bergamaschi della facoltà di Ingegneria presso l’Università degli Studi di Bergamo che hanno vinto con il loro progetto la “Call for ideas” in modalità Campus Party (CPHACK IDEAS) lanciata da Qwant nel mese di Luglio. I due membri di CREATEAM hanno primeggiato sui cinque team ammessi alla finale.

Abbiamo deciso di intervistarli e di scoprire in che cosa consista il loro progetto.

Che cos’è Qwant?

“Qwant è il primo motore di ricerca di origine europea. Nasce nel 2013 da un’idea di Jean Manuel Rozan e Eric Leandri, rispettivamente un esperto di finanza ed uno di cyber security, e viene lanciato all’inizio in fase Beta e, dal 2015, poi in forma tradizionale. L’intento è quello di permettere agli utenti di usufruire di una ricerca internet neutrale tale da preservare la loro privacy e impedire la tracciabilità delle loro ricerche.”

Come avete conosciuto questa azienda?

“L’ho conosciuta tramite un articolo di Wired – ci racconta Cinzia, team leader – in cui si parlava di Qwant per via dei finanziamenti europei ottenuti nel 2015, ma in particolare ce ne siamo avvicinati in occasione di Campus Party quando Qwant ha lanciato una CPHACK Ideas. L’azienda ha chiesto ai giovani talenti di tutta Italia di elaborare una strategia efficace per diffondere l’utilizzo del motore di ricerca tra chi naviga quotidianamente. In Francia Qwant detiene il 4% delle quote di mercato ma punta ad espandersi. A breve infatti aprirà una sede a Milano.”

In cosa si differenzia Qwant dagli altri motori di ricerca?

“Qwant mette al centro la privacy dei propri utenti e ciò si traduce in pratica nella non archiviazione dell’indirizzo IP dal quale vengono effettuate le ricerche, che significa per l’utente che in nessun modo l’azienda potrà rivendere i suoi dati, cosa che sovente fanno i motori di ricerca tradizionali, e nel fatto che non riceverà alcun tipo di pubblicità retargeting. Inoltre vedrà risultati, organizzati su tre colonne (social, web, novità), non indicizzati ma neutrali.”

In che cosa consiste il vostro progetto?

“Il progetto nasce dalla mia curiosità nel capire in che modo le aziende guadagnano dai dati che involontariamente lasciamo in rete, quando ne ho parlato con Ossama ne è stato subito entusiasta e insieme abbiamo verificato fattibilità e costi della proposta presentandola insieme all’azienda durante la fase finale. L’idea è quella di creare una Community che offra agli utenti tre vantaggi gratuiti che li aiutino ad avere una comprensione più chiara di questo argomento e a tutelare la propria privacy online. Uno di questi consiste proprio in una consulenza personalizzata che aiuti l’utente che ne fa domanda a capire quali suoi dati sono presenti in rete ed eventualmente come rimuoverli. Crediamo che queste siano informazioni importanti ma che spesso non sono alla portata di tutti.”

Come potrete essere un valore aggiunto per Qwant?

“Durante la stesura del progetto ci siamo accorti che solo l’8,1% degli intervistati conosce questo motore di ricerca. La nostra speranza è che questo progetto, una volta realizzato, possa diventare il biglietto da visita di qualità dell’azienda. Ci auguriamo anche che sempre più persone prendano coscienza dell’importanza di questo tema e utilizzino i servizi offerti per tutelarsi. Quest’anno il MIUR ha deciso di finanziare il progetto sul tema “Cyberbullismo”, una collaborazione con scuole e università potrebbe essere un’opportunità proprio di rendere ai nostri coetanei più vicino questo tema.”

Quanto è sentita fra i giovani la privacy online ?

“E’ importantissima ma poco sentita. Effettuando un sondaggio mirato abbiamo rilevato che il 98% degli intervistati under 30 si dichiara non interessato al tema. È opportuno notare che, invece, gli over 40 ne sono interessati nel 99% dei casi. La cronaca recente ci ha dato varie prove delle conseguenze di una mancata tutela, mi riferisco a fatti avvenuti in novembre come cyber attacco del Cremlino agli USA, i sospetti su Facebook, il suicidio di Tiziana Cantone. Durante quei giorni la parola chiave “privacy online” ha toccato il livello più alto di ricerca dell’ultimo anno a testimonianza del fatto che sia necessaria una presa di coscienza sul tema perché la gente, soprattutto i giovani, comincino ad interessarsene.”

In conclusione, quanto potrà influenzare il vostro futuro questo progetto?

“Con questa vittoria ci siamo conquistati due stage trimestrali in azienda in cui potremo collaborare con Qwant durante la realizzazione del progetto. La nostra speranza è che questa collaborazione si consolidi e continui in futuro.”

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