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Valtesse, dopo aver ucciso il patrigno Vladislav chiede di rimanere in carcere fotogallery video

Davanti al Gip il 23enne ha confermato l'odio che nutriva nei confronti di Giuseppe Grillo, ma anche della madre

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Ha chiesto di non lasciare il carcere Vladislav Turcan, il 23enne che nel pomeriggio di lunedì 7 agosto in un appartamento al civico 23 di via Bonorandi nel quartiere Valtesse di Bergamo ha ucciso Giuseppe Grillo, il marito 40enne di sua madre, N.T., anch’essa gravemente ferita ma ora fuori pericolo.

omicidio valtesse

Il giovane, di origine moldava, ha avanzato al proprio difensore, l’avvocato Maurizio Gambetti, la richiesta di non proporre misure alternative a quella della permanenza nel penitenziario di via Gleno. E il giudice per le indagini preliminari, Marina Cavalleri, al termine dell’udienza di convalida del fermo di giovedì, ha confermato la detenzione.

Anche di fronte al Gip, Turcan ha confermato quanto aveva raccontato nel corso dell’interrogatorio con il pubblico ministero Emanuele Marchisio, ossia di aver sì preparato nella sua camera da letto il martello e il coltello che ha poi utilizzato per uccidere Grillo, ma solo per difendersi dallo stesso che due settimane prima lo avrebbe aggredito.

Ha spiegato che oltre al patrigno odiava la madre perché, secondo lui, non era abbastanza affettuosa nei suoi confronti. Non le aveva mai perdonato, inoltre, di essersi trasferita a Bergamo dalla Moldavia una quindicina di anni fa, allora clandestina. Qui ha incontrato Giuseppe Grillo, originario di Carvico, e i due si sono sposati. La coppia gestiva un negozio a Villa d’Adda specializzato in bioculture, terricci, vasi e luci grow room.

Nel frattempo Vladislav era stato da una zia, che secondo lui gli aveva dato quelle attenzioni che avrebbe voluto dalla madre. Arrivato nella nostra città, il giovane aveva frequentato per tre anni l’Istituto tecnico informatico, prima di essere bocciato. Madre e patrigno gli avevano allora detto chiaramente di trovarsi un lavoro e che non avrebbero più pagato l’iscrizione a scuola.

A Bergamo non si trovava bene, tanto che non aveva amici. Così come in casa, dove era in conflitto da tempo. Per un po’ aveva anche vissuto da solo in un monolocale in piazza Pontida. Tornato a Valtesse, le tensioni invece di stemperarsi erano aumentate.

Fino a lunedì. Intorno alle 11 la madre lo chiama, gli dice di alzarsi e di andare a portare fuori i cani. Lui rifiuta. Intorno alle 15 arriva il patrigno, che si siede al tavolo per consultare il tablet. Il 23enne esce dalla propria camera e lo colpisce alle spalle con un deciso colpo di martello in testa, che addirittura si rompe, prima di finirlo con nove fendenti con un coltello che aveva in tasca e un altro trovato in cucina: proprio a causa di una di queste ferite, Grillo muore dissanguato.

Poi si accanisce sulla madre, ferendola gravemente. Dopo l’intervento al Papa Giovanni la donna è ora fuori pericolo. Un vicino di casa lo ha visto sporco di sangue, mentre con il coltello si accaniva su di lei, e Vladislav avrebbe risposto: “Se lo meritano”.

Pesanti le accuse nei suoi confronti: il pm Machisio gli contesta l’omicidio con l’aggravante della premeditazione per l’uccisione del patrigno, oltre al tentato omicidio per l’accoltellamento della madre.

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