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Il cineforum, le smarmittate in Vespa e… noi studenti negli anni Settanta foto

Il Ferragosto nella città che si rilassa e allunga i ritmi fa riaffiorare ricordi e sensazioni che sembravano sopiti. Donella Gatti, copywriter estrosa e dalla penna assai piacevole, è stata al cortile della Caversazzi a vedere un film. Questo le ha ricordato i primi cineforum, gli anni Settanta a Bergamo, la vita da studenti...

Il Ferragosto nella città che si rilassa e allunga i ritmi fa riaffiorare ricordi e sensazioni che sembravano sopiti. Donella Gatti, copywriter estrosa e dalla penna assai piacevole, è stata al cortile della Caversazzi a vedere un film. E questo le ha ricordato i primi cineforum, gli anni Settanta a Bergamo, la vita da studenti…   

Bello, bellissimo film. Lascio la sala, meglio il cortile che siamo all’aperto, con il cuore pesante per il destino della protagonista (si sarà davvero uccisa o era una metafora, quel suo sparire nella nebbia, dell’infelicità opaca della vita che l’attende?).

La platea è gremita, è un mercoledì agostano e sembrano tutti al mare, almeno su fb, invece l’arena è quasi colma, riconosco diverse facce, un cenno di saluto, fa piacere vedere come si invecchia quietamente noi ex giovani frequentatori del Cineforum Lab80.

Lab80… che nome da anni ’70! Però se apprezzo il cinema lo devo tanto a loro, che trent’anni fa mettevano a disposizione le tessere studenti quasi gratis; e da studenti si avevano tante sere vuote allora, la città non era pullulante di locali e fiere ed eventi, o almeno io e la mia compagnia non li conoscevamo, si sciamava nelle paninoteche, che non ci sono quasi più – uh, il panino alla vodka! quattromila lire costava, una follia – oppure nelle birrerie di Città Alta e quelle ci sono ancora tutte…

Poi al ‘Pavesini’, sul tardi, chissà perché dava un brivido trasgressivo bere il cappuccio di notte in Autogrill, guardando i nastri sfavillanti dei fari sulla Milano-Venezia… d’estate ci si allungava fino al lago, a Sarnico a Lovere, l’odore di acqua marcia e i ventri pallidi dei pescetti morti che galleggiavano vicino ai canneti, o si saliva alla gelateria leffese, che la vaniglia buona come lì… oppure a Selvino, tutte quelle curve e quanto le prendevamo strette con le Vespe Primavera, ‘trattattattata’, frignavano…

Massì, le mete erano tutta una scusa per far chilometri e diffondere il rombo delle motorette smarmittate, ‘trattattatata’; avevo i capelli lunghi e, senza casco, s’ingarbugliavano come matasse di canapa, che tribolare sciogliere i nodi e che gioia i primi balsami per capelli con quell’odore finto di cocco…

Ma d’inverno faceva freddo, allora si è iniziato a frequentare il Lab80, l’auditorium con le sedie scomodissime, certe strisce rosse sulle chiappe!, film tedeschi dell’Est e dell’Ovest, francesi, giapponesi, americani pochi e mi lamentavo dell’assenza di cult movies come ora ce l’ho con Netflix per l’esiguità di film d’autore. Giapponesi, francesi, tedeschi dell’Ovest e dell’Est, una cosa non cambiava: erano tutti tristi. Una volta durante una proiezione, non ricordo quale ma ancora più triste del solito, ci è partita la sindrome di Franti, l’ ‘infame’ del libro Cuore. Abbiamo cominciato a ridere tanto che ci hanno buttato fuori, ‘questi giovani… non capiscono… il consumismo… tutto inutile’, faceva un freddo cane, abbiamo preso le motorette, destinazione Piazza Vecchia e via, ‘trattattatata’.

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