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Superiori in quattro anni, cosa ne pensano i prof bergamaschi?

Il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli ha appena firmato il piano di innovazione ordinamentale per sperimentare percorsi di 4 anni in licei e istituti tecnici. Abbiamo intervistato tre professori della bergamasca per conoscere la loro opinione.

Estate portatrice di (cattivi?) consigli, si potrebbe dire. Complice il caldo e l’afa estiva, si arriva a prendere decisioni errate e affrettate? Ma nessun allarmismo, è l’Europa che vuole farci correre!

La vittima indifesa di questi colpi di testa? La scuola.

Il 6 agosto 2008 è stata varata la legge 133: la meglio conosciuta “riforma Gelmini” ha previsto la “riduzione degli indirizzi” – gli indirizzi delle scuole superiori – che, da 714 iniziali, con l’attuazione della riforma sono stati ridotti, diminuiti e ridimensionati a 20 indirizzi. La legge 107/2015 del 13 luglio 2015, meglio conosciuta come “Buona scuola”del governo Renzi ha introdotto (non solo) l’obbligo della nota (famigerata?) alternanza scuola lavoro, suscitando consensi e dissensi accesi su fronti opposti.

E ora il decreto della ministra Fedeli, del 7 agosto 2017. Il ministro dell’Istruzione, università e ricerca (Miur) Valeria Fedeli, infatti, ha appena firmato il piano di innovazione ordinamentale per sperimentare percorsi di 4 anni in licei e istituti tecnici.

Come sempre, le istituzioni fanno le leggi e i decreti, ma sono i dirigenti, i professori e gli studenti che la scuola (veramente) la vivono, che devono farci i conti. Abbiamo quindi intervistato tre professori della bergamasca – Mauro Messi, professore del Liceo Classico Paolo Sarpi; Luciano Mastrorocco, dirigente scolastico del Liceo Paolina Secco Suardo; Armando Persico, professore inserito nel 2017 nella classifica dei Top 50 Best Global Teacher Prize – per conoscere la loro opinione.

Sono contrario, essenzialmente per due motivi – ci spiega il prof. Messi – Uno didattico-pedagogico: sono convinto che l’anno che viene tolto non sia positivo per il ragazzo, non è certo tempo guadagnato per lo studente. Non sto parlando della difficoltà nello ‘stipare’ i programmi in 4 anni invece che in 5, didatticamente quello si può – anche se non vorrei – fare. Stiamo parlando di maturazione personale del ragazzo: quell’anno in più è fondamentale per raggiungere la completa maturazione del percorso scolastico, è un anno prezioso per maturare le competenze necessarie anche per presentarsi nel mondo del lavoro con un percorso di formazione perfettamente concluso. L’anno tra i 18 e 19 anni è un anno delicato per la crescita ed è importante poterlo vivere ancora all’interno del percorso scolastico per permettere così di raggiungere una completa maturità personale.”

Il secondo motivo è di carattere economico-politico – continua Mauro Messi – Non c’è lavoro, è inutile dire che togliere un anno serva ad introdurre subito i ragazzi nel mondo del lavoro, perché il lavoro non c’è ed è inutile illudere i ragazzi. Li mettiamo certo in grado di lavorare, ma quale lavoro? Un lavoro nel quale verranno sfruttati e saranno sottopagati. Anticipiamo solo il momento in cui li mettiamo in mano a persone con scarsa dignità che cercano braccia a basso costo. Se i ragazzi vogliono lavorare, possono lavorare lo stesso e non di certo grazie a quella bufala dell’alternanza scolastica: io ho avuto studenti che la mattina venivano a scuola e in pomeriggio lavoravano e con piena dignità hanno concluso la loro maturità classica.”

Livellarci all’Europa? – conclude il professore del Liceo Sarpi – E’ solo uno specchietto delle allodole, tanto è vero che l’alternanza scuola lavoro è già stata abolita in molti paesi europei perché hanno capito che è fallimentare. Ed è agli occhi di tutti il fatto che l’Europa riconosce la superiorità scolastica della scuola gentiliana o quel poco che ne rimane, tanto è vero che molti studenti stranieri vengono a studiare nelle scuole italiane e che i nostri studenti sono richiestissimi all’estero per l’eccellenza della loro preparazione. Chiedo alla scuola italiana e ai futuri insegnanti di muoversi con passi di piombo, di lasciare perdere la burocrazia e di concentrarsi sullo studente, come persona. Il lato positivo è che all’Italia per attuare una riforma servono tempi biblici, quindi non ci resta altro che aspettare.”

Sulla stessa lunghezza d’onda si trova il dirigente scolastico del Liceo Paolina Secco Suardo, Luciano Mastrorocco, che si definisce “perplesso” nei confronti della nuova riforma scolastica. 

“Dare una propria opinione è prematuro, bisogna ancora vedere con quale serietà verranno poi prodotti i criteri attuativi. Confesso anche di non aver dato un’attenta lettura del decreto, ma voglio dare comunque l’opinione di chi frequenta la scuola da più di 35 anni. Sono molto perplesso perché sono misure che appaiono poco organiche nel sistema e il sospetto in una manovra di risparmio è difficile non vederla (Il Sole 24 ore ha calcolato che l’andata a regime della riduzione di un anno di scuola farebbe risparmiare 1 miliardo e 380 milioni, 40mila cattedre in meno). Non si può fare una sperimentazione così senza nessun approccio ordinamentale.”

“Pare che da parte del governo – continua il dirigente Mastrorocco – ci sia un’altra spiegazione al decreto: introdurre prima i nostri ragazzi nel mondo del lavoro. Mi verrebbe da rispondere, ma quale mercato del lavoro? Abbiamo un tasso di disoccupazione allarmante! Da parte mia non c’è pregiudizio, ma grande perplessità, anche perché la scuola non è stata interpellata, come sempre, d’altro canto. Credo che il decreto sia partito male e che sia un’altra la strada da intraprendere, ammesso e non concesso che ci siano strade che vogliamo intraprendere. Non è importante il fatto che altri paesi hanno intrapreso questa strada, il punto è che questo decreto rischia di aumentare il problema di disuguaglianza che attanaglia il nostro paese. Se consideriamo la scuola lombarda è al top delle classifiche, pari a quella finlandese, ma la Scuola Italia è sotto la media europea. Temo che questo decreto rischi di aumentare il tasso di dispersione presente nella scuola italiana, danneggiandola ulteriormente.”

Opinione diversa  è quella del professor Armando Persico, inserito, nel 2017, nella classifica dei Top 50 Best Global Teacher Prize.

Ho girato molto per l’Europa e trovo che quella della ministra Fedeli sia un’iniziativa molto interessante. Permette ai ragazzi di accorciare i tempi di studio e pareggiare il momento dell’entrata nel mondo del lavoro rispetto ai loro colleghi oltralpe. Credo che agli studenti 4 anni siano sufficienti per conseguire il loro percorso di maturazione. Non vedo cattiva fede, forse perché per predisposizione personale sono tentato a non vedere il male, ma sono convinto che questa riforma sia un modo per responsabilizzare di più il ragazzo.”

“Dopo gli anni delle superiori – continua Persico – gli studenti possono concludere la loro maturazione in maniera personale o andando all’Università o frequentando percorsi professionali biennali che li avvicinano molto di più alle reali richieste delle aziende. Per me il sistema italiano ha delle proposte molto buone, la preziosità e la profondità con cui si studiano certe materie in Italia sono molto interessanti, serve solo motivare di più di ragazzi e responsabilizzarli di più.”

Che dire, come concludere da ex studentessa di studi liceali? “Festìna lente”

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