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Elena, da Boltiere a Londra: “Archeologa, adesso lavoro in finanza
Qui chi cerca trova” foto

Bergamaschi nel Regno Unito. Dagli scavi alle quotazioni in borsa, tocca a Elena Valtorta, 37enne da oltre dieci anni nella capitale. "Volevo fermarmi solo un anno, alla fine non sono più tornata indietro"

Nel giro di cinque anni è raddoppiata la fuga degli italiani all’estero, e nel 2016 la Gran Bretagna è diventata la prima meta per i più giovani. Un dato senz’altro curioso nell’anno del referendum Brexit. A dirlo è l‘Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire): gli espatri sono passati dai circa 60mila all’anno nel 2011 agli oltre 123mila del 2016 (+104%). Un dato record che rischia di essere persino sottostimato, considerato che si parla solo di espatri ufficiali. Di questi, ben 15mila sono persone comprese tra i 20 e i 40 anni che hanno deciso di trasferirsi oltremanica. 

Sorge dunque spontaneo chiedersi: perché proprio l’Inghilterra? Una volta assimilata la Brexit e i suoi effetti, il ‘boom’ si sgonfierà? Solo il tempo saprà dare una risposta, anche se le prime avvisaglie di un calo nel 2017 già non mancano.

Bergamonews ha nel frattempo deciso di andare a ‘scovare’ alcuni dei bergamaschi che sono volati nel Regno Unito (in particolare nella sua città simbolo, Londra) per farsi raccontare come se la passano: le loro storie, idee e preoccupazioni. Stando agli ultimi dati forniti dal Circolo di Londra – Bergamaschi nel mondo, sono oltre 5mila quelli attualmente in Gran Bretagna, 500 dei quali proprio nella città attraversata dal fiume Tamigi.

Dopo quella di Rossana Piazzini (leggi qui) la seconda esperienza che vi raccontiamo è quella di Elena Valtorta, 37 anni, di Boltiere, nella capitale da 11.

Una volta conseguita la laurea in lettere classiche a Bologna, all’età di 26 anni decide che è giunta l’ora di fare i bagagli e volare a Londra: “Volevo fermarmi un solo anno ma alla fine non sono più tornata indietro – commenta Elena -. Qui mi sono specializzata in archeologia egiziana, poi ho deciso di fare un master di un anno alla University College. Sono riuscita a ottenere uno stage di qualche mese al British Museum e dopo aver pazientato un po’ sono stata assunta come archeologa a tempo indeterminato al Museum of London”.

Elena Valtorta

Ma gli scavi di archeologia urbana sono soltanto il primo passo di una carriera ben più sfaccettata. E che forse nemmeno lei si aspettava: “Dopo il nuovo lavoro mi è stata data l’opportunità di fare un altro master, in Cultural Policy and Management”. È lì che la vita professionale di Elena prende un’altra direzione: “Dal 2010 ho così iniziato ad occuparmi di soluzioni per l’integrità delle imprese per KPMG“. Il campo è quello della prevenzione di rischi derivanti da frodi.

Nel 2014 il passaggio a HSBC, una delle organizzazioni di servizi bancari e finanziari più grandi a livello mondiale; e nel 2015 a Goldman Sachs (idem). Fresco di qualche settimana, invece, il contratto con FCA, authority di regolamentazione britannica dei mercati finanziari. Una sorta di “Consob d’oltre Manica”. “Nello specifico – spiega la professionista bergamasca – mi occupo di supervisionare quelle società che fanno transazioni complesse sul London Stock Exchange“, la borsa di Londra.

Elena si è laureata in Lettere: “Ragion per cui la carriera che ho intrapreso non c’entra granché con il mio titolo di studio, eppure mi è stata data subito un’opportunità. Non so come funziona dalle altre parti, ma a Londra le persone che mostrano spirito d’intraprendenza vengono spesso riconosciute e spronate a prendersi maggiori responsabilità. Inoltre, posso garantirvi che se cercate davvero un lavoro è molto difficile restare disoccupati a lungo“.

Certo, la vita, com’è normale che sia, riserva anche delle difficoltà: “Come il garantirsi un affitto – commenta Elena -. Non è per niente facile. Io vivo a Canary Wharf, e sono davvero altissimi”. C’è poi il discorso della sanità pubblica: “Meglio non parlarne… Con l’Italia non c’è proprio paragone”.

Davanti a una birra con amici e colleghi, il discorso Brexit non manca mai “Col senno di poi sono molti quelli che avrebbero preferito rimanere all’interno dell’Unione Europea. Certo, al momento non ci sono differenze percepibili – fa notare Elena – ma la sensazione diffusa è che quelli che hanno espresso un voto di pancia possano pentirsi in futuro. L’attesa è grande – conclude – ma io sono tranquilla… Il passaporto l’ho messo in tasca da tempo”.

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