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Angelo Maj, quel cardinale con la passione per la cultura

Angelo Maj, vissuto tra il 1782 e il 1854, è stato un teologo, cardinale e, soprattutto, filologo italiano

È stato una delle figure nel panorama dell’Ottocento, nato in provincia di Bergamo, e che dà il nome ad una via di Bergamo. Angelo Maj, vissuto tra il 1782 e il 1854, è stato un teologo, cardinale e, soprattutto, filologo italiano.

Nasce a Schilpario il 7 marzo 1782 da Angelo e da Pietra di Antonio Mai dei Battistei, in una famiglia agiata e viene portato fin dalla tenera età sulla strada ecclesiastica, studiando prima a Clusone e poi a Bergamo.

Quando, nel 1797, arrivarono i francesi, i seminari furono chiusi e Maj torna a Schilpario. Dopo essersi spostato in molte città italiane, a Orvieto impara che, con l’uso di una spugna imbevuta di acido gallico, estratto dalle noci di galla polverizzate e inumidite, si poteva rendere visibile l’inchiostro sbiadito del testo abraso e riportare alla luce antiche e preziose testimonianze.

Il 16 dicembre 1810 si sposta a Milano, dove fu ammesso, per interessamento del conte Mellerio, tra gli scrittori della Biblioteca Ambrosiana per la classe delle lingue orientali, ufficialmente come dottore della Biblioteca, e rimane fino all’inizio dell’autunno 1819. È qui che Angelo Maj fa molti dei suoi ritrovamenti importanti, tra i quali l’orazione di Isocrate sulla Permutazione (1813), sei orazioni di Cicerone (1814), vari frammenti di Plauto e l’edizione di un codice di Terenzio del 9° secolo. Durante questo periodo entrò in contatto anche con i grandi filologi ed eruditi europei, grazie ai contatti con le famiglie aristocratiche.

Nel 1819 si sposta a Roma, dove dirige la Biblioteca Vaticana. Lì scopre, tra tanti, il De Republica di Cicerone (scoprì incipit del II e III libro e l’explicit del II). Per questa scoperta, Leopardi compose nel 1820 “Ad Angelo Maj quand’ebbe trovato i libri di Cicerone della Repubblica”.

Fra i vari riconoscimenti ufficiali, viene ammesso come socio di vari istituti e accademie, come l’Istituto di Francia, l’Accademia reale di Berlino, quelle di Monaco, Stoccolma, Vienna e di Amsterdam.

Muore l’8 settembre 1854 ad Albano Laziale, dove si era recato forse per sfuggire al colera che in quei giorni mieteva vittime a Roma, dopo aver girato per molte città italiane. I funerali furono sia a Bergamo, nella basilica di Santa Maria Maggiore, sia a Roma dove fu seppellito, alla presenza di Pio IX e di numerosi cardinali, in un superbo sarcofago, con epitaffio da lui stesso dettato.

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