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Una giornata al campo di Libera e a Gorlago a scoprire un’area sottratta alla mafia fotogallery

Per la prima volta a Bergamo, Libera ha creato un campo per ragazzi, della durata di una settimana, durante il quale si alterna il lavoro presso i beni confiscati alla criminalità organizzata ad alcuni incontri con esperti o parenti delle vittime della mafia.

Quando pensiamo alla mafia, di riflesso pensiamo al Sud. Quando quindi pensiamo a Libera, l’associazione che fa di tutto per combatterla, istintivamente pensiamo di nuovo al Sud. Ma, la mafia è presente e radicata anche al Nord e ormai è impossibile non ammetterlo, così Libera ha da fare anche al Nord. Anche a Bergamo e nella provincia.

Così, per la prima volta a Bergamo, Libera ha creato un campo per ragazzi, della durata di una settimana, durante il quale si alterna il lavoro presso i beni confiscati alla criminalità organizzata ad alcuni incontri con esperti o parenti delle vittime della mafia: più di trenta ragazzi da tutto il Nord Italia (particolarmente corposo il gruppo di Vicenza) hanno trascorso insieme una settimana, alloggiati all’oratorio di Boccaleone, sotto la guida dei volontari dell’associazione.

Per raccontare al meglio l’esperienza dei ragazzi mi sono unito a loro per una giornata. Ho raggiunto il gruppo verso le nove del mattino, mentre stavano finendo di fare colazione, e dopo
essermi presentato a Tarcisio Plebani, il coordinatore di tutto il campo, mi sono unito ai ragazzi che fanno da accompagnatori e organizzatori, per la maggior parte studenti di Giurisprudenza e Scienze Politiche, ma non solo.

In particolare mi sono stati di grande aiuto Marco e Olga, che si sono occupati di spiegarmi il funzionamento del campo e di raccontarmi le attività dei giorni precedenti, e che in generale sono stati disponibili a rispondere ad ogni mia domanda e a spiegare perfettamente il funzionamento sia del campo che dell’associazione, oltre ovviamente ad avermi presentato il resto dello staff.

Poco dopo il mio arrivo, a bordo dei mezzi a disposizione del gruppo abbiamo raggiunto l’oratorio di Gorlago, dove il sindaco ha raccontato la storia del terreno che avremmo visitato poco più tardi.

Si tratta di un immobile confiscato a una famiglia rom con affiliazioni mafiose, molto presente in tutto il Nord Italia, e accusata di speculazione edilizia. Dopo aver minacciato i partecipanti ad un’asta immobiliare infatti, i componenti di questa famiglia acquistavano il bene a basso prezzo, visto che l’asta non era andata a buon fine, e lo rivendevano poi a prezzo di mercato.

Una volta sequestrato, l’immobile, una villetta bifamiliare, era stato però incendiato, come spesso accade ai beni confiscati, probabilmente dai precedenti proprietari, ed era poi diventato un luogo di spaccio e degrado, motivo per cui il comune ha deciso di raderlo al suolo. Ecco quindi spiegato come mai a noi si presenta solamente un terreno incolto, su cui il comune vorrebbe costruire un centro autismo all’avanguardia, ma per il quale si stano ancora raccogliendo i fondi.

Finita la spiegazione più “teorica”, siamo passati ai fatti. Dopo che i ragazzi hanno preparato alcuni striscioni (mentre io sfruttavo il tempo libero per aggirarmi tra gli organizzatori e informarmi riguardo all’associazione e il campo), ci siamo diretti verso il terreno, appendendo due degli striscioni lungo il tragitto. Giunti sul posto abbiamo visto come quel poco che rimane sia coperto dalle erbacce e dai rovi (compreso qualche cespuglio di more particolarmente apprezzato da tutti i presenti), e dopo un secondo breve discorso del sindaco e uno di Rocco Artifoni, esponente storico della lotta alla mafia al Nord, in particolare nella nostra provincia, i ragazzi che avevano preparato gli striscioni rimasti li hanno appesi. Fatto questo, e scattata una bella foto di gruppo, siamo ripartiti verso i minivan e siamo tornati a Boccaleone.

Dopo il pranzo (preparato dai genitori di una ragazza dell’organizzazione, che si sono resi disponibili per tutta la settimana) e una partita a pallavolo (finita sotto il temporale), è giunto il momento del secondo appuntamento della giornata: l’incontro con il fratello e la sorella di Gaetano Giordano, ucciso dalla mafia a Gela per essersi rifiutato di pagare il pizzo, e con Davide Blanco, esponente della fondazione Cristina Mazzotti, rapita e uccisa da una banda affiliata alla criminalità organizzata.

Entrambi, dopo aver raccontato le storie delle persone a cui hanno dedicato i loro sforzi per una vita, ci hanno parlato del valore della libertà e del ruolo dello Stato, spiegando come, essendo in democrazia, lo Stato siamo noi, e che quindi parlare di uno Stato assente sia profondamente sbagliato.

Libera ragazzi goorlago

Un altro argomento fondamentale dell’incontro è stata la presenza della mafia al Nord, iniziata nel periodo del rapimento di Cristina Mazzotti, principalmente per sfruttare l’enorme crescita economica che stava coinvolgendo tutto il Paese, partendo proprio dal Nord.

A conclusione della giornata, o perlomeno della mia, ci è stato offerto uno spuntino, durante il quale ho avuto modo di parlare con la sorella di Gaetano Giordano. Mi sono separato dal gruppo poco prima della loro cena, anticipata per dare modo ai ragazzi provenienti da fuori Bergamo di visitare Città Alta, come prevedeva il programma per la serata.

A detta di tutti, ragazzi e organizzatori, è stata una settimana sfiancante, ma tutti erano molto soddisfatti, e si preparavano ad organizzare la “festa” conclusiva, di venerdì in piazza Giovanni XXIII, a Suisio, durante la quale la musica folk ha accompagnato un apericena aperto al pubblico (ad offerta libera), durante il quale si sono utilizzati i prodotti di Libera e sono state proiettate alcune immagini dei beni confiscati.

Non posso concludere senza ringraziare tutta l’organizzazione del campo, a partire da Tarcisio, la figura più rappresentativa, passando per gli organizzatori, che potrebbero essere considerati come gli “animatori” di un Cre, e in particolare Marco e Olga, che come ho già detto mi hanno guidato durante tutta la giornata e presentato il resto del gruppo.

Senza dimenticare infine i ragazzi ospiti, senza i quali nulla sarebbe stato possibile e che, come sottolineava Olga, fanno lo sforzo più grande, perché non solo lavorano gratis, ma pagano anche per l’alloggio, pagando di fatto per fare volontariato.

Un grande ringraziamento e sentiti complimenti dunque a tutti quanti, e in bocca al lupo.

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